L’indagine su un operatore della Croce Rossa di Forlì per cinque morti sospette

Erano tutte persone anziane con malattie croniche, morte durante o dopo un trasporto non urgente in ambulanza

L'interno di un'ambulanza (Calamosca/LaPresse)
L'interno di un'ambulanza (Calamosca/LaPresse)
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Un operatore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, in Emilia-Romagna, è indagato dalla procura di Forlì per un suo presunto coinvolgimento nella morte di cinque persone anziane. La morte sarebbe avvenuta in alcuni casi mentre i pazienti venivano trasferiti in ambulanza, in altri dopo il trasferimento ma a seguito di gravi malori in ambulanza: in tutti i casi sul mezzo era presente lo stesso operatore, ora indagato. L’ipotesi di reato è di «omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e commesso col mezzo di sostanze venefiche [cioè tossiche, ndr] o altro mezzo insidioso», come possono essere per esempio le iniezioni di aria con una siringa per causare un’embolia. L’omicidio volontario continuato, secondo il codice penale, si configura quando un soggetto commette più omicidi (o un omicidio e altri reati) in tempi diversi ma accomunati dal «medesimo disegno criminoso».

Le indagini sono ancora in corso e non ci sono per ora notizie ufficiali da parte della procura sulla vicenda: tutte le notizie e le dichiarazioni, anche dei diretti interessati, vanno dunque prese con cautela.

Le morti sospette di cinque anziani, tutti con patologie croniche, sono avvenute tra il febbraio e il novembre del 2025 durante o subito dopo alcune operazioni di trasporto «secondario», cioè trasferimenti organizzati in ambulanza per esigenze cliniche non di emergenza (visite, esami o controlli sanitari). Durante questi servizi ci sono solitamente due operatori sull’ambulanza: uno alla guida e l’altro con la persona trasportata, che si possono anche alternare nelle due mansioni. Di solito sono viaggi brevi.

La famiglia di una delle persone anziane per cui si ipotizza un decesso sospetto ha fatto sapere tramite il suo avvocato di non aver presentato alcuna denuncia o esposto: «Solo che il corpo del parente [una donna di 85 anni, ndr] non veniva restituito e quindi hanno scoperto che era stata disposta un’autopsia». L’avvocato ha anche detto che tutti gli anziani coinvolti «erano pazienti afflitti da malattie croniche, ma con una speranza di vita ancora diciamo longeva, non in lotta tra la vita e la morte», e ha spiegato che nel caso che lui segue «l’anziana stava andando dalla RSA alla fisioterapia ma ha avuto un arresto cardiocircolatorio in ambulanza».

In un caso, scrive il Corriere Romagna che per primo ha dato la notizia, è stata in effetti eseguita l’autopsia per identificare eventuali «interventi esterni» nella causa di morte.

Su come si sia arrivati a individuare l’operatore indagato, che non è un volontario ma un dipendente del comitato della Croce Rossa Forlimpopoli-Bertinoro, non ci sono molte notizie. Le indagini sono comunque iniziate mesi fa: alcuni giornali parlano in modo generico di «alcune segnalazioni» arrivate ai carabinieri, mentre il giornale locale ForlìToday precisa che sarebbero «partite da voci, voci che correvano all’interno della stessa Croce Rossa» e che sarebbero state raccolte dai carabinieri. Il Corriere Romagna scrive poi che per cercare di cogliere in flagranza di reato il presunto responsabile, erano state installate delle telecamere all’interno dell’ambulanza.

L’operatore della Croce Rossa coinvolto, che ha 27 anni e vive in provincia di Forlì, non è attualmente in servizio. Quando a fine novembre del 2025 gli è stata notificata l’indagine si è messo in congedo. Dopodiché è arrivata la sospensione in via cautelare da parte della stessa Croce Rossa.

L’uomo ha dato la sua versione in un’intervista pubblicata su Repubblica: ha detto di essere innocente, di aver collaborato fin da subito con la procura e di essere in attesa che lo chiamino per essere ascoltato e chiarire la sua estraneità ai fatti. Ha poi spiegato che «quando le persone sono state male è intervenuta l’auto medica, come previsto dai protocolli». Ha aggiunto che due pazienti sono morti in ambulanza e tre successivamente, «uno anche a distanza di dieci giorni dal trasporto». Ha precisato che si trattava di «malati terminali», che tutti i trasferimenti che ha fatto «erano da un ospedale all’altro» e che «nessuno proveniva da una RSA o dal suo domicilio», come hanno scritto alcuni giornali.

La sua avvocata ha aggiunto che l’uomo «in alcuni trasferimenti ha guidato l’ambulanza, in altri si trovava a bordo del mezzo con i pazienti». Ha poi spiegato che in tutti i casi contestati sono stati «seguiti i protocolli» e che è «in grado di dimostrarlo. Impugneremo con la Croce Rossa la sospensione dal lavoro». Nel frattempo la Croce Rossa si è detta disponibile a collaborare e ha precisato che, sospensione a parte, fin dai primi giorni successivi all’inizio delle verifiche l’uomo non era in servizio.