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  • Domenica 1 febbraio 2026

Le pressioni di Trump su Cuba stanno diventando insostenibili

Gli Stati Uniti stanno cercando di bloccare tutte le forniture di petrolio all'isola, e le conseguenze potrebbero essere gravi

L'Avana, 12 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa) (AP Photo/Ramon Espinosa)
L'Avana, 12 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa) (AP Photo/Ramon Espinosa)
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Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione economica su Cuba, impedendo l’arrivo sull’isola di risorse di vario tipo e soprattutto del petrolio. L’obiettivo esplicito è di strangolare l’economia dell’isola e provocare la caduta del regime che lo governa dal 1959.

All’inizio di gennaio, poco dopo l’attacco statunitense contro il Venezuela, Trump aveva minacciato apertamente Cuba ma aveva detto che non c’era bisogno di un attacco militare, perché secondo lui il regime «sembra che stia venendo giù» da solo. Settimane di pressione stanno avendo qualche effetto. Sabato Trump ha detto che il suo governo ha «iniziato a parlare con Cuba», indicando che potrebbero essere in corso dei negoziati di qualche tipo, anche se non sappiamo su cosa e in quali termini.

Le pressioni erano cominciate a metà dicembre, quando la marina statunitense aveva cominciato a intercettare le spedizioni di petrolio dal Venezuela verso Cuba. Dopo l’attacco di gennaio contro il Venezuela, Trump aveva poi bloccato completamente tutte le esportazioni a Cuba.

L'Avana, 13 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

L’Avana, 13 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Cuba produce poco petrolio ed è in gran parte dipendente dalle importazioni dall’estero per la sua energia. Per decenni, il fornitore principale di Cuba era stato il Venezuela, che inviava greggio a prezzi di favore anche per ragioni di solidarietà politica tra i due governi. A seconda del periodo, il Venezuela inviava a Cuba tra i 20 e i 70 mila barili di greggio al mese, parte dei quali veniva rivenduta all’estero dal governo cubano, per fare cassa. Il fabbisogno totale cubano è di circa 100 mila barili al mese.

Senza il petrolio venezuelano, negli ultimi mesi Cuba è stata rifornita in parte dal Messico, che ha inviato circa 20 mila barili al mese. La presidente del paese Claudia Sheinbaum ha presentato l’invio di greggio come un intervento umanitario sostenendo, correttamente, che senza fonti di energia disponibili la popolazione cubana avrebbe sofferto.

Ma questa settimana gli Stati Uniti hanno annunciato che avrebbero imposto dazi del 10 per cento contro tutti i paesi che forniscono petrolio a Cuba. L’amministrazione Trump ha inoltre aumentato la pressione sul Messico per interrompere le forniture. Di conseguenza la presidente Sheinbaum ha detto che il suo governo «non vuole dazi contro il Messico», e ha fatto capire che sta cercando modi alternativi per aiutare Cuba.

L'Avana, 26 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

L’Avana, 26 gennaio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

Non è ancora chiaro cosa succederà, ma senza il petrolio messicano Cuba, che già si trova in condizioni molto dure, potrebbe entrare in una crisi umanitaria ancora più seria. Nelle ultime tre settimane il peso cubano, la valuta locale, ha perso il 10 per cento del suo valore sul dollaro, facendo aumentare i prezzi dei beni di prima necessità. La benzina è estremamente costosa e a volte introvabile, e molto spesso i trasporti pubblici e privati sono bloccati perché manca il carburante.

Sabato Trump ha detto: «Non deve per forza diventare una crisi umanitaria. Penso che dovrebbero venire da noi e fare un accordo, così Cuba tornerà libera. Penso che saremo gentili».