Non c’è spazio per il processo sulla strage di Brandizzo
Proprio nel senso di spazio fisico, perché a Ivrea non ci sono aule abbastanza capienti

Da sei mesi il tribunale di Ivrea sta cercando uno spazio abbastanza grande da ospitare 250 persone coinvolte nel processo sulla strage di Brandizzo, il grave incidente sul lavoro che nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 2023 causò la morte di 5 operai investiti da un treno. Ogni alternativa ha diversi problemi, ma il principale è proprio lo spazio insufficiente per un processo così grande. Nonostante si avvicini l’inizio dell’udienza preliminare, non è stata ancora trovata una soluzione.
Gli indagati di cui la procura ha chiesto il rinvio a giudizio sono 24, di cui 21 persone accusate di omicidio colposo e disastro ferroviario, e tre società – tra cui RFI, società del gruppo Ferrovie dello Stato – a cui vengono contestati illeciti amministrativi.
Nella notte della strage gli operai iniziarono a lavorare sui binari intorno a mezzanotte e quaranta, prima dell’inizio dell’interruzione della circolazione dei treni prevista secondo il programma della manutenzione. Un treno passò e travolse cinque operai, morti a causa dei traumi. Oltre alle persone direttamente coinvolte, come i responsabili della squadra e dell’azienda a cui RFI aveva subappaltato la manutenzione, la procura ha esteso le indagini a RFI per accertare se il comportamento degli operai fosse in qualche modo una prassi diffusa sui cantieri.
In un video registrato da un operaio si sente Antonio Massa, un tecnico indagato all’epoca dipendente di RFI, dare queste istruzioni: «Ragazzi se vi dico “treno” andate da quella parte». «Non abbiamo ancora l’interruzione», risponde l’operaio che stava riprendendo la scena.
Sono state indagini tra le più lunghe e impegnative mai fatte dalla procura di Ivrea. La polizia giudiziaria ha sequestrato migliaia di documenti e diverse decine tra smartphone e computer per analizzare tutte le comunicazioni. In totale sono stati sequestrati 80 terabyte di materiale (cioè 80mila gigabyte), così tanti da costringere gli avvocati della difesa a chiedere più tempo del dovuto per scaricarli e studiarli.
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Risolto il problema dello spazio digitale, ora il problema è lo spazio fisico. Il tribunale ha calcolato che tra indagati, avvocati, consulenti, giornalisti e pubblico servono almeno 250 posti, molti più dei 50 disponibili nell’aula più grande del tribunale.
La conferenza permanente degli uffici giudiziari di Ivrea, che riunisce la procura, il tribunale e il consiglio dell’Ordine degli avvocati, ha valutato diverse alternative. Si è pensato per esempio di organizzare un processo in videoconferenza, smistando le persone in varie aule del tribunale, una soluzione pratica che però non convince nessuno. L’altra proposta era di installare un tendone in un parcheggio, una struttura simile a quella usata a Genova per il processo sul crollo del ponte Morandi.
Secondo il tribunale, il posto più adatto sarebbe un edificio del comune di Ivrea chiamato meeting point, che venne usato come ambulatorio per eseguire i tamponi durante il Covid. Sarebbe la soluzione migliore, sì, ma anche la più costosa: è stato stimato che servirebbero circa 1,6 milioni di euro per adeguare gli spazi e installare tutti i dispositivi per le registrazioni e per garantire la sicurezza. La ristrutturazione però risolverebbe una volta per tutte il problema della capienza, anche in vista di altri processi.
Lo scorso ottobre un ingegnere del ministero della Giustizia aveva fatto un sopralluogo al meeting point per valutare la richiesta del tribunale. Nel frattempo la Regione Piemonte ha stanziato 500mila euro, un primo contributo messo anche per convincere il ministero a fare la sua parte. Ma il ministero, dopo aver valutato la spesa, ha mandato al tribunale una risposta scarna in cui dice che non metterà i soldi per la ristrutturazione. «Siamo molto delusi, i sopralluoghi ci avevano fatto pensare a una loro apertura. Speravamo che almeno questa volta Ivrea smettesse di essere “trasparente”, dopo 12 anni», ha detto la procuratrice capo di Ivrea, Gabriella Viglione.
Sentito da Repubblica Torino, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha assicurato che quella del ministero non è una chiusura totale e che c’è la possibilità di «ricalibrare l’intervento», senza però spiegare nel dettaglio cosa potrebbe succedere. Nel frattempo il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore ha detto che il comune farà di tutto per tenere il processo a Ivrea: «Il tribunale per noi è fondamentale: quando parliamo di sicurezza, il regolare e tempestivo svolgimento di un processo è ciò che consente di applicare una pena e questo rientra nel concetto di sicurezza».
Il sindaco è intervenuto perché si avvicina l’inizio dell’udienza preliminare, la prima fase in cui tutte le persone coinvolte devono essere in aula. Non è stata ancora fissata una data, ma il tempo stringe perché le indagini sono state chiuse nel luglio scorso. Il timore del sindaco è che senza un’aula abbastanza grande il processo sarà spostato a Torino.



