Il governo ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, contro la liberazione di Jacques Moretti

Giorgia Meloni se l'è presa con il tribunale che ha permesso la scarcerazione del proprietario del locale di Crans-Montana

Jacques Moretti prima di essere interrogato, il 9 gennaio 2026 (EPA/ALESSANDRO DELLA VALLE)
Jacques Moretti prima di essere interrogato, il 9 gennaio 2026 (EPA/ALESSANDRO DELLA VALLE)

Il governo di Giorgia Meloni ha fatto sapere di avere richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado: è un gesto di protesta piuttosto eclatante contro la scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana in cui è avvenuto il grave incendio di Capodanno, che ha causato la morte di 40 persone, 6 delle quali italiane. Usare il richiamo di un ambasciatore per lamentarsi della decisione di un tribunale è una scelta del tutto irrituale, tanto più se riguarda un paese in cui la magistratura è indipendente dalla politica (anche volendo, il governo svizzero non potrebbe influenzare le decisioni dei tribunali, e quindi i rapporti diplomatici tra Italia e Svizzera in questo caso c’entrano ben poco).

Moretti è stato scarcerato venerdì 23 gennaio dopo il versamento di una cauzione di 200mila franchi (circa 215mila euro), che era stata stabilita da un giudice: la sua custodia cautelare era stata motivata con il pericolo di fuga e inizialmente non prevedeva la possibilità che fosse scarcerato su cauzione, poi il giudice ha valutato che per prevenire il pericolo di fuga bastassero altre misure cautelari. Anche se è stato scarcerato, infatti, Moretti non può lasciare la Svizzera e deve presentarsi ogni giorno in una stazione di polizia (in modo che si possa verificare che non sia scappato).

Anche la cauzione così alta serve a prevenire la fuga, perché viene confiscata se la persona sotto accusa scappa (e restituita generalmente alla fine del processo, anche in caso di condanna). Moretti, che è di nazionalità francese, è sotto indagine per i reati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. È accusata degli stessi reati anche la moglie Jessica Maric, che gestiva con lui il locale e non era stata incarcerata (ma anche lei è sottoposta ad alcune misure cautelari per il rischio di fuga).

Già dopo la notizia della scarcerazione Meloni aveva detto di essere «indignata» e di considerarla «un oltraggio alla memoria delle vittime e un insulto alle loro famiglie». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva usato parole e toni molto simili. Richiamare l’ambasciatore però sposta la polemica su un livello ben più rilevante: è un gesto diplomatico con un valore politico forte, che precede l’interruzione delle relazioni diplomatiche (anche se in un caso come questo è molto difficile che si arrivi a tanto) e può durare pochi giorni ma anche diverse settimane, a seconda di come si sviluppano i successivi dialoghi istituzionali.

Il richiamo dell’ambasciatore non comporterà naturalmente la chiusura di ambasciata e consolati italiani in Svizzera, ma nel frattempo il governo italiano resterà senza rappresentanza nel paese.

Una nota della presidenza del Consiglio dice che Meloni e Tajani hanno chiesto all’ambasciatore Cornado di esprimere «la viva indignazione del governo» alla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, «di fronte alla decisione del Tribunale delle Misure Coercitive di Sion di scarcerare Jacques Moretti»: in realtà il tribunale non ha deciso direttamente la scarcerazione, ma ha solo ritenuto che per Moretti fosse ammissibile la liberazione su cauzione (poi lui ha sfruttato questa possibilità).

Nel comunicato della presidenza del Consiglio si critica la scarcerazione di Moretti sostenendo anche che sia avvenuta «nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Il tono è durissimo ed è decisamente anomalo che valutazioni del genere vengano da un’istituzione come la presidenza del Consiglio: alcune sono di carattere più personale («le pesanti responsabilità»), altre pretendono di sostituirsi al lavoro del tribunale svizzero, come il giudizio sul pericolo di fuga (per cui Moretti è comunque sottoposto a misure cautelari) e sul rischio di inquinamento delle prove.

Nella sua decisione con cui aveva permesso la liberazione su cauzione, il tribunale aveva spiegato le proprie motivazioni scrivendo che «il principio cardine della procedura penale svizzera è che l’imputato rimanga in libertà fino al suo giudizio, potendo la detenzione provvisoria essere ordinata solo in casi eccezionali, a titolo di ultima ratio».