Gli scontri a Torino durante il corteo per l’Askatasuna
Sono avvenuti al termine di una manifestazione molto partecipata e pacifica: sono state ferite alcune decine di persone

A Torino ci sono stati scontri in chiusura alla manifestazione organizzata in sostegno dell’Askatasuna, lo storico centro sociale cittadino sgomberato a metà dicembre per motivi ancora poco chiari. Durante gli scontri sono state ferite decine di persone, sia tra i manifestanti che tra gli agenti, ma non ci sono ancora numeri ufficiali. La polizia ha detto di averne fermate una decina: l’agenzia Ansa parla di almeno due arresti e tre denunce.
Un video che sta circolando in queste ore mostra un agente aggredito a calci e pugni da un gruppo di manifestanti, uno dei quali lo colpisce con un martello. Stando a quanto riferisce la Rai, l’agente ferito ha subìto contusioni ma non è in condizioni gravi. È un ventinovenne, che è stato poi portato all’ospedale Le Molinette: il direttore sanitario ha detto che sarà dimesso domenica.
Attorno alle 18, quando il corteo si è avvicinato alla sede in corso Regina Margherita, un gruppo di persone con il volto coperto ha lanciato petardi, fumogeni e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni e idranti; altre hanno lanciato sedie e tavoli presi dai dehors di bar e ristoranti chiusi, mentre altre ancora hanno dato fuoco ad alcuni cassonetti dell’immondizia e a un mezzo blindato della polizia.
Prima la polizia ha caricato un gruppo di manifestanti per cercare di disperderli dietro al Campus Einaudi, vicino alla sede dell’ex centro sociale; poi gli scontri sono continuati nella zona di corso Regio Parco, poche centinaia di metri a nord, in direzione del cimitero monumentale. In una nota, la Rai ha detto che la giornalista Bianca Leonardi e un operatore della troupe del programma Far West sono stati aggrediti, minacciati e costretti ad allontanarsi da un gruppo di persone mentre cercavano di documentare i fatti.
La maggior parte dei manifestanti, che secondo le prime stime erano tra i 15 e i 20mila, stava partecipando al corteo in maniera pacifica e si è allontanata.

Manifestanti e agenti di polizia durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, 31 gennaio 2026 (ANSA/BRUNO BRIZZI)
A inizio pomeriggio migliaia di persone di tutte le età si erano riunite davanti alle stazioni di Porta Susa e Porta Nuova per prendere parte alla manifestazione, a cui hanno partecipato anche gruppi anarchici, comitati locali, sostenitori del Movimento No Tav e sigle sindacali come Cobas e Usb. Prima dei disordini il corteo unito aveva sfilato in maniera molto tranquilla lungo il Po assieme alle persone che si erano concentrate davanti a Palazzo Nuovo, sede delle discipline umanistiche dell’Università di Torino.
A metà settimana l’ateneo era stato occupato in risposta alla chiusura straordinaria decisa per venerdì e sabato dalla rettrice Cristina Prandi, per motivi di sicurezza, per via di una festa organizzata dagli studenti proprio in sostegno all’Askatasuna.

La polizia in tenuta antisommossa durante il corteo a Torino, 31 gennaio 2026 (ANSA/Alessandro Di Marco)
Domenica mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al presidente della regione Piemonte Alberto Cirio, è andata a fare visita all’agente del video e a un collega che si trova nello stesso ospedale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha visitato il comando provinciale dei carabinieri di Torino e sul suo profilo X ha scritto che gli scontri sono stati portati avanti da «oltre 1000 persone organizzate militarmente», divise «in due grandi blocchi».
Le violenze sono state condannate anche da Marco Grimaldi, vice capogruppo alla Camera di Alleanza Verdi e Sinistra (di cui c’erano diversi membri presenti al corteo), dal segretario di +Europa Riccardo Magi e dall’ANPI, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
L’Askatasuna, uno dei centri sociali più noti d’Italia, si trovava da quasi trent’anni in un palazzo occupato del quartiere Vanchiglia, non lontano dal centro storico di Torino, fra la Dora Riparia e il Po. Lo sgombero è stato compiuto al termine di perquisizioni iniziate per una serie di disordini e atti vandalici, legati in parte all’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa di fine novembre.
Il sindaco del PD Stefano Lo Russo aveva fatto decadere il patto di collaborazione avviato nel 2024 per rendere l’edificio un «bene comune», quando durante le perquisizioni erano state trovate sei persone che ci dormivano, in violazione degli accordi. È però difficile pensare che lo sgombero fosse stato deciso durante la perquisizione, e che non fosse già stato previsto.

Un cassonetto dell’immondizia incendiato a Torino, 31 gennaio 2026 (ANSA/Alessandro Di Marco)
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