A Taranto si indaga sulle liste d’attesa
Alcuni operatori del centro di prenotazione sono stati accusati di aver usato uno stratagemma per occupare posti per esami e visite

La procura di Taranto sta indagando sulla gestione delle prenotazioni al Centro unico di prenotazione (Cup) dell’azienda sanitaria locale (Asl) dopo la scoperta di alcune procedure sospette, come le cancellazioni di appuntamenti sul sistema informatico del Cup seguite dall’immediata sostituzione con nuovi esami e visite. Queste cancellazioni sarebbero state fatte da remoto e in orari non ordinari, secondo l’accusa per manipolare le liste d’attesa e favorire alcune persone. I Nas, i carabinieri specializzati nelle indagini in ambito sanitario, stanno analizzando circa un milione di operazioni, tra cancellazioni e nuove prenotazioni.
Il Cup di Taranto è gestito dalla società a partecipazione pubblica Sanitaservice da cui dipendono i circa cinquanta operatori che ci lavorano. Settimane fa l’Asl aveva avviato delle indagini interne istituendo una commissione speciale guidata dal direttore generale Gregorio Colacicco, scoprendo numerosi accessi potenzialmente irregolari alla piattaforma informatica di prenotazione Cup gestita da Sanitaservice.
L’indagine interna era stata fatta su circa un milione di accessi effettuati nel periodo che va da gennaio a giugno del 2025 e una volta conclusa l’Asl ha fatto sapere che «in un campione significativo di operatori Cup» è emersa «una pratica ricorrente di cancellazione e immediata ri-prenotazione durante l’orario di servizio».
L’azienda sanitaria ha precisato che, «pur particolare per frequenza, questa condotta non implica di per sé un illecito»: questo tipo di operazione infatti rientra tra le possibilità degli operatori che gestiscono le richieste, nel momento in cui un cittadino rinuncia a un appuntamento.
Sono state però rilevate, ha detto sempre l’Asl, «attività di prenotazione e cancellazione effettuate da remoto in orari non ordinari, riconducibili ad alcuni operatori»: attività fatte da casa, spesso a tarda sera, durante la notte o nelle prime ore del mattino. L’ipotesi è che l’obiettivo fosse inserire o cancellare prenotazioni fittizie fatte per occupare dei posti – non è chiaro se con nomi di fantasia o di cittadini di cui sono state prese le generalità – per poi assegnare gli appuntamenti rimasti liberi, con presunti trattamenti di favore, ad altre persone.
Sul caso sono intervenuti anche i sindacati, chiamando in causa la precedente presidenza della regione Puglia, quella di Michele Emiliano. La Uil Fpl Taranto, la sezione della Uil che rappresenta i dipendenti della sanità e dell’assistenza pubblica e privata, ha ricondotto le anomalie emerse negli ultimi giorni a una «gestione inadeguata, affidata a chi non poteva e non doveva ricoprire determinati incarichi» e non poteva garantire criteri di trasparenza e correttezza amministrativa.
Il segretario generale della Uil Fpl di Taranto, Giovanni Maldarizzi, ha esplicitamente detto che tra i cinquanta dipendenti sospettati di avere forzato il sistema di prenotazione del Cup di Taranto potrebbero esserci persone reclutate nella controversa assunzione del settembre 2020 voluta da Michele Emiliano prima delle elezioni regionali. Il 14 settembre del 2020, a una settimana dalle elezioni regionali, circa 200 lavoratori e lavoratrici fino a quel momento precari vennero assunti con contratto a tempo determinato in Sanitaservice. La firma dei contratti venne trasformata in un evento pubblico molto criticato dalle opposizioni in consiglio regionale: non solo per l’inopportunità dell’iniziativa in sé, a pochi giorni dal voto, ma anche perché le assunzioni furono fatte direttamente e senza concorso.
Il sindacato Usb ha chiesto che comunque il caso non venga strumentalizzato e che il personale del Cup non venga sottoposto in modo generico a «processi sommari»: non è ancora chiaro quanti dipendenti siano coinvolti, se ci fosse un intero sistema per aggirare le prenotazioni o se le attività siano imputabili ad alcune singole persone.
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La regione Puglia ora guidata da Antonio Decaro ha inviato a Taranto degli ispettori e nel frattempo il ministro della Salute Orazio Schillaci ha chiesto una dettagliata ricostruzione dei fatti.
Quello delle lunghe liste di attesa negli ospedali, al di là degli eventuali illeciti, è un problema che riguarda tutte le regioni italiane. I termini indicati sulle ricette entro cui fare le visite o gli esami non vengono quasi mai rispettati, anzi l’attesa può durare molti mesi o addirittura più di un anno.
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La conseguenza principale è che in tutta Italia, secondo i dati più recenti, circa 4,5 milioni di persone rinunciano a curarsi, o meglio, sono costrette a rinunciare. La Sardegna è la regione con la più alta percentuale di persone che rinunciano alle cure. Nelle regioni del Centro c’è la quota più alta (8,8%), poi vengono le regioni del Sud con il 7,7%. La media in Italia è del 7,6 per cento e in Puglia la percentuale è pari all’8,4: nella regione sono circa 400mila le persone che hanno rinunciato a curarsi.
Tra le conseguenze delle lunghe liste di attesa c’è l’intera sostenibilità economica del servizio sanitario nazionale. L’Istituto superiore di sanità (ISS) ha spiegato che alla lunga la rinuncia alle cure causa un aumento dei costi per la collettività: la mancata prevenzione porta a un maggiore utilizzo dei servizi di emergenza come i pronto soccorso e in generale dei ricoveri in ospedale, servizi molto più costosi rispetto a quelli delle attività di prevenzione.
Con la prevenzione sarebbe insomma possibile ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche come diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. «Negare o rendere difficile l’accesso a queste cure preventive compromette, di conseguenza, la salute futura della popolazione e aumenta le disuguaglianze nell’accesso alla salute», ha scritto l’ISS.



