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  • Martedì 10 febbraio 2026

In Francia va alla grande un podcast sui momenti peggiori della storia del paese

Quelli di cui solitamente pochi vogliono sentire parlare, e in cui spesso c'entra il nazismo

Philippe Collin durante le registrazioni del podcast Face à l'histoire a Parigi, 28 novembre 2025 (James Hill/The New York Times/contrasto)
Philippe Collin durante le registrazioni del podcast Face à l'histoire a Parigi, 28 novembre 2025 (James Hill/The New York Times/contrasto)

Negli ultimi anni in Francia ha avuto enorme successo il podcast Face à l’histoire (“Di fronte alla storia”), in cui il giornalista Philippe Collin racconta spesso episodi bui e controversi della storia francese, quelli di cui solitamente si parla malvolentieri e che anche per questo in alcuni casi sono poco conosciuti. Il podcast è prodotto dalla radio pubblica Radio France e viene trasmesso dal 2021. In oltre quattro anni ha prodotto più di 300 episodi con decine di milioni di ascolti, ha ispirato libri, programmi tv e spettacoli teatrali e in generale è diventato un prodotto culturale molto discusso e molto popolare. Di recente ne ha parlato anche il New York Times, intervistando Collin.

Una delle serie di Face à l’histoire racconta la storia di Louis-Ferdinand Céline, un celebre scrittore francese della prima metà del Ventesimo secolo, apprezzato ma anche molto discusso per via delle sue idee antisemite e del suo sostegno al nazismo. Un’altra serie è dedicata a Jean-Marie Le Pen, politico di estrema destra fondatore di quello che oggi è il Rassemblement National (e padre dell’attuale leader del partito, Marine Le Pen).

Un’altra ancora parla dei politici e militari francesi che si schierarono con i nazisti: si chiama Sigmaringen, le crépuscule des bourreaux (“Sigmaringen, il crepuscolo dei carnefici”) ed è tra quelle di cui si è parlato di più. Nel 1944, quando gli Alleati iniziarono a liberare la Francia dai nazisti, molti francesi che avevano collaborato con loro (in particolare i politici del governo filo-nazista di Vichy) si rifugiarono nel castello di Sigmaringen, in Germania, per non essere arrestati o uccisi. Speravano che in caso di vittoria della Germania sarebbero potuti tornare al governo in Francia.

È un episodio importante della storia francese, ma anche delicato e poco raccontato. Dopo la guerra si preferì concentrarsi sul fatto che la Francia aveva combattuto contro i nazisti, insieme agli Stati Uniti, al Regno Unito e all’Unione Sovietica, trascurando il fatto che una parte del paese avesse collaborato con loro.

Il trailer (in francese) di “Sigmaringen, le crépuscule des bourreaux”

Philippe Collin non è un esperto di storia. Per anni aveva lavorato come conduttore e giornalista a Radio France; nel 2021 la radio gli propose di fare un primo podcast storico su Napoleone, approfittando del fatto che quell’anno erano passati 200 anni dalla sua morte. Andò così bene che poi iniziò a lavorare a podcast storici a tempo pieno.

Al New York Times ha raccontato che per lui la storia è stata sempre una passione più che un lavoro. C’entrano anche motivi personali: da adolescente scoprì che un prozio a cui era molto affezionato si era arruolato nelle SS, il gruppo paramilitare del regime nazista noto per essere particolarmente brutale. Non riuscendo ad accettarlo, per anni ruppe ogni contatto con lui. Dopo la morte del prozio scoprì che era stato costretto ad arruolarsi: realizzare che le cose erano più complesse di quanto immaginava rafforzò il suo interesse per la storia.

Il castello di Sigmaringen che alla fine della Seconda guerra mondiale ospitò diversi collaborazionisti francesi (Wikimedia Commons)

Il castello di Sigmaringen, in Germania, che alla fine della Seconda guerra mondiale ospitò diversi collaborazionisti francesi (Wikimedia Commons)

Le serie di Face à l’histoire sono lunghe e minuziose. Quella su Sigmaringen per esempio è divisa in otto episodi, e dura complessivamente quasi otto ore: tantissimo per un podcast.

Nelle sue storie Collin dedica molto spazio alle spiegazioni di storici ed esperti, mentre lui si limita a fare da voce narrante e a mantenere il filo del racconto. Nelle puntate ci sono testimonianze d’archivio, diari e documenti dell’epoca. Spesso mescolano reportage giornalistico e racconto storico: la serie su Sigmaringen si apre con Collin e gli storici che hanno collaborato con lui in viaggio verso il castello, e include interviste a persone che ci lavorano oggi. Per la sua ultima serie, dedicata alla Statua della Libertà, è andato negli Stati Uniti.

Uno dei video con cui Collin ha lanciato sui propri social l’ultima serie di “Face à l’histoire”, dedicata alla storia della Statua della Libertà

Che milioni di persone si mettano ad ascoltare serie podcast lunghe e complesse può sembrare un po’ strano. Alla Radiotelevisione Svizzera Collin ha spiegato che secondo lui non è sempre così: negli ultimi anni tante persone si sono abituate a consumare prodotti di lunga durata, in particolare le serie televisive. Molti, ha aggiunto, in effetti sono contenti di «partire per un’epopea».

Collin nei suoi racconti cerca di mantenere un punto di vista oggettivo. Ritiene che le sue storie possano servire anche a capire un po’ meglio la Francia di oggi, un paese litigioso, con un parlamento frammentato e una crescente centralità dell’estrema destra (come succede in molti altri paesi europei), e dove molti abitanti hanno poca fiducia nelle istituzioni. In diverse interviste Collin ha insistito molto sul fatto che per lui raccontare storie come quella su Sigmaringen sia un punto di partenza per riflettere sui problemi di oggi, e fare in modo che più francesi apprezzino e possano condividere quelli che secondo lui sono i «valori della repubblica francese», al di là delle divisioni ideologiche.

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