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  • Mercoledì 11 febbraio 2026

Cuba è rimasta sola

Tutti i paesi che prima sostenevano il regime ora non possono, o non vogliono, aiutare l'isola contro le pressioni di Trump

Un uccello in gabbia all'Avana, gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Un uccello in gabbia all'Avana, gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Per decenni Cuba ha contato su una rete di paesi amici che la rifornivano praticamente di tutto: l’isola ha una produzione energetica, agricola e manifatturiera scarsa, e ha bisogno di importare molto di quello che consuma. Tra gli alleati ci sono stati, a seconda dei periodi: Messico, Venezuela, Cina e Unione Sovietica (poi Russia).

Da gennaio l’amministrazione statunitense di Donald Trump ha cominciato a fare pressioni economiche e militari e a imporre un blocco quasi totale delle importazioni di petrolio: Cuba può ancora importare altri beni come le derrate alimentari, ma la carenza di carburante sta lentamente strangolando la sua economia. Davanti alle pressioni statunitensi, la rete dei paesi amici di Cuba si è di fatto sfaldata: finora nessuno si è opposto a Trump, se non a parole.

Una situazione simile si era già verificata più di trent’anni fa. Durante la Guerra fredda Cuba aveva stabilito una relazione speciale con l’Unione Sovietica, che aveva interesse a mantenere un regime comunista non lontano dalle coste degli Stati Uniti. Per questo l’Unione Sovietica riforniva l’isola di quasi tutto: derrate alimentari, carburante e beni di prima necessità.

Ma quando l’Unione Sovietica crollò, nel 1991, Cuba entrò in un’enorme crisi economica. Il suo PIL calò del 35 per cento in tre anni, le importazioni di petrolio si ridussero del 90 per cento e la popolazione cominciò a soffrire la fame: le calorie consumate mediamente dai cittadini cubani si ridussero di oltre un terzo. A Cuba ci vollero anni per riprendersi, e gli effetti di quella crisi si sentono ancora.

Nei decenni successivi Cuba non ha davvero risolto i suoi problemi di dipendenza dall’estero, in parte per le difficoltà della sua economia e in parte perché le risorse dell’isola sono effettivamente limitate. Dal 1960 inoltre Cuba è sotto embargo da parte degli Stati Uniti: le aziende statunitensi non possono commerciare con il paese, anche se nel tempo ci sono state numerose eccezioni.

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Dal punto di vista energetico, Cuba produce circa il 40 per cento del petrolio che consuma. Questo petrolio però è difficile da raffinare e viene usato quasi tutto per alimentare centrali per la produzione di energia elettrica. Il carburante per i trasporti deve essere tutto importato. Dal punto di vista alimentare, Cuba importa circa il 30-40 per cento del cibo che consuma, con picchi dell’80 per cento su alcuni prodotti. La dipendenza dall’estero si estende ad altri settori, come quelli tecnologico e industriale.

Fino a pochi mesi fa il principale aiuto per Cuba era il Venezuela: il regime chavista del presidente Nicolás Maduro era ideologicamente affine a quello di Cuba e, come l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, aveva interesse a sostenere un potenziale avversario degli Stati Uniti. Soprattutto, il Venezuela riforniva Cuba di petrolio: inviava tra i 20mila e i 70mila barili di greggio al giorno, parte dei quali veniva rivenduta all’estero dal governo cubano, per fare cassa. Il fabbisogno totale cubano è di circa 100mila barili al giorno.

All’inizio di gennaio però gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela, catturato Maduro e preso il controllo del settore petrolifero del paese. Da quel momento l’afflusso di petrolio verso Cuba è stato completamente interrotto.

L’altro paese storicamente vicino a Cuba è il Messico. Benché sia tradizionalmente un alleato degli Stati Uniti, negli ultimi decenni i suoi governi hanno mantenuto una relazione molto stretta con Cuba, dovuta alla storia dei due paesi. Il Messico ha continuato a commerciare con Cuba e ad aiutare il suo governo nonostante l’embargo statunitense; gli Stati Uniti hanno più o meno sempre tollerato la cosa.

Anche il Messico riforniva Cuba di petrolio, seppure in misura minore rispetto al Venezuela: circa 20mila barili al giorno, negli ultimi tempi. A metà gennaio, però, l’amministrazione Trump ha annunciato che avrebbe imposto dazi contro tutti i paesi che forniscono petrolio a Cuba. A quel punto la presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha suo malgrado interrotto le spedizioni.

Sheinbaum, che fa parte del partito di sinistra Morena, ha fatto sapere che il suo governo sta cercando misure alternative per aiutare Cuba: nei giorni scorsi ha inviato sull’isola due navi militari con oltre 800 tonnellate di aiuti umanitari (soprattutto generi alimentari e prodotti per l’igiene personale). Sta inoltre cercando di trattare con gli Stati Uniti per ottenere la possibilità di inviare almeno una certa quantità di petrolio presentandolo come un aiuto umanitario alla popolazione, e non un sostegno economico al regime cubano.

Preparazioni per un incontro diplomatico tra Cina e Cuba a Pechino, 2019 (REUTERS/Florence Lo)

Preparazioni per un incontro diplomatico tra Cina e Cuba a Pechino, 2019 (REUTERS/Florence Lo)

Altri paesi non hanno mai avuto grandi risorse da offrire a Cuba, ma sostenevano l’isola in altri modi. Il Nicaragua, per esempio, consentiva alle persone cubane di entrare nel proprio paese senza bisogno del visto. Questo faceva sì che molti cubani potessero arrivare in Nicaragua e poi proseguire a piedi verso nord fino a entrare negli Stati Uniti. Su pressione dell’amministrazione Trump, però, il governo del Nicaragua ha interrotto gli ingressi all’inizio di febbraio.

I due più grandi paesi solidali con Cuba sono la Cina e la Russia. La Cina non ha petrolio o idrocarburi da offrire a Cuba, ma ha sempre mantenuto relazioni diplomatiche e commerciali molto strette: tra i due paesi, sostiene la Cina, c’è una «relazione amichevole speciale», fondata sul fatto che entrambi sono regimi guidati da un partito comunista. Nelle ultime settimane la diplomazia cinese ha condannato i blocchi dell’amministrazione Trump contro Cuba e ha promesso di «fornire sostegno e assistenza» all’isola «al meglio delle nostre possibilità». Finora però non sembra che la Cina abbia fatto molto di concreto per migliorare le condizioni dell’isola, che continuano a peggiorare.

Lo stesso vale per la Russia: pur non avendo mai sopperito al vuoto lasciato dall’Unione Sovietica, la Russia per decenni ha continuato a vendere piccole quantità di petrolio a Cuba. Dopo l’embargo statunitense, però, anche i rifornimenti russi si sono fermati. L’ambasciatore russo a Cuba ha detto che le forniture russe di petrolio potrebbero riprendere, ma non ci sono conferme che questo sia avvenuto.

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