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  • Mercoledì 25 febbraio 2026

Cosa ha detto Trump nel discorso sullo stato dell’Unione

Ha esaltato le sue politiche, descritto un paese «vincente» e in costante crescita economica, e aggiunto come sempre varie falsità

Donald Trump durante il discorso sullo stato dell'Unione (Kenny Holston/The New York Times via AP, Pool)
Donald Trump durante il discorso sullo stato dell'Unione (Kenny Holston/The New York Times via AP, Pool)
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Nella notte italiana tra martedì e mercoledì Donald Trump ha tenuto il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, appuntamento fisso della politica statunitense con cui il presidente una volta all’anno si rivolge ai parlamentari e al paese per fare il punto sulla sua attività e sulle condizioni della nazione. È stato il primo discorso del suo secondo mandato (nel primo anno dopo l’elezione non si tiene), e il più lungo nella storia: è durato quasi 1 ora e 50 minuti, battendo il record di Bill Clinton nel 2000.

Come previsto Trump ha usato il discorso per esaltare le politiche della sua amministrazione e presentare gli Stati Uniti come un paese senza problemi e in costante crescita economica. È una narrazione che però presenta molti dati falsi, che Trump sfrutta anche in vista delle elezioni di midterm di novembre (ovvero le elezioni di metà mandato, in cui si eleggono tutti i 435 membri della Camera dei deputati e un terzo dei membri del Senato).

I sondaggi mostrano che al momento le politiche di Trump su temi come l’economia, l’immigrazione e la politica estera non sono condivise dalla maggior parte degli statunitensi, e che il consenso del presidente è molto basso, attorno al 40 per cento. Se alle elezioni di metà mandato i Repubblicani dovessero perdere la maggioranza alla Camera, la fine del secondo mandato di Trump si complicherebbe parecchio. Il discorso è stato quindi un’occasione per ricompattare la sua base e attaccare i Democratici.

Trump ha parlato soprattutto di politica interna e di economia, dando poco spazio alla politica estera e alla tanto discussa possibilità che gli Stati Uniti nei prossimi giorni attacchino l’Iran: non ha spiegato le ragioni o gli obiettivi con cui ha inviato la sua «armada imponente» in Medio Oriente e ha ribadito soltanto quanto detto finora, cioè che è in attesa di raggiungere un accordo per la dismissione del programma nucleare iraniano. È stato un discorso molto atteso anche perché pronunciato pochi giorni dopo che la Corte Suprema ha giudicato illegittima gran parte dei dazi introdotti durante il secondo mandato da presidente di Trump (che nel frattempo ha risposto introducendone degli altri).

Ha iniziato il discorso sostenendo che la situazione sia in grande ripresa dopo anni difficili, di cui ha accusato la precedente amministrazione (in realtà l’inflazione è costante da un paio d’anni e la creazione di nuovi posti di lavoro nell’ultimo anno non è stata eccezionale).

Della questione dei dazi ha parlato solo brevemente, definendo «deludente» e «infelice» la decisione della Corte Suprema. Ha detto che però i dazi «rimarranno in vigore sotto status giuridici alternativi». Ad assistere al discorso sullo stato dell’Unione c’erano anche i giudici della Corte Suprema, che Trump non ha voluto criticare direttamente.

In più occasioni se l’è presa con i Democratici, accusandoli di ostacolare tutte le sue politiche e di andare contro gli interessi del paese. «Queste persone sono pazze», ha detto, «stanno distruggendo questo paese, ma le abbiamo fermate appena in tempo». A un certo punto ha invitato i parlamentari che fossero d’accordo con l’affermazione che il loro mandato fosse quello di proteggere «i cittadini americani e non gli immigrati illegali» ad alzarsi, e ha detto ai Democratici che erano rimasti seduti che si dovrebbero «vergognare».

Il contrasto all’immigrazione è stato piuttosto centrale nel discorso: ha lungamente lodato la linea dura contro i migranti che cercano di entrare nel paese attraverso il confine con il Messico, ma non ha menzionato le criticatissime operazioni anti-immigrazione volute dalla sua amministrazione in Minnesota, né i metodi brutali adottati dal Border Patrol e dall’ICE e gli omicidi di Renee Good e Alex Pretti. La Border Patrol è l’agenzia per il controllo delle frontiere, l’ICE è specializzata nei reati sull’immigrazione, entrambe sono state usate come strumento delle politiche di Trump.

Contravvenendo a una norma stabilita della politica statunitense, secondo cui il discorso sullo stato dell’Unione è un momento condiviso di riconciliazione di tutte le parti politiche negli interessi del paese, molti parlamentari Democratici hanno boicottato quello di Trump: alcuni non si sono presentati, altri se ne sono andati a metà. Uno è stato mandato via per aver tenuto un cartello che commentava in modo critico un’uscita razzista del presidente.