Il Festival di Sanremo ha un problema con i marchi
Dopo diverse multe dell'Agcom la Rai è molto rigida nell'oscurare i brand, con risultati paradossali e comunque poco efficaci

L’edizione del Festival di Sanremo in corso, arrivata al quarto giorno, è ampiamente descritta come più povera e noiosa del normale sia per la parte musicale sia per quella televisiva. Non che abitualmente ci sia una particolare ricchezza, ma rispetto ad altri anni sono state meno anche le polemiche e le discussioni che di solito accompagnano i giorni del Festival. C’è però una questione che è diventata evidente e sta in un certo senso distinguendo l’edizione di quest’anno: la Rai, che organizza e trasmette il Festival, ha sempre più problemi a gestire la presenza dei marchi.
Come sempre al Festival di Sanremo sono previste, oltre alle normali pubblicità, anche varie forme di sponsorizzazioni ufficiali, in cui aziende come Tim ed Eni vengono promosse dal palco dal conduttore Carlo Conti. Ma fuori dai quei contratti ogni anno a Sanremo c’è ovviamente una massiccia presenza di brand che cercano di sfruttare il Festival per promuoversi in moltissimi modi diversi, spesso coinvolgendo i cantanti stessi.
La Rai è molto rigida nel cercare di impedire che sul palco di Sanremo siano riconoscibili dei marchi, per esempio degli abiti. L’anno scorso al cantante Tony Effe fu impedito di indossare una collana di Tiffany, perché l’Agcom negli anni precedenti aveva multato la Rai sia per 175mila euro quando Chiara Ferragni creò un profilo Instagram per Amadeus, facendo pubblicità alla piattaforma, sia per 206mila quando l’attore John Travolta indossò le scarpe antinfortunistiche di cui era testimonial.
Contemporaneamente però la Rai è partner del FantaSanremo, il popolare gioco online in cui si può formare una squadra di cantanti e gareggiare con gli amici, ottenendo dei punti quando i cantanti fanno determinate cose sul palco del teatro Ariston. Il FantaSanremo è sponsorizzato da molte aziende, che comprano dei bonus che assegnano punti personalizzati e legati ai propri prodotti.
Aperol per esempio sponsorizza un bonus che assegna punti se i cantanti si esibiscono con un fiore arancione, cosa che ha fatto Dargen D’Amico. Quando gli è stato chiesto se fosse pubblicità occulta, dopo una segnalazione dell’associazione di consumatori Codacons, lui ha chiarito che lo aveva fatto per il FantaSanremo e non per Aperol, scherzando anzi sul fatto di essere dispiaciuto di passare per uno che lo beve: «non c’è cosa più distante da me». I bonus “sponsorizzati” del FantaSanremo comunque sono molti: il brand per capelli Nizoral per esempio assegna punti se qualche cantante “spolvera la propria spalla o quella dell’artista con cui duetta”.
Giovedì la giornalista Selvaggia Lucarelli ha poi raccontato un altro caso in cui le aziende e la loro promozione si sono infilate nel Festival fuori dai canali ufficiali. La canzone che porta Malika Ayane si chiama “Animali notturni”, che è lo stesso nome di una nuova linea di prodotti di cosmesi di Veralab, l’azienda dell’“Estetista Cinica” Cristina Fogazzi, realizzata in collaborazione con la cantante. Il giorno dopo la sua prima esibizione a Sanremo, Ayane ha pubblicato su Instagram una foto in cui era ritratta sdraiata sul letto con due patch per le occhiaie con il titolo della canzone scritto sopra; a fianco aveva la confezione su cui c’è scritto “featuring Malika Ayane”.
Praticamente ogni cantante in gara a Sanremo collabora con diversi brand, che promuove sui social sfruttando la visibilità dei giorni del Festival. Ma non era ancora successo che una canzone in gara si intitolasse come un prodotto contemporaneamente pubblicizzato dal cantante. Secondo lo staff di Ayane, che ha parlato con Lucarelli, l’accordo tra la cantante e Veralab è legato all’artista e non al Festival e quindi il regolamento del Festival sulle pubblicità è rispettato.
Dopo la pubblicazione della newsletter di Selvaggia Lucarelli la Rai ha detto di aver avviato delle verifiche interne e di star raccogliendo tutti gli elementi necessari per valutare la vicenda e le relative responsabilità.
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A causa dei precedenti degli scorsi anni la Rai ha firmato un accordo con le case discografiche degli artisti in gara. Adesso non è più la Rai ad assumersi la responsabilità degli eventuali illeciti commessi dai cantanti in gara, ma le etichette discografiche. Qualora le etichette riuscissero a dimostrare che l’eventuale pubblicità occulta è avvenuta senza che loro lo sapessero, allora toccherebbe all’artista pagare la multa.
E proprio la preoccupazione di includere un marchio nella diretta televisiva è stata usata come giustificazione dal dirigente della Rai Williams Di Liberatore per una scelta che era stata molto criticata durante la prima serata del Festival. Mentre era ospite Gianna Pratesi, una donna di 105 anni che votò al referendum istituzionale del 1946, alle sue spalle era stata mostrata una foto di due persone che esibivano un giornale che dava la notizia della vittoria della repubblica (“repuPPlica”, nella scritta trasmessa in sovraimpressione) sulla monarchia. Era stata però cancellata la scritta L’Unità, nome dello storico quotidiano del Partito Comunista. Il motivo, ha sostenuto Di Liberatore, era solo tecnico e dovuto alla necessità di oscurare «brand rispetto a rilievi pubblicitari», essendo L’Unità «un giornale, comunque un marchio attualmente in vendita».

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