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  • Mercoledì 4 febbraio 2026

La Colombia produce più cocaina che mai

Molta di più anche rispetto agli anni Novanta, con più campi e più gruppi criminali: è un problema anche per i rapporti con Trump

Un guerrigliero di un gruppo dissidente fuoriuscito dalle FARC davanti a un campo di coca nella regione del Micay Canyon, nel 2024 (AP Photo/Fernando Vergara)
Un guerrigliero di un gruppo dissidente fuoriuscito dalle FARC davanti a un campo di coca nella regione del Micay Canyon, nel 2024 (AP Photo/Fernando Vergara)

Nel loro incontro di martedì alla Casa Bianca, il presidente statunitense Donald Trump e quello colombiano Gustavo Petro hanno parlato anche di narcotraffico. La Colombia è il maggior produttore di cocaina al mondo: dal 2014 la produzione è in continuo aumento, e dal 2022 è quasi raddoppiata. Nel paese non ce n’è mai stata così tanta, molta di più anche rispetto agli anni Novanta, l’epoca in cui i cartelli colombiani erano più potenti. Buona parte del prodotto finale finisce nel mercato statunitense: Trump negli scorsi mesi ha accusato Petro e il governo colombiano di non fare abbastanza per fermare il narcotraffico, il presidente colombiano si è difeso contestando i dati sulla produzione e puntando invece su quelli sui sequestri, a loro volta più alti che mai.

La Colombia produce circa due terzi della cocaina mondiale: è la stessa quota dell’inizio degli anni Duemila, ma nel mondo ne circola molta di più. La domanda è sempre alta ed è un commercio remunerativo: la produzione, il traffico e la vendita permettono agli intermediari di guadagnare moltissimo.

Contadini al lavoro nelle coltivazioni di coca nella regione del Micay Canyon (AP Photo/Fernando Vergara)

La produzione in Colombia aumenta perché ci sono più campi coltivati, e sono più densi e produttivi. Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, in Colombia i campi dove è coltivata la pianta di coca occupavano nel 2024 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati) più di 2.600 chilometri quadrati, oltre quattro volte la superficie del 2012. Nello stesso periodo la produzione è cresciuta di nove volte, superando le 3mila tonnellate l’anno: è aumentata cioè anche la produttività delle coltivazioni. Piante più resistenti garantiscono raccolti più abbondanti, e su 10mila metri quadrati di terreno si possono piantare oggi 36mila piante, contro le 12mila degli scorsi decenni.

Secondo l’ONU se ne produce oggi venti volte di più che nel 1990, anche se i dati non sono perfettamente confrontabili: le tecniche di rilevazione negli anni Novanta erano molto meno precise e accurate (mancavano ad esempio foto satellitari ad alta qualità) e nonostante col tempo si sia cercato di “armonizzare” i risultati, cioè renderli compatibili con un reale confronto, non è una stima sicura.

Sono aumentati anche i sequestri: 900 tonnellate nel 2024, 2.700 durante il mandato di Petro, iniziato nel 2022. I servizi di sicurezza colombiani dicono di distruggere un laboratorio dedicato alla produzione di cocaina ogni 40 minuti. La repressione non tiene però il passo della produzione.

La lotta contro il narcotraffico ha influenzato le relazioni fra Stati Uniti e Colombia sin dagli anni Ottanta: la Colombia è stata per decenni il principale alleato degli Stati Uniti in Sudamerica, e nei decenni ha ricevuto 14 miliardi di dollari di aiuti dalle varie amministrazioni statunitensi. Fra il 2010 e il 2015 le politiche congiunte sembravano funzionare: la dimensione dei terreni dedicati alla coltivazione della coca e la produzione erano scese parecchio, soprattutto grazie a massicce campagne di fumigazione aerea con l’uso di glifosato, un erbicida efficace contro le piante di coca, ma catalogato come probabile cancerogeno dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Nel 2015 una sentenza della Corte costituzionale colombiana ha vietato le fumigazioni aeree, considerate pericolose per la salute e per l’ambiente. Distruggere i campi attraverso l’eradicazione manuale è però molto meno efficace, più complesso e pericoloso, perché gli incaricati del governo sono spesso attaccati dagli uomini dei gruppi criminali posti a difesa delle coltivazioni.

Il governo di Petro, ex guerrigliero di sinistra, ha preferito concentrare gli sforzi sull’intercettare i commerci e le vendite, e ricercare i leader dei gruppi, piuttosto che attaccare le coltivazioni. I risultati sono stati contrastanti, e dalle prossime settimane il governo colombiano potrebbe riprendere le fumigazioni, ora con i droni. Si ritiene che farle da altitudini più basse potrebbe superare divieti legali, perché risulterebbe meno impattante a livello ambientale.

Petro mette in discussione anche i dati annuali sulla produzione, ritenendo che le stime delle Nazioni Unite siano errate e non credibili. L’ufficio dell’ONU valuta le dimensioni della produzione con una metodologia discussa: ha diviso la Colombia in quattro macro-aree e ogni anno compie le sue rilevazioni su una sola, valutando terreni dedicati e produttività e arrivando a una stima complessiva. Negli ultimi anni si è basato su due delle zone dove la produzione è maggiore, quella del Pacifico nel 2023 e quella del Catatumbo nel 2024: secondo Petro l’aumento del 53 per cento del 2023 è dovuto a questo procedimento, che giudica errato.

Raccolta delle foglie di coca in Colombia nel 2024 (AP Photo/Fernando Vergara)

Altri dati però sono meno contestabili: il governo dice che in Colombia nel luglio del 2025 c’erano 21.958 membri di gruppi illegali armati, una definizione che comprende i gruppi criminali ma anche quelli guerriglieri che non hanno aderito al progetto politico della cosiddetta “Paz Total” (“Pace totale”), l’ambizioso programma di riconciliazione nazionale su cui Petro ha puntato molto. Sono il 45 per cento in più rispetto al 2022 e circa il triplo del 2018, quando erano stimati in 7.750: i membri dei gruppi armati sono più oggi che un decennio fa, quando fu firmato l’accordo che chiudeva la guerra con i guerriglieri delle FARC.

Uno dei processi con cui vengono lavorate le foglie di coca per essere trasformate in pasta di coca (AP Photo/Fernando Vergara)

Le bande illegali che operano nel settore del narcotraffico sono meno grandi e organizzate rispetto ai tempi del cartello di Medellín e di Pablo Escobar, ma sono molto più numerose, frammentate e sostituibili (quando vengono smantellate dalle forze di polizia). Gruppi diversi gestiscono la coltivazione e la raccolta delle foglie, la protezione dei raccolti e delle rotte del contrabbando, la produzione della pasta di cocaina (il prodotto grezzo) e poi la trasformazione nel cloridrato di cocaina (la polvere bianca) e il suo trasferimento verso i mercati di consumo.

In alcuni casi il controllo di particolari zone causa guerre fra gruppi criminali, come quella in corso nella regione di Catatumbo fra Esercito di Liberazione Nazionale (storica guerriglia di sinistra) e gruppi dissidenti delle FARC che non hanno accettato il trattato di pace del 2016: le milizie di guerriglieri combattono principalmente per il controllo delle coltivazioni e delle rotte della coca, attraverso cui si finanziano.