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  • Mercoledì 11 marzo 2026

Cos’è successo nel dodicesimo giorno di guerra

È stato annunciato un enorme piano per usare le riserve di petrolio e tre navi civili sono state attaccate nello stretto di Hormuz

Una nave cargo e una militare degli Emirati Arabi Uniti e una nave cargo, nei pressi dello stretto di Hormuz, l'11 marzo
Una nave cargo e una militare degli Emirati Arabi Uniti e una nave cargo, nei pressi dello stretto di Hormuz, l'11 marzo 
(AP Photo/Altaf Qadri)
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Mercoledì, nel dodicesimo giorno di guerra, 32 paesi dell’Agenzia internazionale dell’Energia (AIE) hanno approvato il più grande piano di sempre per usare le riserve di petrolio di emergenza. L’obiettivo è risolvere o almeno attenuare i problemi causati dal blocco dei traffici marittimi nello stretto di Hormuz, che ha interrotto le esportazioni petrolifere dei paesi del golfo Persico. Il Post segue tutti gli aggiornamenti con questo liveblog.

Il piano prevede di rendere disponibili 400 milioni di barili di petrolio, ossia un terzo delle riserve dell’AIE. È una quantità senza precedenti, ma comunque un rimedio provvisorio e difficilmente ripetibile, come abbiamo spiegato in questo articolo. Intanto i paesi del Golfo stanno esplorando alternative via terra per continuare a esportare petrolio e gas naturale, ma quelle disponibili non hanno la stessa capacità delle navi e quindi non possono sostituirle.

– Leggi anche: Il più grande piano di sempre per usare le riserve di petrolio

Una grossa esplosione dovuta a un bombardamento israeliano sui quartieri meridionali di Beirut, l'11 marzo 2026

Una grossa esplosione dovuta a un bombardamento israeliano sui quartieri meridionali di Beirut, l’11 marzo 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)

Malgrado le rassicurazioni del presidente statunitense Donald Trump, lo stretto di Hormuz è sempre più pericoloso e la guerra si sta spostando in mare. Mercoledì sono state colpite tre navi civili in tre separati attacchi nello stretto, con ogni probabilità iraniani. Gli Stati Uniti hanno minacciato nuove ritorsioni contro la possibilità che l’Iran posizioni mine navali nello stretto: hanno fatto capire che potrebbero attaccare i porti iraniani del Golfo, sostenendo che il paese li usi per operazioni militari.

I bombardamenti israeliani su Beirut hanno colpito anche quartieri del centro della città, per la prima volta in questa guerra, e in serata sono ripresi intensamente sulle zone meridionali della capitale, dove è più radicato Hezbollah. Finora gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso almeno 630 persone e causato più di 750mila sfollati. Mercoledì l’Unione Europea ha annunciato che invierà aiuti umanitari per 100 milioni di euro.

– Leggi anche: La guerra dell’Iran si sta spostando sul mare

In serata Hezbollah ha fatto un consistente lancio di razzi verso il nord di Israele, contestuale a un nuovo attacco missilistico iraniano. L’Iran ha proseguito gli attacchi aerei anche contro i paesi del Golfo e, per la seconda volta dall’inizio della guerra, ha preso di mira il porto più grande dell’Oman. Nonostante gli attacchi continuino, la loro intensità sta calando e man mano che passa il tempo il paese lancia meno droni e meno missili.

Donald Trump, di spalle, parla con i giornalisti alla Casa Bianca, l'11 marzo

Donald Trump, di spalle, parla con i giornalisti alla Casa Bianca, l’11 marzo (EPA/WILL OLIVER)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede all’Iran di interrompere gli attacchi, con 13 voti a favore su 15. Si sono astenute Russia e Cina, i principali alleati internazionali dell’Iran. Le decisioni del Consiglio in teoria sono vincolanti, ma nella pratica possono non essere rispettate dai paesi coinvolti.

Mercoledì Trump ha fatto altre dichiarazioni contrastanti sulla durata che prevede per la guerra. Ha fatto capire di considerarla vinta dagli Stati Uniti, ma senza chiarire quanto andrà avanti. Ha detto sia «non abbiamo ancora finito», sia che finirà «presto» perché «non è praticamente rimasto più nulla da colpire» in Iran, sia «non vogliamo andarcene in anticipo, vero?». Ha dato anche numeri discordanti delle navi iraniane distrutte: l’ultimo è 58.

Infine, il Pentagono ha fornito una prima stima parziale di quanto stia costando la guerra agli Stati Uniti: almeno 11,3 miliardi di dollari (9,8 miliardi di euro) per i primi sei giorni. Il New York Times ha ottenuto alcune anticipazioni dell’indagine militare in corso sul bombardamento che all’inizio della guerra ha colpito la scuola di Minab, nell’Iran meridionale. Secondo le fonti del giornale, l’indagine attribuisce la responsabilità agli Stati Uniti, che l’avrebbero bombardata per errore, basandosi su una mappa satellitare non aggiornata.

– Leggi anche: Il codice indecifrabile in farsi trasmesso via radio