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  • Domenica 1 marzo 2026

Il lavoro delle intelligence per trovare e uccidere Khamenei

Israeliani e americani hanno incrociato le informazioni, sfruttato la poca prudenza dei leader iraniani e poi hanno attaccato

di Daniele Raineri

Ali Khamenei (Office of the Iranian Supreme Leader via AP, File)
Ali Khamenei (Office of the Iranian Supreme Leader via AP, File)
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La Cia ha trovato la posizione della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, poco prima del bombardamento su Teheran che lo ha ucciso sabato mattina. Ha anche scoperto che ci sarebbe stata una riunione dei vertici del regime e che Khamenei sarebbe stato presente. A quel punto ha passato l’informazione all’intelligence israeliana, scrive il New York Times in una ricostruzione pubblicata ventiquattr’ore dopo l’attacco aereo. 

L’intelligence israeliana non conosceva la posizione di Khamenei ma aveva altre informazioni sulla stessa riunione, anzi, sulle tre riunioni in programma: sarebbero stati presenti il capo dei Guardiani della rivoluzione, il generale Mohamed Pakpour; il ministro della Difesa, Aziz Nasirzadeh; il capo di stato maggiore, Abdolrahim Mousavi; il consigliere di Khamenei Ali Shamkani; e altri ancora. Il bombardamento che è arrivato poco dopo è nato dalle informazioni combinate delle due intelligence. Israele e Stati Uniti hanno visto la possibilità di uccidere assieme un grande numero di funzionari di alto livello e la Guida Suprema. 

Quando si dice che gli Stati Uniti «hanno trovato» Khamenei si rischia di dare un’impressione inesatta. Gli Stati Uniti e Israele sorvegliano di continuo gli spostamenti dei leader del regime iraniano almeno a partire dalla cosiddetta guerra dei dodici giorni nel giugno 2025: come e dove si spostano, chi incontrano, dove si nascondono. In quell’occasione il presidente americano Donald Trump scrisse: «Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto Leader Supremo. È un bersaglio facile, ma lì è al sicuro – Non lo elimineremo (uccideremo!), almeno per ora».

Inoltre Trump in quegli stessi giorni di guerra mise il veto all’uccisione di Khamenei da parte di Israele. Questo significa che anche gli alleati israeliani conoscevano la posizione della Guida Suprema. 

– Leggi anche: E ora che succede in Iran?

Queste informazioni, come la posizione di Khamenei, arrivano da molti mesi in diverse gradazioni di certezza. Domenica era classificata «high-fidelity» e vuol dire che era così accurata da far partire un’operazione militare. Considerati i risultati, si può dire che le informazioni fossero solide. Khamenei era nel sotterraneo sotto un edificio e gli altri partecipanti alle riunioni erano in un altro sotterraneo, sotto un edificio contiguo, nello stesso complesso al centro della capitale Teheran.

La conferma ufficiale della morte è arrivata dodici ore dopo, quando i servizi segreti israeliani sono entrati in possesso di una foto che mostrava il corpo di Khamenei estratto dalle macerie. Non si sa se la foto sia stata intercettata (è l’ipotesi più probabile) o addirittura scattata da un agente sul posto. 

È possibile che le informazioni arrivino grazie a un misto di intercettazioni elettroniche di comunicazioni e di fonti umane, quindi iraniani che parlano con i servizi segreti di Stati Uniti e Israele. Il risultato: è come se il regime iraniano e i suoi alleati, Hezbollah in Libano e altri, fossero trasparenti agli occhi delle intelligence nemiche. Gli israeliani sostengono di avere ucciso quaranta funzionari iraniani di alto livello nelle prime ore di attacchi aerei contro l’Iran. 

In Iran esiste una rete estesa di agenti dei servizi segreti israeliani, che nella stragrande maggioranza dei casi sono iraniani reclutati sul posto. Ci sono numerose occasioni di trovare volontari fra le minoranze scontente, come i curdi e gli arabi con passaporto iraniano, o tra chi vuole lottare contro il regime oppure, semplicemente, lo fa per soldi. 

A luglio del 2024 i servizi segreti israeliani uccisero Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, con una bomba nascosta dentro la sua stanza, nella palazzina di lusso che i servizi di sicurezza iraniani gli avevano messo a disposizione a Teheran. A settembre 2024 gli aerei israeliani uccisero Hassan Nasrallah, capo del gruppo armato Hezbollah in Libano, con un’operazione che è una copia esatta di quella contro Khamenei: un bombardamento durante una riunione strategica dentro un bunker sotterraneo sotto a un edificio a Dahie, il quartiere controllato da Hezbollah nella capitale Beirut. Sono soltanto due esempi. 

Nella storia dello spionaggio ci sono state tutto sommato informazioni più difficili da scoprire della posizione di Khamenei. Era nel suo compound di Teheran durante una riunione del sabato mattina – che in un paese islamico è come se fosse lunedì – alle nove e quaranta. Nel compound ci sono tre bunker scavati in profondità, ma le riunioni non erano in programma lì, erano in sale sotterranee meno difese.

Da tempo la Guida Suprema, che aveva 86 anni, aveva accettato l’idea di morire «da martire», ucciso dai suoi nemici. Khamenei e i suoi erano anche convinti che di giorno sarebbero stati più al sicuro che di notte, perché i precedenti attacchi israeliani erano sempre arrivati con il buio.