Il governo ha approvato un nuovo disegno di legge che limita l’accoglienza dei migranti

Anche se il testo non è ancora noto, dalle bozze circolate si sa che contiene vari provvedimenti restrittivi sull'accoglienza e sul “blocco navale”

La nave Libra al suo arrivo in Albania da Brindisi con 40 persone migranti a bordo, 11 aprile 2025 (EPA/MALTON DIBRA)
La nave Libra al suo arrivo in Albania da Brindisi con 40 persone migranti a bordo, 11 aprile 2025 (EPA/MALTON DIBRA)
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Durante il consiglio dei ministri che si è tenuto nel pomeriggio a Palazzo Chigi il governo ha approvato un disegno di legge sull’immigrazione. Il testo non è ancora disponibile, ma le anticipazioni diffuse in queste ore dai giornali sulla base delle bozze circolate negli ultimi giorni confermano che il ddl contiene vari provvedimenti restrittivi sull’accoglienza.

Una delle principali misure introdotte ha a che fare con il “blocco navale”, cioè con la possibilità di interdire (per non più di trenta giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali nei casi «di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini», e infine in casi di emergenze sanitarie globali e eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza. Si tratta di formule piuttosto vaghe che lascerebbero al governo ampia discrezionalità di decisione.

Nei quattro casi indicati le persone migranti a bordo delle navi interdette non potranno sbarcare nei porti italiani, ma potranno essere condotte «in paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi», e dunque con l’Albania dove il governo italiano ha fatto costruire dei centri che ormai da quasi un anno ospitano solo poche decine di migranti già espulsi in attesa di rimpatrio. I centri erano stati resi operativi a ottobre del 2024, ma da quel momento il governo aveva tentato per mesi di utilizzarli senza riuscirci, visto che i vari tribunali competenti non convalidavano i trattenimenti dei migranti, ritenendoli in contrasto con le norme europee. A fine marzo il governo aveva approvato un decreto in cui si stabiliva che uno dei centri, quello di Gjader, potesse essere usato come un qualsiasi altro Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) italiano, rinunciando così a usare i centri in Albania per i migranti soccorsi in mare.

I CPR sono posti in cui vengono detenute le persone migranti che si trovano irregolarmente in Italia in attesa di essere espulse. Sono centri estremamente problematici, per molte ragioni: le condizioni di detenzione sono pessime e degradanti, e nel tempo sono state documentate al loro interno gravi violazioni dei diritti umani. Inoltre si sono dimostrati inefficaci al loro scopo, quello di rimpatriare le persone migranti irregolari: succede solo per meno della metà di quelle che ci transitano.

In caso di violazione del blocco navale, «salvo che il fatto costituisca reato», a chi trasgredisce si applica una sanzione amministrativa che va da 10mila a 50mila euro. In caso di reiterazione della violazione commessa con l’utilizzo della medesima imbarcazione, «si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca dell’imbarcazione e l’organo accertatore procede immediatamente a sequestro cautelare».

Il ddl vuole poi facilitare le espulsioni, dando il potere ai giudici di allontanare una persona anche nei casi di condanna per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, di delitti contro la persona o il patrimonio, e di rivolte dentro ai CPR.

Il provvedimento in preparazione contiene altre misure restrittive sull’accoglienza: sui ricongiungimenti familiari, innanzitutto, sui minori non accompagnati, e sulla valutazione dei requisiti per il riconoscimento della protezione e il rilascio del permesso di soggiorno.

Il nuovo disegno di legge introduce misure per attuare il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, una limitata riforma del Regolamento di Dublino, cioè la norma europea che indica come gestire i richiedenti asilo che entrano in territorio europeo, e che entrerà in vigore il prossimo giugno: riduce i diritti delle persone migranti e richiedenti asilo e amplia invece i poteri di espulsione e rimpatrio dei governi. All’interno del ddl, infine, sembra essere stata reinserita una serie di norme stralciate dal cosiddetto pacchetto “Sicurezza”.

Nel comunicato pubblicato dal governo dopo la fine del consiglio dei ministri si dice che il disegno di legge si compone di due parti: la prima introduce norme che entreranno in vigore a seguito della pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale; la seconda parte dà invece un’ampia delega al governo per l’adozione, entro sei mesi, di decreti legislativi necessari a recepire quanto deciso dall’Unione Europea.