L’ex ministro dell’Interno francese, Bruno Retailleau dei Repubblicani, ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali del 2027

Il leader dei Repubblicani, il principale partito di destra francese, Bruno Retailleau ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Retailleau è noto principalmente perché è stato per circa un anno ministro dell’Interno, fino allo scorso ottobre, quando ha avuto un ruolo decisivo nell’innescare la crisi politica che portò il primo ministro Sébastien Lecornu a dimettersi poche ore dopo la presentazione del nuovo governo: alla fine Lecornu era stato clamorosamente riconfermato, ma aveva escluso Retailleau dal suo secondo governo.
Da ministro, Retailleau si è contraddistinto per un approccio rigido, securitario e a volte demagogico contro l’immigrazione. Giovedì, nel discorso della candidatura, ha detto che, se eletto, ridurrà l’immigrazione e sottoporrà molte sue proposte legislative a referendum. Non è l’unico dei Repubblicani che ambisce a candidarsi: lo stanno valutando anche l’ex primo ministro Michel Barnier e il presidente della regione Hauts-de-France, Xavier Bertrand. Il partito non ha ancora deciso se fare primarie, come alle precedenti elezioni, a cui Retailleau si è detto contrario. Guida il partito da maggio, dopo che il precedente leader Eric Ciotti lo aveva lasciato in modo polemico. I primi sondaggi danno Retailleau tra l’8 e il 10 per cento.
Ci sono già alcuni candidati, e altri emergeranno dai maggiori partiti nei prossimi mesi. Hanno già annunciato pubblicamente la propria candidatura la leader dei Verdi, Marine Tondelier, e l’ex primo ministro Edouard Philippe, che fa parte di un partito dello schieramento centrista che oggi sostiene Emmanuel Macron (che non può ripresentarsi).
Ci si aspetta che nella stessa area politica di Philippe si aggiunga l’ex primo ministro Gabriel Attal (di Renaissance, il partito di Macron). Il Rassemblement National di estrema destra, primo nei sondaggi, non ha ancora deciso cosa fare, dato che lo scorso marzo una sentenza di primo grado ha reso ineleggibile per cinque anni la sua leader storica Marine Le Pen: è attesa a luglio la sentenza del processo d’appello sull’accusa di appropriazione indebita di fondi europei, con cui Le Pen spera di tornare a potersi candidare.
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