E ora che succede in Iran?
Chi prenderà il potere e come dovrebbe funzionare la successione alla Guida Suprema Ali Khamenei, tra enormi incertezze

Ora che Ali Khamenei è morto, l’Iran dovrà nominare una nuova Guida Suprema, ossia un nuovo capo politico, religioso e militare dagli enormi poteri. La Repubblica Islamica ne ha avuti solo due: Ruhollah Khomeini, leader della rivoluzione del 1979, e il suo successore Khamenei, che ricopriva il ruolo dal 1989 e ha governato l’Iran senza interruzione per 36 anni. La fase della successione apre un vuoto di potere potenzialmente pericoloso per il regime, che però da anni si prepara a questa eventualità: Khamenei aveva 86 anni e pianificava da tempo la transizione del potere nel caso fosse stato ucciso.
Nell’immediato il regime verrà comandato da un consiglio di tre persone: il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, un riformista che dopo le grandi proteste degli ultimi mesi è stato poco centrale nella politica iraniana; il capo del sistema giudiziario Gholam Hossein Mohseni Eje’i, considerato un conservatore della corrente più dura e radicale del regime; e il giurista Alireza Arafi del Consiglio dei guardiani, l’organo che supervisiona i processi legislativi ed elettorali del paese.
Poi la nuova Guida Suprema dovrebbe essere eletta da un organo chiamato Assemblea degli esperti, composto da 88 religiosi. Non si conoscono le tempistiche della procedura. Nel frattempo bisognerà valutare la tenuta del regime: sia il presidente statunitense Donald Trump sia il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno detto chiaramente che l’obiettivo dell’operazione militare è rovesciare il regime, e stanno esortando la popolazione iraniana a protestare.
In Iran c’è un sistema di governo particolare, congegnato in modo che il potere del capo dei religiosi musulmani sciiti sia superiore a quello dei politici. La carica di Guida Suprema è a vita e ha enormi poteri, accumulati e aumentati nel corso degli anni. Khamenei di fatto controllava ogni singolo aspetto della vita pubblica iraniana. Era a capo del Consiglio dei guardiani, che può mettere il veto alle leggi approvate dal parlamento e decidere chi può candidarsi alle elezioni. Sceglieva i comandanti delle forze armate, il direttore dei media di stato e il capo dei giudici. I Guardiani della rivoluzione, conosciuti anche come pasdaran, cioè il corpo militare meglio indottrinato e con più risorse dell’Iran, hanno come prima funzione quella di difendere la Guida Suprema.

Ali Khamenei il 5 luglio 2024 (AP Photo/Vahid Salemi)
Negli ultimi mesi – e soprattutto dopo l’ultima grande ondata di proteste di gennaio, repressa dal regime con enorme violenza e brutalità – sono molto aumentati i poteri di Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Khamenei gli aveva di fatto affidato la gestione della crisi e dello Stato, e Larijani ha accumulato più potere e influenza anche del presidente Pezeshkian. Dopo gli attacchi statunitensi e israeliani è stato Larijani a fare le dichiarazioni più bellicose, ed è lui che ha annunciato che domenica verrà nominato un nuovo Consiglio supremo.
Larijani è al momento l’“uomo forte” in Iran, ma non potrà essere il successore di Khamenei come Guida Suprema, perché non fa parte del clero sciita.

Ali Larijani durante un incontro in Oman il 10 febbraio 2026 (Erfan Kouchari/Iran’s Supreme National Security Council Office via AP)
L’Assemblea di esperti che elegge la nuova Guida Suprema è un organo composto da religiosi sciiti che viene eletto ogni otto anni (l’ultima volta a marzo del 2024). Come in ogni elezione iraniana, è però il Consiglio dei guardiani, presieduto e indirizzato dalla Guida Suprema, a decidere chi può candidarsi e chi no. Nel 2024 per esempio il Consiglio dei guardiani ha impedito di candidarsi all’Assemblea all’ex presidente Hassan Rouhani, relativamente moderato. Gli 88 membri sono stati insomma ben selezionati, e Khamenei ha dato consistenti indicazioni sulla sua successione.
L’ex presidente ultraconservatore Ibrahim Raisi, morto in un incidente d’elicottero nel 2024, era considerato fino ad allora il principale candidato a succedere a Khamenei. Ora le indicazioni sono meno chiare. Secondo fonti iraniane citate dal New York Times Khamenei aveva intensificato riflessioni, colloqui e interviste per la sua successione dopo gli attacchi israeliani e statunitensi dello scorso giugno. Aveva anche definito una gerarchia di quattro sostituiti per ogni ruolo centrale del regime.
Il gruppo ristretto di possibili candidati al ruolo di Guida Suprema comprendeva il capo del settore giudiziario Mohseni Eje’i, che sarà anche nel consiglio che governerà ad interim; il nipote della prima Guida Suprema Khomeini, Hassan Khomeini, appartenente alla corrente dei moderati (per quanto questa definizione sia spesso fuorviante in Iran); il capo di gabinetto di Khamenei e suo uomo di grande fiducia Ali Asghar Hejazi, che però è stato ucciso sabato negli attacchi.

Da sinistra il presidente Masoud Pezeshkian, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Qalibaf, Ali Khamenei e il capo del sistema giudiziario Gholam Hossein Mohseni-Eje’i, il 4 ottobre 2024 (Office of the Iranian Supreme Leader via AP)
In varie occasioni è stato indicato come possibile successore anche il figlio di Khamenei, Mojtaba Khamenei, già molto potente e influente, ma in molti (compreso il padre) ritenevano che una trasmissione dinastica della carica l’avrebbe svilita e sarebbe stata poco coerente con i valori della rivoluzione islamica.
Il regime probabilmente proverà a trasferire i poteri a una nuova Guida Suprema in tempi piuttosto brevi, in modo da limitare il parziale vuoto di potere ed evitare che nuove manifestazioni e sollevazioni popolari mettano in discussione la sopravvivenza del regime.
Non è chiaro se al momento l’amministrazione statunitense di Trump abbia un piano più elaborato per favorire il cambio di regime, che vada oltre i bombardamenti e gli attacchi. Israele ha invece chiarito di voler procedere all’eliminazione di tutta la classe dirigente iraniana, con attacchi mirati come quelli di sabato. Secondo Reuters la CIA, la principale agenzia di intelligence statunitense per l’estero, ritiene che l’ipotesi più probabile sia la sostituzione di Khamenei con un esponente della “linea dura” dei Guardiani della rivoluzione.



