Come funziona il rientro degli italiani bloccati nei paesi del Golfo
Chi paga e quanto, chi ha la priorità sui voli della Farnesina, che alternative ci sono e quanta gente è ancora lì

Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, lo scorso 28 febbraio, sono tornati in Italia circa 25mila cittadini italiani che erano rimasti bloccati nei paesi del Golfo. Molti lo hanno fatto con i voli commerciali operati dalle compagnie aeree, che da pochi giorni hanno annunciato una graduale ripresa delle attività, altri invece sono tornati sui voli charter facilitati dalla Farnesina, il ministero degli Esteri.
La Farnesina, come i ministeri degli Esteri di altri paesi europei, ha lavorato con le compagnie aeree sia per attivare e facilitare alcuni voli charter per riportare a casa gli italiani rimasti bloccati, sia per calmierare i prezzi dei biglietti dei voli commerciali disponibili. I voli charter sono voli che non erano già programmati dalle compagnie aeree, ma che sono stati organizzati su richiesta per riportare a casa i cittadini stranieri bloccati nel Golfo o in altri luoghi, come le Maldive, e che avrebbero dovuto fare scalo nel Golfo.
Come specifica la Farnesina, questi voli non sono gratuiti. Quella in corso nei paesi del Golfo è una situazione di emergenza per cui è previsto che vengano attivate operazioni di assistenza consolare, ma non è stata disposta un’evacuazione come nell’agosto del 2021 in Afghanistan, dopo il ritiro degli Stati Uniti, che era stata appunto fatta con aerei militari. Semplificando molto, nessuno paga niente quando c’è un’evacuazione, mentre in casi come questo ai passeggeri viene chiesto generalmente un contributo per il costo del biglietto. Per esempio, per i voli per l’Italia organizzati dall’ambasciata italiana in Oman ciascuno ha dovuto pagare 600 euro.
Dal momento che lo spazio aereo negli Emirati Arabi Uniti era stato temporaneamente chiuso dopo i primi attacchi iraniani, inizialmente la Farnesina aveva coordinato dei trasferimenti via terra, con autobus organizzati dall’ambasciata italiana ad Abu Dhabi e dal consolato generale italiano a Dubai, verso Muscat, in Oman. Sono servizi privati di compagnie locali, a cui si può accedere comprando un biglietto. Dal 2 marzo, fa sapere la Farnesina, dall’Oman sono partiti 10 voli charter con cui sono tornati in Italia 1.330 italiani. Altri voli sono partiti da altri aeroporti, per esempio quello con i circa 200 studenti che erano rimasti bloccati a Dubai è partito da Abu Dhabi, e ce ne sono poi stati altri da Riyad, in Arabia Saudita, dove fino a pochi giorni fa venivano indirizzate le persone bloccate in Qatar.

Una ragazza all’aeroporto internazionale di Dubai, 5 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
Nella pratica funziona così, in grande sintesi. Chi si è registrato sui siti “Viaggiare Sicuri” o su “Dove siamo nel mondo”, entrambi del ministero, riceve dall’ambasciata italiana nel paese in cui si trova informazioni sui trasferimenti in autobus disponibili verso l’aeroporto operativo più vicino. Per esempio, fino allo scorso fine settimana chi era rimasto bloccato a Doha, la capitale del Qatar, poteva acquistare un biglietto di uno di questi autobus proposti dalla Farnesina e arrivare dopo otto ore di viaggio all’aeroporto internazionale di Riyad, distante poco meno di seicento chilometri.
Non tutti però si sono fidati a prendere questi autobus, sia per la lunghezza del viaggio sia perché temevano che una volta arrivati in aeroporto i voli venissero cancellati all’ultimo minuto: è successo in vari casi raccontati dalle persone sui social, per via dello sviluppo imprevedibile degli eventi legati alla guerra.
Se ci sono voli charter facilitati dalla Farnesina, alle persone contattate che vorrebbero prenderne uno viene chiesto di compilare un modulo online in cui devono dare alle ambasciate italiane una serie di informazioni: i dati personali, il numero di passaporto, i dati sul volo cancellato in precedenza con il relativo biglietto, e la propria destinazione. A quel punto le persone vengono messe in una lista gestita dalle ambasciate, che organizzano l’ordine di partenza: fino a pochi giorni fa la precedenza veniva data alle persone fragili, come anziani, malati e bambini, ma ora che le richieste sono diminuite non c’è più questo criterio.
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Secondo la Farnesina, comunque, molti cittadini italiani sono rientrati in Italia, e continuano a rientrare, con voli commerciali organizzati in modo autonomo dalle compagnie aeree, dopo giorni di blocchi totali dovuti alla chiusura dello spazio aereo. L’organizzazione varia in base alle compagnie, e ovviamente agli aeroporti in cui è possibile operare: Emirates per esempio ha dato istruzioni precise ai suoi passeggeri su come gestire i voli già prenotati tra il 28 febbraio e il 31 marzo, mentre Qatar Airways per ora sta rimpatriando i passeggeri con alcuni voli verso città europee, tra cui Roma e Milano, ma ha specificato che non c’è ancora una conferma della ripresa dei voli commerciali di linea.
È difficile ricostruire quante persone abbiano potuto riprogrammare il volo senza costi aggiuntivi dopo che il primo volo che avevano prenotato era stato cancellato a causa della guerra, e quante invece hanno dovuto comprare un biglietto nuovo, a proprie spese (le soluzioni sono varie). La situazione è comunque ancora molto caotica: le testimonianze raccolte dai giornali nei giorni scorsi e quelle circolate sui social hanno raccontato casi molto diversi in base al paese e ovviamente agli attacchi in corso, che hanno costretto le compagnie a cancellare o ritardare i pochi voli programmati. Molti hanno parlato di costi elevati e di trasferimenti lunghi e complessi – cosa d’altronde un po’ inevitabile in circostanze come queste.
Per aiutare i cittadini italiani a capire come muoversi, la Farnesina ha istituito fin dal primo giorno di guerra una “task force” dell’unità di crisi, cioè un gruppo di lavoro composto da duecento funzionari che lavorano sette giorni su sette, tutto il giorno. Negli ultimi dodici giorni 90mila italiani hanno segnalato alla Farnesina la loro presenza in Medio Oriente, ma non tutti sono turisti o comunque di passaggio perché migliaia sono iscritti all’AIRE, l’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero.

L’infografica dell’unità di crisi della Farnesina con l’aggiornamento al 9 marzo 2026
In circa 18mila hanno contattato la task force per chiedere assistenza per tornare in Italia, ma anche informazioni sulla situazione del paese in cui erano e le indicazioni da seguire per questioni di sicurezza. Queste informazioni vengono aggiornate anche sulle pagine relative a ogni paese sul sito Viaggiare Sicuri (chi è registrato le riceve appunto anche per mail o per messaggio).
Domenica il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunque detto che le richieste di aiuto stanno diminuendo. Stando a dati della Farnesina aggiornati a lunedì mattina, nei paesi arabi del Golfo colpiti in questi giorni dai missili e dai droni dell’Iran ci sono ancora circa 5.200 turisti italiani.
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