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  • Domenica 25 gennaio 2026

Il femminicidio di Federica Torzullo e quello che è successo dopo, in ordine

La confessione di Claudio Carlomagno, i suoi tentativi di depistare le indagini, il ritrovamento dei suoi genitori morti in casa

L'azienda di Claudio Carlomagno, in cui è stato ritrovato il corpo di Federica Torzullo (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
L'azienda di Claudio Carlomagno, in cui è stato ritrovato il corpo di Federica Torzullo (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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Federica Torzullo, ingegnera di 41 anni che viveva ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, è stata uccisa lo scorso 9 gennaio da Claudio Carlomagno, il marito da cui si stava separando. Per quasi dieci giorni in realtà non si è saputo cosa le fosse successo: Carlomagno aveva denunciato la sua scomparsa, sostenendo di non vederla dall’8 gennaio, ed erano iniziate le ricerche dei Carabinieri. Il 18 gennaio il corpo di Torzullo è stato trovato sotterrato nell’azienda di Carlomagno, che tre giorni dopo ha confessato di averla uccisa. Il 24 gennaio i genitori di Carlomagno sono stati trovati morti, impiccati nella loro casa ad Anguillara. L’ipotesi degli investigatori è che si siano suicidati.

È un caso di cronaca di cui si è parlato molto in queste settimane, che da una parte ha elementi peculiari e dall’altra è molto simile a tanti altri casi di femminicidio noti, a conferma dei problemi sistemici alla base della violenza di genere. È il primo caso in Italia in cui viene contestato all’indagato il reato di femminicidio, da quando è stato introdotto lo scorso novembre.

Carlomagno ha 43 anni ed è proprietario di un’azienda che si occupa di movimento terra in ambito edile (cioè scavi, sbancamenti e altre attività simili). Ora è detenuto in custodia cautelare nel carcere di Civitavecchia. È indagato anche per occultamento di cadavere. La procura di Civitavecchia sta indagando anche per stabilire se abbia agito da solo o se sia stato aiutato, e se avesse o meno pianificato di uccidere Torzullo.

Nella sua confessione Carlomagno ha detto di avere ucciso Torzullo il 9 gennaio, durante una violenta lite avvenuta poco dopo le 6 di mattina nella casa in cui vivevano insieme. I due si stavano separando e secondo Carlomagno il motivo della lite avrebbe riguardato l’affidamento di loro figlio, che ha 10 anni. Al momento dell’omicidio il figlio non era in casa, perché aveva dormito dai nonni materni.

Secondo la versione di Carlomagno, la lite sarebbe degenerata in uno scontro fisico durato circa tre quarti d’ora. Sono informazioni impossibili da verificare con gli elementi al momento disponibili: quello che invece si sa con certezza, dall’autopsia fatta sul suo corpo, è che Torzullo è stata uccisa con 23 coltellate, 19 delle quali su viso e collo. L’esame ha mostrato anche diverse ustioni nella parte superiore del torace: l’ipotesi della procura di Civitavecchia è che, prima di sotterrare il corpo, Carlomagno abbia tentato di bruciarlo e farlo a pezzi, forse per ostacolarne il riconoscimento o per facilitarne l’occultamento. Lui sostiene di avere bruciato il corpo di Torzullo accidentalmente, nel tentativo di bruciare i teli usati per trasportarlo.

Carlomagno ha detto di aver ucciso Torzullo con un coltello trovato in casa e ha dato indicazioni agli investigatori sul punto in cui se ne sarebbe disfatto, vicino a un canale nella zona di Bracciano: ancora però non è stato trovato.

Dopo aver ucciso Torzullo, Carlomagno ha usato il suo telefono per rispondere ad alcuni messaggi che le aveva inviato la madre per chiedere quale colazione preferisse il figlio. Poi è andato nella sede della sua azienda, dove ha scavato la buca in cui ha sotterrato il corpo di Torzullo. Più tardi ha distrutto il telefono di lei. Infine, ha trascorso la giornata con i suoceri, con cui aveva un rapporto assiduo. Queste informazioni vengono dalla confessione di Carlomagno, ma sono anche compatibili con quanto detto dai genitori di Torzullo nei loro interrogatori e in parte con l’analisi dei suoi spostamenti, ricavati dall’esame del segnale GPS della sua auto e di un camion che usava per lavoro.

Il procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, ha detto di non essere soddisfatto della ricostruzione fornita da Carlomagno nella sua confessione: «Riteniamo che ci sia qualcosa che non quadra», ha detto, «la confessione c’è stata, ma per noi non è piena». Secondo il procuratore, nella ricostruzione di Carlomagno ci sono diverse incongruenze, che potrebbero dipendere anche dalla volontà di non aggravare la sua posizione. Carlomagno ha sostenuto di avere ucciso Torzullo per il timore di perdere l’affidamento del figlio e lo ha ribadito anche il suo avvocato parlando con i giornalisti: è un elemento che in un processo potrebbe fare una certa differenza, perché potrebbe determinare se il femminicidio sia stato o meno premeditato.

L’esterno della casa in cui vivevano Carlomagno e Torzullo (ANSA / MASSIMO BARSOUM)

Prima che venisse trovato il corpo di Torzullo, Carlomagno aveva cercato in vari modi di depistare le indagini, ma dal suo racconto erano emerse subito varie cose che non tornavano. Aveva denunciato la scomparsa di Torzullo sostenendo di averla vista per l’ultima volta l’8 gennaio (quindi il giorno prima dell’uccisione) e che lei fosse uscita di casa senza che lui se ne accorgesse. Una telecamera però aveva inquadrato Torzullo mentre tornava a casa la sera dell’8, e dopo non aveva più ripreso movimenti. Anche la sua auto, che usava anche per piccoli spostamenti, era rimasta parcheggiata fuori di casa.

Sul camion, sui suoi vestiti, in casa e nell’auto di Carlomagno erano poi state trovate molte tracce di sangue. Un testimone aveva infine raccontato di aver visto Carlomagno lavare il cassone del camion con una pompa il pomeriggio del 9 gennaio: così gli investigatori avevano deciso di fare ricerche nella sua azienda, dove poi è stato trovato il corpo.

Durante le indagini erano stati interrogati anche i genitori di Carlomagno, che avrebbero dovuto essere riascoltati in questi giorni. Il padre, Pasquale Carlomagno, lavorava con lui nella sua azienda e aveva detto di essere passato davanti alla casa del figlio la mattina del femminicidio, intorno alle 7 di mattina (è confermato anche dalle telecamere). Era rimasto lì per alcuni minuti e aveva chiamato al telefono prima il figlio e poi Torzullo, senza ottenere risposta. A quell’ora Torzullo era già stata uccisa. Poi aveva superato il cancello della villetta, ma non è chiaro se fosse rimasto solo nel giardino o se fosse arrivato fino in casa. Dopo 9 minuti era tornato indietro e aveva ripreso la sua auto per andarsene. Carlomagno ha poi detto che il padre era lì per chiedergli le chiavi del furgone dell’azienda.

La madre di Carlomagno, Maria Messenio, era un’ex poliziotta che faceva l’assessora alla Sicurezza nel comune di Anguillara. Si era dimessa pochi giorni fa, dopo l’arresto del figlio. Il 9 gennaio lo aveva accompagnato a denunciare la scomparsa di Torzullo, una denuncia poi dimostratasi un tentativo di depistaggio delle indagini.

Dopo aver trovato i genitori di Carlomagno morti nella loro casa, i carabinieri hanno fatto sapere anche di aver trovato un loro biglietto indirizzato all’altro figlio, su cui però ci sono informazioni confuse: alcune agenzie di stampa riferiscono che il biglietto conterrebbe le ragioni del presunto suicidio, altre sono meno specifiche sul contenuto. Secondo l’Ansa poi il biglietto sarebbe stato trovato nella casa di Roma del figlio a cui era indirizzato (il fratello minore di Carlomagno), mentre altre (tra cui l’AGI) dicono che è stato trovato durante il sopralluogo nella loro abitazione, quella in cui sono stati trovati morti.

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Dove chiedere aiutoSe sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 tutti i giorni dalle 9 alle 24, oppure via WhatsApp dalle 18 alle 21 al 324 0117252.Puoi anche chiamare l’associazione Samaritans al numero 06 77208977, tutti i giorni dalle 13 alle 22.

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Se hai bisogno di aiuto o sostegno qui c’è l’elenco di tutti i numeri telefonici dei centri antiviolenza della rete Di.Re. È anche possibile chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522, gratuito, attivo 24 ore su 24 con un’accoglienza disponibile in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. In entrambi i casi si riceveranno indicazioni da persone che hanno l’esperienza e la formazione più completa per occuparsi di questa questione. È anche possibile, di fronte a una situazione di emergenza, chiamare i carabinieri o la polizia al 112.