Antonio Tajani dice che l’Iran «ha provocato» l’attacco di Israele e Stati Uniti

È la prima presa di posizione del governo italiano, finora piuttosto silenzioso, ed è molto critica verso l'Iran

Tajani durante una conferenza stampa sulla situazione in Iran e in Medio Oriente al ministero degli Esteri (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Tajani durante una conferenza stampa sulla situazione in Iran e in Medio Oriente al ministero degli Esteri (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Finora i membri del governo italiano, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno perlopiù evitato di commentare nel merito l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Sabato la presidenza del Consiglio si è limitata a far uscire due note in cui Israele e Stati Uniti non venivano nemmeno nominati, e in cui si diceva genericamente che Meloni stava seguendo «gli sviluppi in Medio Oriente» e tenendo sotto controllo la sicurezza degli italiani nella zona.

Il primo a esporsi in modo compiuto è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani (d’altra parte il tema è di sua competenza), che ha parlato in modo molto critico dell’Iran e ha detto che ha provocato l’attacco di Israele e Stati Uniti: «Noi diciamo innanzitutto che è inaccettabile che l’Iran costruisse la bomba atomica e che incrementasse il numero di missili. Come ha detto e ripetuto il presidente del Consiglio più volte, noi eravamo favorevoli alla scelta della diplomazia, però l’Iran non poteva avere la bomba. Certamente l’irrigidimento iraniano ha provocato questa reazione, perché Israele e gli Stati Uniti intravedevano un pericolo per la loro sicurezza».

Fino allo scorso giovedì l’Iran stava negoziando con Israele e Stati Uniti proprio su questo, per evitare un attacco militare: Israele e Stati Uniti chiedevano che l’Iran riducesse di molto il suo programma nucleare, in un modo che non consentisse di arrivare a costruire una bomba atomica, ma anche il suo programma missilistico (le due cose a cui faceva riferimento Tajani). Infine chiedevano che l’Iran smettesse di sostenere gruppi armati come Hamas nella Striscia di Gaza o Hezbollah in Libano, che sono nemici di Israele.

Nonostante i colloqui in corso, però, Stati Uniti e Israele hanno attaccato. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, come quella di Associated Press, Trump si sarebbe fatto convincere dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu perché spazientito dal rifiuto degli emissari iraniani di accettare le condizioni statunitensi.

Tajani non ha parlato esplicitamente della legittimità e legalità dell’attacco di Stati Uniti e Israele, che hanno bombardato «preventivamente» l’Iran e ucciso i principali leader del paese. Ma nel modo in cui critica l’Iran sembra sostanzialmente giustificare l’azione militare. Hanno espresso una posizione critica verso l’Iran anche i leader di Francia, Germania e Regno Unito, ma in modo un po’ meno sbilanciato, mentre il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha criticato l’azione militare unilaterale di Israele e Stati Uniti.

Tra i membri del governo italiano ha parlato della situazione anche Matteo Salvini, con un tentativo di equilibrio uscito un po’ maldestro: «Fatto salvo che noi preferiamo sempre la via diplomatica, però se un regime sanguinario islamico prepara la bomba atomica e vuole cancellare i Paesi occidentali dalla faccia della Terra, chi è intervenuto ha fatto bene». La linea è quella di Tajani.