Il papa torna a casa, ma è una casa diversa
Leone XIV abiterà nel palazzo apostolico come i predecessori di Francesco, con una differenza vistosa: la collocazione della camera da letto
di Francesco Gaeta

Papa Leone XIV sta per cambiare casa: dal palazzo del Santo Uffizio, dove ha vissuto da cardinale e dove è rimasto nei primi mesi di pontificato, andrà a vivere nel palazzo apostolico, collocato alla destra della basilica di San Pietro. Leone XIV non abiterà però nell’appartamento del terzo piano dove normalmente vivono i pontefici, la terza loggia. Ha scelto invece alcuni locali al piano più in alto, tra la loggia e il tetto, i cosiddetti soffittoni, tradizionalmente destinati a segretari e ospiti. È una decisione che segna una parziale discontinuità rispetto al suo predecessore, visto che papa Francesco aveva rinunciato al palazzo apostolico per vivere a Santa Marta, ma anche rispetto a chi lo aveva preceduto.
Secondo le ricostruzioni più recenti, infatti, la camera da letto del papa non si affaccerà più su piazza San Pietro come è sempre stato, ma su una parete laterale. Il nuovo appartamento papale prevede tra le altre cose una piccola cucina, le stanze per i due segretari, una cappella e un terrazzo. Ci sarà anche una piccola palestra.
Questa diversa collocazione è legata probabilmente a motivi pratici prima che simbolici. Gli alloggi del terzo piano del palazzo apostolico, quelli da cui i papi si affacciano la domenica mattina per la benedizione dei fedeli, consistono in una decina di stanze che sono rimaste quasi inutilizzate durante il pontificato di Francesco e in passato avevano avuto problemi di umidità e infiltrazioni d’acqua.
Come Francesco, Leone XIV ha usato in questi mesi le sale di rappresentanza del secondo piano, quelle che si vedono nelle foto ufficiali quando un papa riceve un capo di Stato o un personaggio noto, ma non quelle private collocate al terzo che non erano agibili. Recentemente il portavoce della sala stampa Matteo Bruni ha parlato di una ristrutturazione avvenuta nei mesi scorsi che ha riguardato anche lo studio privato del terzo piano, «dove i lavori sono già stati completati e dove il papa ha già ripreso a lavorare durante il giorno».
È l’ultima di una serie di ristrutturazioni: negli anni la terza loggia è stata adattata più volte e per motivi piuttosto diversi. Dopo la sua elezione avvenuta nel 1963, Paolo VI fece ridisegnare gli interni dell’appartamento pontificio, sostituendo buona parte degli arredi barocchi con altri di aspetto «piuttosto conventuale, con toni dal grigio al grigio verde», come disse all’Osservatore Romano Paolo Sagretti, che in Vaticano fu per anni “floriere”, la persona che si occupa dell’arredamento e dei mobili.
Nella fase di Giovanni Paolo II, con l’avanzare dei suoi problemi di salute, fu inserito un piccolo ambulatorio. Nel 2005 Giovanni Paolo II morì, e gli succedette Benedetto XVI, che aveva una biblioteca molto vasta. Per ospitarla quindi l’appartamento fu ristrutturato un’altra volta. Benedetto ringraziò pubblicamente gli operai per la velocità con cui si svolsero i lavori.
In quegli stessi anni, e già prima del 2005, le condizioni dell’appartamento erano già fatiscenti, con arredi e impianti datati e problemi di perdite d’acqua gestiti con soluzioni provvisorie, uno degli elementi che hanno reso ricorrenti – e complicato – i lavori di manutenzione e adeguamento degli appartamenti nel palazzo apostolico.
Il palazzo apostolico è a dire il vero un nome un po’ ingannevole, visto che non indica un solo edificio ma una serie di corpi di fabbrica dentro la Città del Vaticano, che si sviluppano attorno a cortili e corridoi. Oltre gli appartamenti del papa, ci sono molti uffici della curia, cappelle e sale di rappresentanza. Sono ambienti vasti e monumentali, che sono stati mostrati al pubblico da alcune ricostruzioni cinematografiche e televisive come quelle della serie tv The Young Pope, realizzata da Paolo Sorrentino, e più recentemente dal film Conclave.
Questo carattere monumentale è stato all’origine della scelta di Francesco di non vivere nel palazzo apostolico. Nel 2013, pochi mesi dopo la sua elezione, spiegò pubblicamente la scelta con una battuta molto diretta: «Si deve a motivi psichiatrici, ho bisogno di vivere in mezzo alla gente». Disse anche che vivere da solo e un po’ isolato non gli sarebbe stato utile. Rimase per questo alla Domus Sanctae Marthae, il residence Santa Marta, che si trova dentro le mura vaticane (suite e camere) e che durante la sede vacante ospita i cardinali, spostandosi dalla stanza 207 occupata durante il conclave alla suite 201.
La scelta di Francesco di vivere lontano dal palazzo apostolico ha avuto alcuni risvolti politici non secondari. Santa Marta è diventata il baricentro dell’attività più riservata di papa Francesco e in certi momenti un vero e proprio luogo di governo, dove ricevere ospiti e amici fuori dai contesti più ufficiali. Nei primi tempi del suo pontificato si parlò di “diplomazia di Santa Marta” per indicare incontri e contatti meno esposti, o comunque meno mediati dai filtri abituali della curia. Per chi considera quella scelta anche per la sua valenza simbolica – guardare alla curia da lontano più che viverci in mezzo – la decisione di Leone XIV segna il ritorno a una toponomastica del potere più vicina alla tradizione.
Esistono però alcune differenze, anche rispetto ai predecessori di Francesco. Per molti romani e anche per chi si occupa di vicende vaticane, la finestra della camera da letto del papa visibile da piazza San Pietro è stata anche un segnale pubblico e mediatico. Nelle ore dell’agonia di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005, l’accensione delle luci nell’appartamento fu registrata come un evento in sé: le agenzie diedero la notizia delle finestre illuminate e in piazza ci furono applausi e grida come se si trattasse di un segnale di ripresa.
Lo stesso avvenne al momento della rinuncia di Benedetto XVI, il 28 febbraio 2013: l’appartamento fu chiuso con i sigilli e, nelle cronache, le luci vennero spente come parte del passaggio alla sede vacante. Togliere la camera da letto dalla vista dei fedeli separerà con più chiarezza la sfera privata di Leone XIV da quella pubblica e mediatica, indicando che abitare dentro il palazzo apostolico non debba significare esporsi interamente allo sguardo esterno. È del resto una scelta in linea con lo stile di comunicazione di Leone, apparso in questi mesi piuttosto sobrio.
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