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  • Giovedì 29 gennaio 2026

In Champions League Antonio Conte proprio non ce la fa

L'ultima volta che i campioni d'Italia in carica non si erano qualificati per la fase finale era stata 12 anni fa: indovinate chi era l'allenatore

Antonio Conte durante una partita di questa stagione di Champions League, 10 dicembre 2025 (Zed Jameson/MB Media/Getty Images)
Antonio Conte durante una partita di questa stagione di Champions League, 10 dicembre 2025 (Zed Jameson/MB Media/Getty Images)
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Mercoledì sera il Napoli allenato da Antonio Conte è stato eliminato dalla Champions League alla prima fase del torneo, arrivando 30esimo su 36 squadre nel girone unico. È un risultato deludente e inaspettato: negli ultimi 25 anni era successo solo un’altra volta che la squadra campione d’Italia in carica non si qualificasse per le fasi finali della Champions League.

Era la Juventus della stagione 2013/2014 e il suo allenatore era proprio Antonio Conte, che in Champions League non ha mai ottenuto buoni risultati nonostante sia considerato uno dei migliori allenatori della sua generazione (non solo in Italia).

E dire che è stato uno dei pochissimi calciatori della storia della Juventus a vincerne una, nel 1996 e giocando titolare.

Antonio Conte festeggia un gol segnato contro i Rangers nella fase a gironi della Champions League 1995-1996, l’ultima vinta dalla Juventus, 18 ottobre 1995 (Mark Thompson/ALLSPORT)

Nelle sette edizioni a cui ha partecipato da allenatore (con Juventus, Inter, Chelsea, Tottenham e Napoli) è stato eliminato quattro volte ai gironi, due volte agli ottavi e una volta ai quarti, nel 2013. E nelle 50 partite allenate in Champions League ha messo insieme 17 vittorie, altrettante sconfitte e 16 pareggi. Sono numeri davvero modesti per un allenatore di alto livello come Conte, che è stato spesso capace di portare squadre in crisi a vincere lo Scudetto in tempi rapidi. È l’unico allenatore ad aver vinto la Serie A con tre squadre diverse (Napoli, Juventus e Inter); con il Chelsea, nel 2017, vinse pure la Premier League, il campionato inglese e il più competitivo al mondo.

I risultati di Conte in Champions sono considerati scarsi anche perché vengono spesso messi a confronto con quello che di buono fa in campionato. Tra Serie A e Premier League ha una media di 2,15 punti a partita; in Champions League ha una media di 1,34 punti. A guardare le percentuali di vittorie nei due contesti, le differenze sono ancora più evidenti: nei campionati di massimo livello ha vinto circa il 65 per cento delle partite giocate, il 31 per cento in più rispetto alla Champions League.

Sono comunque numeri che vanno un po’ contestualizzati, soprattutto quelli dei suoi primi anni alla Juventus (tra il 2011 e il 2014). Allora Conte allenava da poco e aveva contribuito a creare una squadra che in Italia era diventata molto più forte di tutte le altre: in quegli anni la Juventus finiva quasi sempre per vincere lo Scudetto, anche con più di 15 punti di distacco dalla seconda. Era una situazione molto diversa dalla Champions League, un torneo dove il livello era molto più alto della Serie A e di cui Conte aveva ancora pochissima esperienza.

L’esperienza però gli ha giovato poco anche negli anni, dato che i suoi migliori risultati in Champions risalgono proprio alla sua stagione d’esordio, nel 2012-2013. Quell’anno passò i gironi battendo pure i campioni in carica del Chelsea e riuscì ad arrivare fino a quarti, dove fu eliminato dal Bayern Monaco (che avrebbe poi vinto quella edizione). Da allora, ogni squadra allenata da lui nel torneo ha fatto solo peggio.

A volte sulle eliminazioni dalla Champions delle squadre di Conte hanno influito episodi un po’ sfortunati, o comunque su cui il suo controllo è stato molto limitato. Nel 2013 con la Juventus fu eliminato ai gironi dopo aver perso 1-0 contro il Galatasaray, su un campo abbastanza impraticabile per via della neve. Nel 2020 con l’Inter pareggiò 0-0 contro lo Shakhtar Donetsk (una partita che avrebbe dovuto vincere, per passare il turno) dopo aver preso una traversa e creato numerose occasioni da gol, una delle quali deviata clamorosamente proprio da un suo giocatore, Romelu Lukaku. Quest’anno con il Napoli ha dovuto rinunciare a molti giocatori importanti a causa degli infortuni.

Conte stesso ha cercato più volte di giustificare i risultati europei delle sue squadre, accusando di volta in volta le società di non fare abbastanza per garantirgli una squadra al livello della più importante competizione europea o in grado di affrontare il gran numero di partite previste tra coppa e campionato. È emblematica una frase che disse nel 2014, quando era alla Juventus: «Con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100».

Alludeva al fatto che la sua società non stesse spendendo abbastanza per essere competitiva in Champions League, un problema che oggi riguarda gran parte delle squadre italiane nel torneo. Anche l’esperto e vincente ex allenatore Fabio Capello, commentando la situazione di Conte, ha infatti parlato di come le squadre italiane non siano attrezzate per i ritmi alti che impone generalmente una partita di Champions (e che non siano abituate per il modo in cui si gioca nel campionato italiano). Non hanno questo problema le squadre inglesi, che invece giocano nel campionato più competitivo e ricco del mondo e giocano pure una coppa di lega in più (come se in Italia ci fossero due competizioni come la Coppa Italia).

Dopo l’eliminazione del Napoli, Conte ha commentato il fitto calendario della sua squadra dicendo: «Parlano di infortuni, parlano di tante cose, ma se ne fottono altamente»

Sono problemi che quest’anno hanno riguardato anche il Napoli, ma che non spiegano fino in fondo le difficoltà di Conte in Champions League. Un esempio che contraddice un po’ la sua retorica: la stessa Juventus che nel 2014 Conte accusava di spendere poco, tra le altre cose, arrivò in finale di Champions League appena un anno dopo, alla prima stagione senza di lui.

Quest’anno ci sono state soprattutto due partite particolarmente disastrose per una squadra del livello del Napoli: il pareggio per 1-1 contro il Copenaghen, una squadra dalle ambizioni molto più modeste che il Napoli non è riuscito a battere nonostante abbia giocato gran parte della partita in 11 contro 10; e la sconfitta per 6-2 contro il PSV Eindhoven, squadra olandese di buon livello ma certamente non abbastanza forte (sulla carta, almeno) da battere il Napoli così nettamente.

Tra le spiegazioni date per l’incapacità di Conte di gestire una squadra in Champions League, la più frequente ha a che fare con l’approccio psicologico, un aspetto un po’ intangibile ma di cui si parla spesso in questi casi. Su Ultimo Uomo per esempio il giornalista Emanuele Mongiardo, che abitualmente si occupa di articoli di tattica, ha scritto: «Su un palcoscenico tanto esigente come la Champions un allenatore dovrebbe mettere a suo agio i propri uomini e Conte, che in campionato riesce a cavare risorse anche da chi non sembra averne, in Europa non sembra riuscirci».

È la stessa idea di Capello, secondo il quale «quando giochi nelle coppe europee devi essere convinto della tua forza, trovare una certa serenità e prenderti dei rischi senza avere paura di osare. Forse Antonio, guardando i risultati che ottiene in Europa, questo alla squadra non riesce a trasmetterlo».