La disputa per togliere “mafia” dal nome di una catena di ristoranti spagnola

Da anni le istituzioni italiane ed europee contestano l’uso della parola in questo contesto: hanno ottenuto una piccola vittoria

La vetrina di un ristorante
La vetrina di un ristorante della catena “La Mafia se sienta a la mesa” a Madrid, in Spagna (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)
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L’ufficio spagnolo brevetti e marchi ha stabilito che il nome di una grande catena di ristoranti spagnola, “La Mafia se sienta a la mesa” (“La mafia si siede a tavola”), è «contrario all’ordine pubblico e al buon costume». È lo sviluppo più recente di una disputa legale promossa dall’ambasciata italiana in Spagna e che va avanti da anni tra il franchising La Mafia da una parte e le istituzioni italiane ed europee dall’altra. L’ufficio spagnolo ha in pratica ribadito le motivazioni di una sentenza emessa nel 2018 dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che aveva respinto la richiesta dell’azienda di registrare il nome come marchio.

La posizione dell’ambasciata italiana e dell’Unione è che l’uso del nome “mafia” in associazione a esperienze piacevoli come la cucina e il tempo libero sia offensivo, perché richiama un’organizzazione criminale reale, non un fenomeno letterario e del passato. La registrazione del marchio nell’Unione Europea sarebbe inoltre in contrasto con i valori dell’Unione, perché offenderebbe le vittime della mafia e le loro famiglie. La posizione del gruppo è che la parola “mafia” nel nome del ristorante non implichi alcuna promozione di un’organizzazione criminale, né è percepita come tale dai clienti.

L’azienda, che ha sede a Saragozza e 114 ristoranti sparsi in tutto il paese, ha un mese di tempo per presentare ricorso contro la decisione dell’ufficio brevetti e marchi. Ma secondo il quotidiano spagnolo Expansión starebbe anche valutando di cambiare nome, per non rischiare di compromettere la propria immagine tirando troppo per le lunghe una controversia in cui alla parola “mafia” è attribuita soltanto una connotazione negativa.

“La Mafia se sienta a la mesa” è solo uno tra i tanti ristoranti e prodotti in Europa e nel mondo con nomi che si ispirano alla mafia, ma è la catena più grande. Fu fondata nei primi anni Duemila, ha circa 2.200 dipendenti e nel 2025 ha avuto un fatturato di 132 milioni di euro, in aumento del 12,3 per cento rispetto all’anno precedente.

La disputa tra il gruppo La Mafia e le istituzioni europee era cominciata nel 2015, quando l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (Euipo) aveva avviato su iniziativa italiana un procedimento di invalidazione del marchio. Nel ricorso l’azienda si era difesa invocando il diritto alla libertà di espressione e sostenendo che il marchio traeva spunto da un libro di cucina intitolato appunto La mafia se sienta a la mesa. Non aveva l’obiettivo di essere offensivo né di alludere all’organizzazione criminale, ma a opere artistiche, letterarie e cinematografiche, come i film della saga Il padrino.

Due anni dopo, il tribunale della Corte di Giustizia aveva respinto il ricorso dell’azienda, sostenendo che l’uso della parola “mafia” in quel contesto veicolasse un’immagine positiva di un’organizzazione criminale.

Expansión ha scritto che, oltre ad avere ottenuto la dichiarazione di nullità del marchio dall’ufficio spagnolo brevetti e marchi, lo studio legale che ha assistito l’Italia nella disputa, Fieldfisher, si è rivolto al tribunale di commercio di Barcellona per impedire al gruppo La Mafia di continuare a utilizzare il marchio. Il procedimento è in fase preliminare, ma «una sentenza potrebbe essere emessa entro un anno e, se favorevole, costringerebbe l’azienda a cessare l’uso del marchio», ha detto Josep Carbonell, dipendente dello studio legale.