Il posto in cui si può pagare un caffè con i Bitcoin
È Lugano, che da qualche anno sta portando avanti una specie di esperimento sociale con le criptovalute
di Mariasole Lisciandro

In uno dei bar della piazza principale di Lugano, in Svizzera, si può entrare, ordinare un caffè e pagarlo in Bitcoin e in USDT, due tra le più diffuse criptovalute al mondo. Si può usare anche il LVGA, una moneta digitale della città. Non è una rarità: a Lugano lo fanno centinaia di negozi, locali e attività varie. In città di fatto il franco svizzero è solo una delle quattro valute riconosciute ufficialmente: due peraltro sono criptovalute, strumenti rimasti fino a poco tempo fa ai margini della finanza tradizionale.
Il sistema per i pagamenti alternativi ha reso Lugano un esperimento unico nei paesi avanzati, nonché la città europea più interessante per il settore delle criptovalute: ora attrae start-up e ricercatori da tutto il mondo, ospita una convention annuale con migliaia di partecipanti, e si è a suo modo riscattata dopo anni di stagnazione economica.
Un esperimento del genere sarebbe eccezionale in qualsiasi posto, ma è ancora più strano che sia nato proprio a Lugano, cioè la terza piazza finanziaria della Svizzera, il paese che nel nostro immaginario associamo alle banche e alla finanza istituzionale. In città, in effetti, non tutti sono contenti di tutto questo trambusto.
Come molte innovazioni questo sistema nacque con la pandemia, quando il comune si inventò un sistema di cashback in moneta digitale per aiutare gli esercenti locali, penalizzati dalle restrizioni e dalla nuova abitudine a comprare online. Fu così creato il LVGA (si pronuncia luga), un diminutivo già diffuso negli stemmi della città.

Lo stemma sul cancello all’entrata di un parco a Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
Funziona così: si scarica l’app dedicata, ci si caricano i soldi in franchi svizzeri con la carta, e questi vengono convertiti in LVGA con un tasso di cambio fisso (1 franco equivale a 100 LVGA, circa 1,09 euro). Se si fa un acquisto da 1.000 LVGA, quindi 10 franchi, ne tornano indietro 100, il 10 per cento (o il 5, se si ha il profilo base non verificato). Ovviamente in forma di LVGA.
I LVGA non possono mai essere riconvertiti in franchi: dunque rimangono all’interno di un “borsellino” digitale e possono essere ottenuti e spesi soltanto a Lugano per transazioni sopra i 5 franchi. Il cashback può arrivare al valore massimo di 500 franchi: vincoli del genere hanno di fatto impedito fenomeni di speculazione.
Tecnicamente i LVGA non sono una criptovaluta ma un token, cioè una sorta di gettone digitale che si può usare solo in determinati contesti, in questo caso per fare acquisti nella città di Lugano. Diversi comuni svizzeri stanno contattando l’amministrazione di Lugano per replicare il progetto del LVGA da loro, chiedendo di condividerne la tecnologia. Non è facile, infatti, creare un sistema del genere da zero: servono soldi e competenze, e Lugano ci ha investito per una convinzione soprattutto politica.
Il comune usa i LVGA anche per alcune sue politiche, come per esempio il “bonus cultura” che rende disponibile a chi compie 18 anni: equivale a 200 franchi svizzeri che vengono pagati in LVGA, e che quindi possono essere spesi solo nelle attività culturali della città (musei, cinema, librerie, e via così). Alcune aziende locali danno bonus ai dipendenti in LVGA, che oggi sono accettati in più di 400 esercenti di Lugano tramite un POS dedicato, simile a quello delle normali carte.

L’esercente di un bar che fa pagare in LVGA, Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
Nel sistema dei LVGA sono coinvolte attività nei settori più vari: negozi di abbigliamento, gioiellerie, concessionari, bar, ristoranti, alberghi. Li accettano anche molti avvocati e commercialisti. Il comune ha volutamente escluso i supermercati e le grandi catene, perché l’obiettivo è incentivare solo le attività locali. C’è un’unica eccezione: i due McDonald’s della città, il cui proprietario è impallinato di criptovalute e ha molto insistito per potere aderire al sistema.
I titolari di bar e ristoranti con cui ha parlato il Post sono molto soddisfatti dei LVGA: secondo le statistiche del comune sono anche quelli da cui passa la stragrande maggioranza delle transazioni.
Lo stesso comune accetta pagamenti in LVGA per imposte e multe, mentre per motivi burocratici sono esclusi i trasporti pubblici e i distributori di benzina. In ogni caso i posti in cui accettano i LVGA sono riconoscibili: l’app dedicata ha una mappa che mostra dove sono gli esercenti convenzionati, che in ogni caso espongono sulla porta un adesivo col simbolo del LVGA, dei Bitcoin e degli USDT. Dal 2022 infatti il sistema dei LVGA si è aperto anche a queste due criptovalute. Ma perché un sistema del genere è nato proprio qui?

Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
Tutto è partito dal fatto che all’esperimento dei LVGA si interessò Tether, una delle più importanti società di criptovalute al mondo. Ha sede a El Salvador, un paese dove le criptovalute sono molto diffuse e dove fino a un anno fa il Bitcoin era valuta legale.
Proprio a Tether appartiene USDT, la seconda criptovaluta accettata a Lugano: è una stablecoin, il cui valore è legato a quello del dollaro ed è quindi meno soggetta a cambi repentini e importanti del suo valore. È la terza criptovaluta al mondo per capitalizzazione, cioè per il valore di tutti gli USDT in circolazione, dopo i Bitcoin (la prima) ed Ethereum (la seconda).
Nel 2022 il comune di Lugano e Tether conclusero un accordo che si chiama “Plan ₿” (con la B di Bitcoin), che prevede sostanzialmente due cose: l’affiancamento delle criptovalute al sistema di pagamento coi LVGA, e la creazione di una fondazione per incentivare la ricerca, la conoscenza e la divulgazione sulle criptovalute, il cui presidente è il sindaco della città.

La statua del creatore dei Bitcoin, Satoshi Nakamoto, Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
La prima è stata relativamente semplice da applicare: il LVGA usava già la tecnologia blockchain, che è la stessa delle criptovalute. L’attuale sindaco Michele Foletti racconta di non aver voluto aprire a tutte le criptovalute, ma solo ai Bitcoin e gli USDT, perché più diffuse e relativamente più stabili: cosa vera in certa misura per gli USDT, visto che sono ancorati al dollaro, ma abbastanza discutibile per i Bitcoin, che invece mostrano spesso ampie fluttuazioni nel loro valore.
Di solito l’instabilità e l’opacità di questi strumenti alimentano una generale diffidenza verso le criptovalute; diffidenza che a Lugano a dire di Foletti è stata superata perché dietro l’intera operazione c’era proprio il comune.
Luca Schenini è il funzionario comunale che più si è occupato della relazione con gli esercenti. Racconta che il rapporto di fiducia instaurato con gli esercenti per il LVGA si è poi esteso alle criptovalute: oggi il 90 per cento delle attività che accettavano il LVGA fa lo stesso con Bitcoin e USDT. Schenini aggiunge che il rischio di perdere soldi per chi accetta Bitcoin e USDT è ridotto perché il sistema li converte subito in franchi svizzeri: quindi l’esercente non si espone alle fluttuazioni del loro valore.

Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
Gli esercenti con cui ha parlato il Post hanno raccontato esperienze molto diverse, che ovviamente cambiano anche in base al settore. Alberto Prandoni è il gestore della gioielleria Boite d’Or, in pieno centro, e racconta che a lui capita raramente di ricevere pagamenti in LVGA, mentre abbastanza frequentemente in criptovalute. E non ha nessun problema ad accettarle, perché si convertono subito in franchi: «se me le tenessi mi esporrei a un rischio di fluttuazione che non saprei gestire. Così mi sento totalmente a mio agio», dice.
Alla galleria d’arte Imago, invece, raccontano che soltanto una volta è capitato che un cliente pagasse in USDT. Al contrario riceve abbastanza pagamenti in criptovalute Gabbani, una storica gastronomia del centro, il cui commesso dice che sono comunque molto, molto più frequenti quelli in LVGA.

La salumeria Gabbani, che accetta pagamenti in bitcoin e LVGA, Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
Mentre il LVGA fu un progetto che almeno all’inizio ricevette un sostegno trasversale da parte di tutta la politica, le cose sono andate diversamente per le criptovalute. Foletti è esponente della Lega dei Ticinesi, un partito conservatore e sovranista paragonabile alla Lega italiana: guida una maggioranza di centrodestra, che sostiene il progetto. L’opposizione di sinistra invece chiede da tempo che il comune ci ripensi, e che allenti i legami con Tether.
Raoul Ghisletta fa parte della giunta di Lugano, è esponente del Partito Socialista, ed è molto critico verso il progetto, che reputa «sconsiderato e anti-etico»: soprattutto per il rischio di far arrivare in città soldi di attività criminali e di riciclaggio. Nel 2025 secondo alcune stime sono stati impiegati circa 82 miliardi di dollari di criptovalute in attività di riciclaggio, in aumento di 10 miliardi rispetto al 2024. Da anni poi sappiamo che la produzione di criptovalute ha costi enormi per l’ambiente. Qualche tempo fa Ghisletta è stato promotore di una mozione che chiedeva al comune di tornare indietro sulla sponsorizzazione delle criptovalute: la maggioranza l’ha respinta.
È evidente che tutto il progetto si regge sulla volontà e l’iniziativa dell’attuale maggioranza politica: non è chiaro che direzione potrà prendere qualora in futuro dovesse vincere uno schieramento diverso. Secondo Giacomo Zucco, vicepresidente di Plan ₿, molto dipenderà dai risultati del secondo pilastro del progetto, cioè da tutto l’ecosistema di startup e ricerca che l’iniziativa sta generando, e che si sta radunando dentro il POW Space, un palazzo di cinque piani in pieno centro a Lugano che un tempo era la sede di una banca e che ora ha uffici molto stravaganti.

Gli uffici del POW Space a Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
All’interno un po’ ovunque ci sono richiami al mondo delle criptovalute: interi muri tempestati di codici, una gigantografia del paper con cui furono ideati i Bitcoin, e richiami continui al progetto dei Bitcoin a El Salvador (di cui peraltro Zucco è console onorario in Svizzera proprio per il suo ruolo all’interno della fondazione).

Giacomo Zucco, vice presidente di Plan ₿ e con accanto le bandiere della Svizzera e di El Salvador, Lugano, 21 gennaio 2026 (Mariasole Lisciandro/il Post)
Zucco nella pratica è responsabile di aggregare decine di startup e progetti che hanno a che fare con le criptovalute e la blockchain, che lui seleziona personalmente. Sono centinaia di persone che hanno deciso di trasferirsi a Lugano attratte dall’esperimento della città e inevitabilmente dai soldi che Tether mette a disposizione per finanziare progetti di ricerca e posti di lavoro. L’obiettivo è radicare questo settore in città, creando una sorta di distretto.



