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  • Martedì 3 febbraio 2026

Inizia un grande restauro del “Giudizio Universale” di Michelangelo

Dopo quello storico finito nel 1994: servirà a ripristinare i colori originali dell'affresco, su cui si è depositata una patina biancastra 

Le impalcature sul Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, 2 febbraio 2026 (ANSA/Vatican News)
Le impalcature sul Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, 2 febbraio 2026 (ANSA/Vatican News)

Nei prossimi giorni inizierà un imponente restauro del Giudizio Universale di Michelangelo, uno degli affreschi più famosi del mondo, che si trova sulla parete dietro all’altare all’interno della Cappella Sistina, in Vaticano. Lunedì è iniziato il montaggio delle impalcature, che dovrebbero restare alla base dell’affresco per circa tre mesi, quando si prevede che sarà terminato il restauro.

Nel frattempo la Cappella Sistina resterà aperta e sarà visitabile: Vatican News scrive che i restauratori lavoreranno dietro un grande telo che riproduce ad alta definizione l’immagine dell’affresco, visto che i ponteggi ne copriranno l’intera superficie.

Il restauro che sta per iniziare è il più esteso dopo quello terminato nel 1994: fu un lavoro imponente, durato quattordici anni ed esteso anche alle volte della Cappella Sistina. Permise di valorizzarne gli affreschi rendendone nuovamente visibili i colori brillanti originali, resi opachi e più scuri dal tempo.

Un commento autorevolissimo del restauro della Cappella Sistina e del Giudizio Universale in una trasmissione Rai del 1989, che fa vedere anche com’era l’affresco prima che iniziasse la pulizia: molto, molto più buio e ricoperto da uno spesso strato di sporcizia dovuta tra le altre cose al fumo delle candele 

Anche in questo caso il restauro ha come obiettivo il ripristino della brillantezza cromatica dell’affresco: il capo restauratore del Laboratorio di restauro dipinti e materiali lignei dei Musei Vaticani, Paolo Violini, ha detto che negli anni si è depositata sulla superficie del Giudizio Universale «una diffusa velatura biancastra», dovuta a quella che ha definito una «deposizione di microparticelle di sostanze estranee veicolate dai movimenti d’aria», che ha reso meno visibili i contrasti tra chiari e scuri dell’affresco e i suoi colori originali.

La Cappella Sistina è visitata ogni giorno da decine di migliaia di persone, con flussi che hanno un impatto sullo stato di conservazione degli affreschi, nonostante le molte misure per mantenerli in buone condizioni. Queste misure comprendono operazioni annuali per rimuovere i depositi che si accumulano sulle pareti: si svolgono d’inverno, ogni giorno per un mese, dopo la chiusura al pubblico, su piattaforme mobili che permettono al personale di controllare l’umidità delle pareti, la presenza di eventuali contaminanti, le condizioni dell’intonaco e delle pitture.

Oltre a questo, nella Cappella la temperatura viene mantenuta in condizioni climatiche speciali: tra i 22 e i 24 gradi, con un’umidità mai superiore al 60 per cento, con quattro diffusori che ricambiano continuamente l’aria e sensori in grado di monitorare le condizioni dell’aria. Tutto questo serve a evitare che la costante presenza di visitatori finisca per compromettere l’aspetto degli affreschi, visto che i corpi umani emanano calore e anidride carbonica e quindi alterano le condizioni dell’aria all’interno di uno spazio chiuso.

Per come sono stati allestiti, i ponteggi dovrebbero permettere a circa 10-12 persone di lavorare contemporaneamente al restauro, ha detto Violini. L’intervento verrà sostenuto dai Patrons of the Arts in the Vatican Museums, un’organizzazione non profit che si occupa della tutela dei Musei Vaticani per mezzo di fondi ricevuti da donatori privati. Oltre che il Laboratorio di restauro dipinti e materiali lignei dei Musei Vaticani, nel restauro sono coinvolti anche altri enti dei Musei, come il Gabinetto di Ricerche scientifiche, l’Ufficio del Conservatore e il Laboratorio fotografico.

Il Giudizio Universale fu realizzato nel Cinquecento: fu commissionato a Michelangelo nel 1533 da papa Clemente VII, e la sua realizzazione iniziò durante il papato del suo successore, Paolo III. Fu completato nel 1541, con oltre 180 metri quadrati di superficie dipinta e 391 figure rappresentate al suo interno.