La campagna della destra sui fatti di Rogoredo è finita presto

Alcune dichiarazioni in difesa del poliziotto che ha ucciso un uomo alla periferia di Milano sono invecchiate molto male

Matteo Salvini ai gazebo della Lega per manifestare la sua vicinanza alla polizia, Roma, 1 febbraio 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse).
Matteo Salvini ai gazebo della Lega per manifestare la sua vicinanza alla polizia, Roma, 1 febbraio 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse).
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Sul sito della Lega è ancora presente la raccolta firme “Io sto col poliziotto” per esprimere «solidarietà e vicinanza» a Carmelo Cinturrino, l’agente di polizia che il 26 gennaio ha ucciso il 28enne di origini marocchine Abderrahim Mansouri a Rogoredo, quartiere alla periferia sudest di Milano. La campagna della Lega, che ha raccolto poco più di 7mila firme, non chiama Mansouri con il proprio nome, lo definisce «un nordafricano irregolare e con diversi precedenti», invita a difendere un «poliziotto che ha fatto solo il proprio dovere» e, strumentalizzando questo fatto di cronaca, chiede maggiori tutele legali per le forze dell’ordine e regole più restrittive sull’accoglienza delle persone migranti.

Lunedì mattina Carmelo Cinturrino è stato arrestato. Inizialmente aveva raccontato che Mansouri lo aveva minacciato con una pistola e che dunque aveva sparato per difendersi. Si era poi scoperto che la pistola era finta, ma soprattutto nelle settimane successive all’omicidio erano cominciati ad emergere altri indizi e testimonianze che mettono in dubbio la versione data da Cinturrino e dai suoi quattro colleghi.

Secondo la procura di Milano, che ha chiesto il fermo di Cinturrino, l’uomo ucciso non avrebbe avuto con sé nessuna arma al momento della morte, e la pistola finta ritrovata vicino al suo cadavere sarebbe stata messa lì in un secondo momento. Cinturrino è accusato di omicidio volontario e omissione di soccorso, perché avrebbe aspettato 23 minuti prima di chiamare il 118 per Mansouri, agonizzante dopo lo sparo: «La vittima quando è stata colpita non impugnava alcuna arma, che è stata portata e posta accanto al corpo in una fase successiva», si legge nell’ordine di fermo. L’ipotesi è che in quei minuti un collega di Cinturrino sia andato nel commissariato vicino a prendere la pistola finta, e che solo dopo averla posizionata vicino al corpo di Mansouri siano stati chiamati i soccorsi.

Anche se le indagini sono ancora in corso, e le accuse ai poliziotti devono essere provate e dibattute eventualmente in un processo, diversi politici, sindacati e giornali che avevano preso subito le loro difese si trovano ora in una posizione un po’ scomoda. Il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), spesso associato a posizioni di destra, aveva avviato una raccolta fondi per sostenere «la tutela legale del collega» che era «stato costretto ad aprire il fuoco a Rogoredo». La raccolta fondi era stata sostenuta e promossa anche dal quotidiano Libero.

Parallelamente anche la Lega aveva fatto la propria campagna a sostegno del poliziotto, allestendo vari gazebo in giro per l’Italia a cui avevano presenziato alcuni deputati e senatori leghisti. Tra i politici che, a poche ore dall’omicidio, più si erano esposti sul caso c’era proprio Matteo Salvini. Il 27 gennaio aveva detto: «Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Io sto con il poliziotto senza se e senza ma». Quello stesso giorno il poliziotto aveva ricevuto la visita di solidarietà del questore Bruno Megale, a sua volta raggiunto in prefettura da Salvini, arrivato a Milano per una riunione sulle Olimpiadi e per portare «totale stima e solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine».

Il 6 febbraio, a Milano per l’apertura delle Olimpiadi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era andata in visita alla stazione di Rogoredo per stringere la mano e ringraziare i Carabinieri e i militari impegnati nell’operazione “Strade sicure”, ma senza fare riferimento esplicito a quanto accaduto.

Il suo partito, Fratelli d’Italia, aveva comunque organizzato una delegazione in questura a Milano per esprimere «solidarietà» verso l’agente di polizia, guidata dall’assessore alla Sicurezza della Lombardia Romano La Russa, fratello del presidente del Senato Ignazio La Russa. Vari esponenti del partito erano poi intervenuti e tra loro anche il deputato milanese Riccardo De Corato, che aveva detto di voler incontrare il poliziotto per esprimergli direttamente la sua solidarietà. Il ministro dell’Interno Piantedosi subito dopo i fatti aveva invece chiesto «di non fare presunzioni di colpevolezza».

In generale il governo ha utilizzato l’omicidio di Mansouri per portare avanti altre questioni attraverso la cosiddetta decretazione d’urgenza, di cui questo governo – come anche gli altri recenti – abusa continuamente. Significa che il governo approva molti decreti-legge non tanto per affrontare questioni urgenti, come lo strumento prevede, ma per approvare riforme di varia natura e soprattutto per intervenire sulla scia di fatti di cronaca. È successo per esempio con il decreto “Cutro” relativo all’immigrazione, con i “raduni pericolosi” (i “rave party”) e con il “decreto Caivano”, approvato nel 2023 per contrastare la criminalità minorile.

Questo modo di procedere, spinto dall’emotività e da fatti contingenti, di solito porta scarsi risultati o è addirittura controproducente: il decreto Caivano ha avuto come conseguenza il sovraffollamento in più della metà degli Istituti penali per minorenni.

In questo caso l’omicidio di Rogoredo è stato utilizzato per chiedere norme più severe in materia di accoglienza delle persone migranti e per fare campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, anche se il salto logico tra le due cose è piuttosto acrobatico (a uno dei gazebo della Lega organizzati in solidarietà di Cinturrino il senatore leghista Manfredi Potenti ha detto: «Poliziotto indagato per omicidio: al referendum giustizia io voto Sì»). Ma il governo ha usato i fatti di Rogoredo soprattutto per giustificare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” e alcune delle norme più controverse contenute al suo interno, come lo “scudo penale” per le forze dell’ordine, che evita agli agenti di essere indagati quando commettono reati «in presenza di una causa di giustificazione» come la legittima difesa.

A metà gennaio Salvini aveva detto: «Ritengo veramente ingenerosa, gratuita, eccessiva l’iscrizione per omicidio volontario di un agente che ha reagito peraltro di notte nel “bosco della droga” a decine di metri di distanza sparando un solo colpo. Più legittima difesa di così. E mi spiace che quel pubblico ministero abbia aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario, come se quell’agente avesse sparato per uccidere». Con “bosco della droga” Salvini intendeva la piazza di spaccio per cui Rogoredo è nota, e che in realtà è stata in parte smantellata.

Sempre Salvini aveva detto: «Tutela legale perché uno non può essere automaticamente iscritto nel registro degli indagati se si difende facendo il suo lavoro». Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, aveva insistito a sua volta che «Il nuovo pacchetto sicurezza voluto dalla Lega prevede una norma per evitare indagini automatiche per gli agenti che si difendono».

Il 5 febbraio Giorgia Meloni, ospite a una trasmissione su Rete4, aveva difeso il pacchetto sicurezza e lo scudo penale denunciando «un doppiopesismo di certa parte della magistratura». Meloni aveva fatto riferimento ai fatti di Rogoredo e all’indagine su Cinturrino paragonandoli a quanto accaduto a Torino durante le proteste contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Un poliziotto era stato aggredito e ferito, e la procura aveva valutato per i sospettati reati come resistenza e lesioni, ma non tentato omicidio. La stessa posizione era stata espressa da alcuni colleghi e colleghe di partito di Meloni.

Ora che sta emergendo una storia diversa rispetto a quella riferita dai poliziotti, Salvini ha trasformato il suo «stare con il poliziotto senza se e senza ma» in un più generico «sto sempre dalla parte delle forze dell’ordine», scrive La Stampa. Ha poi aggiunto che «se non ci fossero spacciatori in giro, il mondo sarebbe migliore per tutti». La Lega ha fatto sapere che l’agente coinvolto «deve pagare come e più di una persona qualunque, perché ha tradito la fiducia dei cittadini» e sempre Salvini, oggi, ha dichiarato che se «il comportamento criminale» di Cinturrino venisse confermato «sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa. Detto questo, chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più». E ancora: «Io come tutti gli italiani, anzi come quasi tutti gli italiani, porto rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine. Se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa». Piantedosi si è detto «compiaciuto che la polizia di stato sia in grado di non fare sconti a nessuno» e, tra gli altri, De Corato ha detto: «In questa storia non c’è nulla di definito, mi sembra si stia facendo un processo mediatico quando non sono stati ancora accertati i fatti. È il solito gioco».

Nel frattempo i partiti di opposizione hanno chiesto un’informativa urgente del ministro Piantedosi, «non solo per difendere l’onorabilità della polizia di stato» ma soprattutto «per chiarire l’uso politico che è stato fatto dal governo e dalla maggioranza per piegare questa vicenda agli interessi politici di questo governo».