• Mondo
  • Lunedì 9 febbraio 2026

L’attivista di Hong Kong Jimmy Lai è stato condannato a vent’anni di carcere

Per cospirazione e sedizione, alla fine di un processo diventato il simbolo della repressione della Cina

Jimmy Lai nel 2007 (AP Photo/Kin Cheung)
Jimmy Lai nel 2007 (AP Photo/Kin Cheung)

L’imprenditore dei media e attivista hongkonghese Jimmy Lai è stato condannato a vent’anni di carcere alla fine di un processo che è diventato emblematico dell’erosione delle libertà civili e dell’autonomia della città di Hong Kong dalla Cina. Lai ha 78 anni, è uno dei principali oppositori del governo cinese ed è in carcere dal dicembre del 2020. Era già stato giudicato colpevole a dicembre e si attendeva che il tribunale stabilisse la pena.

Lai è stato condannato con l’accusa di avere cospirato con forze straniere contro il governo cinese: avrebbe chiesto agli Stati Uniti e al Regno Unito di imporre sanzioni contro la Cina (Lai ha anche cittadinanza britannica). È stato inoltre condannato per avere contribuito a organizzare le grandi proteste per la democrazia del 2019. Lai si è sempre dichiarato innocente.

Nello stabilire la pena il tribunale non ha tenuto conto delle sue precarie condizioni di salute: è malato di diabete, e la famiglia ha denunciato che in questi anni di detenzione, trascorsi in isolamento, ha sofferto di palpitazioni e non gli è stato consentito di farsi visitare da medici esterni.

Lai quando fu arrestato, il 18 aprile del 2020 (AP Photo/Vincent Yu)

Per la sua pena sono stati già contati due anni tra quelli che ha già trascorso in carcere: significa che potrà uscire tra 18 anni, quando ne avrà 96. Potrebbe però ottenere uno sconto per buona condotta, che solitamente riduce la pena di un terzo.

Vent’anni sono anche la pena più alta imposta finora per reati di questo tipo sulla base della durissima legge sulla sicurezza nazionale introdotta dal regime nel 2020, che ha sempre avuto l’obiettivo di esercitare più controllo su Hong Kong e limitare le libertà delle persone che ci vivono.

Un gruppo di persone che si erano radunate davanti al tribunale di Hong Kong in attesa della sentenza, il 9 febbraio del 2026 (AP Photo/Chan Long Hei)

Lai è conosciuto all’estero per il ruolo che per anni ha avuto nell’opporsi alla progressiva erosione delle libertà civili a Hong Kong, dopo che nel 1997 il Regno Unito restituì l’ex colonia alla Cina. Nel 1995 fondò Apple Daily, un quotidiano indipendente che divenne espressione del movimento pro democrazia. Nel 2014 e poi nel 2019 Lai si espresse pubblicamente a favore delle grandi proteste per la democrazia, di cui il giornale divenne la voce, prima di essere obbligato a chiudere nel 2021.

È probabile che il futuro di Lai dipenda almeno in parte dalla diplomazia. È un convinto sostenitore di Trump, che in passato aveva promesso che avrebbe fatto «tutto il possibile» per farlo uscire di prigione. Non è però scontato che il governo cinese accetti di inserirlo nelle trattative con gli Stati Uniti, che vertono principalmente sulla guerra commerciale e sui dazi. Funzionari della Casa Bianca hanno detto che Trump ha parlato del caso di Lai col presidente cinese Xi Jinping, quando a ottobre i due si sono visti in Corea del Sud.

– Leggi anche: Il processo che racconta come è finita la libertà di Hong Kong