I giovani e la crisi abitativa, spiegati coi dati

A che età si va via di casa in Italia? E in Europa? E quanto c'entra il costo delle case?

Le proteste degli studenti con le tende contro gli affitti insostenibili, davanti al Politecnico di Milano nel 2023 (LaPresse)
Le proteste degli studenti con le tende contro gli affitti insostenibili, davanti al Politecnico di Milano nel 2023 (LaPresse)
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In Italia si lascia la casa dei genitori in media a 30,1 anni, il quarto valore più alto nella classifica dei paesi dell’Unione Europea, e quattro anni oltre la media europea, che è di 26,2 anni. Sebbene persista la solita e ampia differenza tra paesi mediterranei, dove si va via di casa più tardi, e paesi nordici, dove si raggiunge l’indipendenza prima, in anni recenti anche in questi ultimi paesi l’età ha iniziato a salire per via dei costi delle case e del loro mantenimento.

È uno dei dati che emergono da uno studio dettagliato pubblicato dal Parlamento europeo sulla crisi abitativa, cioè la crescente difficoltà a mantenere una casa per via dell’aumento del costo dei mutui e dei canoni d’affitto. Insieme allo studio, questa settimana la Commissione Casa del Parlamento europeo, presieduta dalla parlamentare italiana Irene Tinagli, ha approvato alcune raccomandazioni che dovrebbero guidare i paesi membri nella direzione di ridurre quella che viene chiamata «esclusione abitativa», un fenomeno che riguarda soprattutto le fasce più giovani della popolazione.

Dopo la Croazia, l’Italia è anche il secondo paese europeo per numero di giovani tra i 20 e i 29 anni che vivono ancora a casa coi genitori: sono il 79 per cento, contro la media europea del 54 per cento. È seguita dalla Spagna, con il 75 per cento, mentre le altre economie paragonabili sono molto distanti: in Francia e Germania i giovani che non vivono ancora da soli sono rispettivamente il 44 e il 33 per cento.

Oltre al fatto che si abbandona più tardi la casa dei genitori, il rapporto del Parlamento europeo dice che è aumentata anche in Unione Europea l’età media per l’acquisto della prima casa, arrivata a 34 anni (non sono disponibili dati per i singoli paesi). Secondo un sondaggio citato il 35 per cento di chi non ne ha una sostiene che non riuscirà mai a comprarsela. L’aumento dei prezzi delle case, la necessità di dare un anticipo fino al 20 per cento del valore dell’immobile, e i criteri di verifica del reddito sono per i giovani degli ostacoli notevoli all’acquisto della prima casa, soprattutto per chi non ha un lavoro stabile.

Ma anche chi ne ha uno fa fatica, soprattutto se vive in una grande città, dove le opportunità lavorative sono migliori ma le case costano di più. Si è creato un «divario tra i luoghi in cui i giovani possono permettersi di vivere e quelli dove è disponibile un lavoro», dice il rapporto, che sottolinea come a riuscire a comprare casa sono spesso non solo le giovani coppie con due redditi, ma quelli che possono contare su un’eredità o un aiuto da parte dei genitori.

In diversi paesi europei un ruolo ce l’hanno anche i programmi di garanzia pubblica. C’è anche in Italia per chi ha meno di 36 anni, ma ha dei grossi limiti: è stato fortemente ridimensionato dal 2024 e le garanzie coprono un valore dell’immobile che a stento raggiunge quello di un bilocale nelle grandi città (250mila euro).

I dati comunque dicono che il problema di riuscire a lasciare casa dei genitori non è legato tanto al costo della casa di per sé, che pure è in aumento da anni, ma al fatto di poterselo permettere in relazione a quanto si guadagna. Il 23 per cento dei giovani tra i 20 e i 29 anni che vivono da soli nei paesi europei spende più del 40 per cento del proprio reddito per la casa: generalmente si pensa che sia sostenibile una quota intorno al 30 per cento (è anche quella considerata sostenibile dalle banche quando devono decidere se concedere un mutuo). Se si considera l’intera popolazione europea la percentuale di chi spende più del 40 per cento scende all’8,2 per cento. In Italia è al 5,1 per cento, ma è un dato che nasconde gravi picchi per le grandi città e soprattutto per classi di età.

Lo studio poi riporta anche dati più qualitativi raccolti tramite sondaggi condotti nel 2024 dall’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Tra le persone dei diversi paesi europei intervistate, in media il 10 per cento ha detto di fare fatica a pagare l’affitto o la rata del mutuo. In Italia questa percentuale è del 14 per cento, e il 7 per cento ha detto anche che prevede di dover lasciare la casa in cui vive nei successivi 2/3 mesi perché non può più permettersela.

I dati mostrano che ci sono però anche molte preoccupazioni sul trovare casa. La domanda del sondaggio era: «Con riferimento al prossimo anno o ai prossimi due, quanto sei preoccupato di non riuscire a trovare/mantenere un alloggio adeguato?». La quota di persone che hanno risposto di essere preoccupate o molto preoccupate aumenta praticamente in tutti i paesi nella fascia dei più giovani, tra chi ha tra i 18 e i 24 anni. In Italia sono il 60 per cento di questi, contro il 43 per cento delle persone tra i 25 e i 65 anni.

La differenza tra i due gruppi è molto ampia in quasi tutti i paesi europei, segno che il problema è sentito soprattutto dai più giovani. Lo studio del Parlamento europeo spiega questa disparità con la grave carenza di alloggi per studenti nelle città universitarie, e quantifica in 3 milioni i posti letto che mancano per accogliere tutti gli studenti fuorisede dei paesi europei.

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