Alcuni quiz di Mediaset non daranno più premi in gettoni d’oro
Interrompendo una tradizione della televisione che dura da decenni, ma che è sempre stata una mezza fregatura per chi vinceva

Il conduttore televisivo Gerry Scotti ha annunciato durante le ultime puntate della Ruota della Fortuna e di Chi vuol essere milionario? che questi due programmi, trasmessi su Mediaset, non daranno più ai vincitori i premi in classici gettoni d’oro, ma in denaro. Scotti ha detto che erano anni che chiedeva questo cambiamento alla produzione delle sue trasmissioni, e che ora le vincite saranno erogate «in soldi reali». I gettoni d’oro hanno un corrispettivo in soldi reali, ma richiedono un processo più laborioso e costoso di conversione, che riduce anche di molto il valore della vincita.
Le vincite in gettoni d’oro sono però il sistema che i programmi televisivi hanno studiato per aggirare una vecchia legge che proibiva loro di dare denaro ai vincitori, perché altrimenti sarebbero stati considerati giochi d’azzardo. Dagli anni Cinquanta iniziarono quindi a erogare le vincite in gettoni d’oro, e continuano a farlo nonostante una sentenza del TAR del Lazio del 2018 abbia stabilito che, a determinate condizioni relative alla trasparenza del gioco e alla selezione dei concorrenti, i premi possano essere pagati anche in denaro.
Finora i programmi di Gerry Scotti sono gli unici ad averne approfittato, mentre tutti gli altri continuano a usare i gettoni d’oro. Per le case di produzione non c’è una grande differenza, neanche con tutte le grandi fluttuazioni dell’oro di questi anni, mentre le cose cambiano molto per chi deve riscuotere la somma, su cui gravano tutti i rischi e gli oneri.
Le case di produzione si affidano alle società che si occupano di lavorazione e commercio di oro e metalli preziosi, che contattano una volta che hanno un montepremi da erogare: non hanno scorte di gettoni, ma li comprano via via in base alle necessità proprio per non accollarsi il rischio di avere oggetti il cui valore può cambiare da un giorno all’altro a seconda di come va il mercato.
Funziona così: il concorrente vince una certa somma, per esempio 100mila euro, e dopo un certo periodo di tempo, generalmente qualche mese, viene contattato dall’azienda incaricata per il ritiro della sua vincita. Riceverà il corrispettivo in oro a un valore prestabilito, tipicamente quello alla data della vincita: se nel frattempo il valore dell’oro è sceso, ci avrà rimesso; nel caso opposto, ci avrà guadagnato.
Sebbene nel linguaggio comune si chiamino gettoni d’oro, il vincitore spesso non riceve davvero gettoni, ma monete o lingotti, due tagli comuni dell’oro da investimento trattati solo da operatori specializzati e autorizzati dalla Banca d’Italia. Sono gli stessi che si trovano in commercio.

Monete d’oro in un centro specializzato di Monaco, in Germania (AP Photo/Matthias Schrader)
In altri casi ricevono davvero gettoni d’oro coniati apposta per il programma televisivo, e che hanno il simbolo dell’emittente: in questo caso sono trattati dai cosiddetti “banchi metalli”, che fondono oro e li realizzano su commissione.
Il valore dell’oro consegnato dall’azienda incaricata, a prescindere dalla forma, è già decurtato di alcune somme che trattiene la casa di produzione, e che riducono la vincita di almeno il 40 per cento.
Le somme in palio nei giochi televisivi sono sempre al lordo delle imposte, quindi chi vince deve innanzitutto pagare quelle previste dalla legge sulle vincite: dalla somma complessiva viene trattenuta una ritenuta d’acconto del 20 per cento, cioè un’imposta che la casa di produzione paga per conto di chi ha vinto. Nel nostro esempio di vincita di 100mila euro sono 20mila euro, e quindi l’importo complessivo si riduce a 80mila.
Ci sono poi le imposte sull’oro che la casa di produzione ha pagato al momento dell’acquisto, e che cambiano a seconda dell’oro in questione. Se l’oro ha una purezza tale da essere considerato oro da investimento (come quello delle monete e dei lingotti, superiore a 900 parti d’oro su mille) non c’è l’IVA ma un’imposta sostitutiva del 20 per cento. Se ha una purezza inferiore e non è oro da investimento, come quello dei gettoni, allora c’è l’IVA al 22 per cento (che in questo caso specifico l’azienda non può detrarre). La casa di produzione di solito si rivale sul vincitore in entrambi i casi, e quindi gli trattiene una somma che sulla vincita da 100mila euro può essere di 20 o 22 mila euro.
A questo punto chi ha vinto si ritrova con 58 o 60mila euro in gettoni d’oro, e deve capire che farsene. Le opzioni sono due: tenersi i gettoni d’oro o convertirli subito in denaro.
Se decide di tenerli in oro l’azienda incaricata predispone il trasporto tramite portavalori, con una spesa che va in percentuale di quanto trasportato. Il vincitore può poi decidere di venderli in autonomia in futuro, e ci guadagnerà se nel frattempo il prezzo dell’oro sarà salito. Se vende oro da investimento dovrà poi pagare anche l’imposta del 26 per cento sui guadagni da investimento.
In questo video Eleonora Riso, la vincitrice dell’edizione 2024 di MasterChef, racconta com’è andata la conversione dei gettoni, e di essersi pentita di non esserseli tenuti
L’alternativa è convertirli subito tramite l’azienda che sta consegnando i gettoni, che è un operatore autorizzato al commercio dell’oro. In questo caso applicherà una commissione per l’acquisto, che anche qui è in percentuale del valore del bene (solitamente il 5 per cento). Solo a questo punto chi ha vinto ottiene la somma vinta al netto di tutto.
È chiaro quindi che buona parte della vincita va in tasse e in commissioni, e che la scelta dei programmi di Gerry Scotti va soprattutto a tutela dei concorrenti: il conduttore ha detto che riceveranno una somma in denaro solo al netto della ritenuta d’acconto del 20 per cento, cioè l’imposta sulle vincite. Per le case di produzione non cambia molto, perché dovranno sborsare sempre la stessa cifra.
Se altri programmi dovessero decidere di cambiare metodo di pagamento, le cose potrebbero invece cambiare per le società che trattano l’oro, che rischiano di perdere le commesse delle case di produzione, e i relativi guadagni.
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