Due discorsi molto diversi, a un anno di distanza
A Monaco Marco Rubio ha ricordato l'importanza del legame tra Europa e Stati Uniti, a differenza di quanto fece J.D. Vance

Il discorso del segretario di Stato statunitense Marco Rubio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in Germania, è stato molto diverso da quello fatto esattamente un anno fa allo stesso evento dal vicepresidente J.D. Vance. Mentre Vance aveva criticato duramente l’Unione Europea, Rubio si è mostrato più rassicurante e ha sottolineato l’importanza dei legami tra Europa e Stati Uniti. Il contrasto tra i due discorsi indica il modo in cui sta cambiando l’alleanza, indebolita dai toni provocatori e aggressivi del presidente Donald Trump, a cui i leader europei stanno iniziando a opporsi.
Al di là dei toni rassicuranti, Rubio non si è discostato dalla linea dell’amministrazione Trump: ha fatto capire che l’alleanza tra Stati Uniti ed Europa deve continuare, ma deve essere guidata dagli Stati Uniti, alle loro condizioni.
Rubio ha enfatizzato i legami storici tra Europa e Stati Uniti: ha detto che devono stare insieme (usando l’espressione inglese «belong together», traducibile con «si appartengono») e che il futuro dell’Europa «non sarà mai irrilevante per il nostro». Ha chiarito che la fine dell’alleanza transatlantica «non è un nostro obiettivo né un nostro desiderio», perché l’America «sarà sempre figlia dell’Europa» («we will always be a child of Europe»). Ha anche lodato artisti, letterati e musicisti nati in Europa, da Michelangelo a Dante e i Beatles (suscitando qualche risata). Alla fine c’è stata comunque una standing ovation e il presidente della conferenza, Wolfgang Ischinger, ha parlato di un «sospiro di sollievo» collettivo.
L’anno scorso Vance aveva parlato a Monaco meno di un mese dopo l’inizio del secondo mandato di Trump. Aveva criticato l’Unione Europea e i governi di alcuni suoi paesi membri, accusandoli tra le altre cose di volersi allontanare dai propri «valori fondamentali», ossia quelli più tradizionalisti, di voler limitare la libertà di espressione, di non rispettare la volontà degli elettori e di non controllare a sufficienza i flussi migratori: «Quello che mi preoccupa sono le minacce interne», aveva detto. Il discorso era stato parecchio criticato dai leader europei, e da lì in poi i rapporti hanno continuato a peggiorare.
Rubio ha ripetuto alcuni dei punti già citati da Vance, in modo minaccioso ma altrettanto diretto. Tra le altre cose ha criticato l’«immigrazione di massa» e le politiche ambientali, e ha invitato i paesi europei a spendere di più per la loro difesa in modo da non dipendere dagli Stati Uniti, cosa che chiede anche Trump.
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Dall’inizio del suo secondo mandato, a gennaio del 2025, Trump ha adottato un approccio aggressivo verso l’Europa. Ha minacciato di voler prendere il controllo della Groenlandia, un’isola parte del regno di Danimarca, ha imposto dazi altissimi anche sui paesi dell’Unione, ha escluso i leader e le istituzioni europee dai principali negoziati sulla fine delle guerre in Ucraina e nella Striscia di Gaza, tra le altre cose.
Inizialmente molti leader europei, tra cui Giorgia Meloni, hanno cercato di lusingare Trump e di mostrarsi concilianti, in modo da non compromettere i rapporti. Ultimamente però vari stanno cominciando a criticarlo più o meno esplicitamente, almeno su alcuni temi specifici. Venerdì per esempio il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha tenuto un discorso insolitamente duro a Monaco, dicendo che il vecchio ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti «non esiste più» e che le politiche di Trump hanno causato una «profonda frattura» con l’Europa.
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