Il Guatemala è assediato dalle bande criminali
Dopo essere stati trasferiti in carceri meno lussuose, i capi dei due gruppi principali stanno organizzando rivolte e ordinando omicidi

Da una settimana in Guatemala è stato dichiarato lo “stato di assedio”, con l’obiettivo di combattere i gruppi criminali che lo scorso 17 gennaio avevano ucciso 10 poliziotti in vari attacchi coordinati. Lo stato di assedio permette al presidente Bernardo Arévalo di schierare l’esercito nelle strade e di sospendere alcuni diritti civili. È una misura estrema per rispondere a una situazione molto complessa: il Guatemala è uno dei paesi più violenti dell’America Latina, e negli ultimi mesi i gruppi criminali si sono coalizzati e hanno alzato il livello dello scontro con lo stato.
In Guatemala operano due fra i gruppi criminali più potenti dell’intero continente americano, Barrio 18 e Mara Salvatrucha (MS-13): nacquero tra gli anni Settanta e Ottanta a Los Angeles all’interno della comunità di immigrati salvadoregni, ma arruolando anche molti guatemaltechi, e divennero presto un problema per gli Stati Uniti. Dal 1993 al 1998 il governo statunitense espulse 15mila immigrati guatemaltechi, alcuni con precedenti penali e altri considerati vicini alle bande. Barrio 18 e Mara Salvatrucha si riorganizzarono a El Salvador ma anche in Guatemala, potendo contare su molti uomini e sull’esperienza criminale maturata in California.
Ora controllano quartieri, compiono estorsioni, gestiscono il traffico di droga verso il Messico e gli Stati Uniti, e agiscono con enorme violenza. Dal gennaio del 2025 l’amministrazione di Donald Trump li ha inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali, insieme al Tren De Aragua venezuelano e ad alcuni cartelli messicani: le loro violenze e attività nel traffico di droga sono considerate un «pericolo per la sicurezza nazionale» statunitense.

I funerali di alcuni dei poliziotti uccisi, il 19 gennaio 2026 (AP Photo/Moises Castillo)
Le bande in Guatemala controllano anche alcune delle principali carceri dello stato, in cui i loro membri vivono una detenzione molto blanda e piena di comfort.
In alcune, come quella conosciuta come El Infiernito, i membri più importanti di Barrio 18 e Mara Salvatrucha avevano letti king size (più grandi di quelli matrimoniali standard), aria condizionata, cibo dai ristoranti, armi, alcol, droga e persino animali vivi, come due procioni, due caimani, un’aquila, due volpi grigie e un gufo. Stipendiavano guardie carcerarie corrotte e continuavano a comandare i loro gruppi all’esterno. La scorsa estate il governo del Guatemala ha deciso di trasferire molti dei capi delle bande da queste carceri ad altre in cui potevano contare su meno privilegi.
Le proteste contro il trasferimento prima sono state attuate per via “privata”. I due gruppi hanno legami consolidati con parti dello stato: politici, procuratori, giudici. Non ottenendo risposta, sabato 17 gennaio hanno organizzato rivolte nelle carceri. Lo hanno fatto insieme, mentre in passato si erano quasi sempre contrapposti, anche all’interno delle strutture detentive. Hanno preso il controllo di tre di queste (Renovación 1, Fraijanes II e Preventivo) tenendo in ostaggio 47 uomini delle forze di sicurezza, a cui hanno fatto registrare un video in cui dicevano che le loro richieste erano «giustificate».
Il presidente Bernardo Arévalo, in carica dal 2024, è un ex diplomatico sostenuto da una coalizione di sinistra che vinse a sorpresa le elezioni del 2023. Il suo governo si è posto in forte discontinuità rispetto ai tre precedenti, di destra, finiti in vari scandali di corruzione e accusati di scendere a patti e intrattenere relazioni con le bande. Arévalo ha ordinato dei blitz militari nelle carceri occupate, che hanno avuto successo: i militari hanno ripreso il controllo delle strutture, evitando anche la fuga del capo della Barrio 18, Aldo Duppie Ochoa Mejía, conosciuto come El Lobo (il Lupo), il cui arresto con vestiti insanguinati è stato presentato come un trofeo.
La reazione dei gruppi criminali è stata però ordinare una serie di attacchi contro la polizia, in varie zone della capitale Città del Guatemala: 10 poliziotti sono stati uccisi e altri 10 feriti in attacchi ritorsivi. Lo “stato di assedio” dichiarato subito dopo dovrebbe servire a evitare che la situazione si trasformi in una guerra aperta e a limitare le violenze, ma finora non è stato utilizzato per attuare una repressione più aggressiva. Le operazioni si sono limitate a pattugliamenti e hanno portato pochi risultati: 23 arresti nei primi due giorni, con una sola persona imputata per reati minori.

Un’operazione di polizia a Città del Guatemala, il 20 gennaio 2026 (AP Photo/Moises Castillo)
Arévalo sostiene che i recenti attacchi siano un tentativo di destabilizzare il suo governo, che non ha mai avuto la maggioranza parlamentare, in vista di alcune importanti decisioni che dovrà prendere nei prossimi mesi: dovranno essere nominati il nuovo procuratore generale del Guatemala (che è indipendente dal governo, dirige tutte le indagini penali e decide su cosa indagare e come), i magistrati della Corte suprema elettorale e quelli della Corte costituzionale.
Arévalo accusa Sandra Torres, capa dell’opposizione di destra, di rappresentare un sistema che ha convissuto con la criminalità e favorito l’impunità, e l’attuale procuratrice generale María Consuelo Porras di aver promosso azioni legali contro il suo governo per proteggere élite corrotte e interessi criminali.



