L’ultimo costruttore di bob in Italia
Ne fa due o tre all'anno, a Cortina: perché ci vuole tempo, e perché le richieste non sono di più
di Gianluca Cedolin

I bob da gara scivolano sul ghiaccio a 130, 140 chilometri orari. Pilotarli è difficile, ma pure costruirli non è così semplice. In Italia lo fa una sola persona, Diego Menardi, nella sua officina El Fòuro di Cortina, insieme al socio Roberto Chenet. Ne fa più o meno tre all’anno, perché è un lavoro lungo (ci vogliono circa quattro mesi per un bob a 2), e perché la richiesta non è così alta. Non lo è stata soprattutto negli ultimi anni, quando in Italia non c’era nessuna pista attiva. Ora c’è quella nuova di Cortina, fatta per le Olimpiadi. Menardi, che tra le altre cose è vicepresidente del Bob Club Cortina, spera che porti nuovi atleti e praticanti.
Diego Menardi ha 65 anni. A 17 cominciò a lavorare in una fabbrica di bob, e a 25 ne realizzò uno da solo per la prima volta. All’epoca c’erano due fabbriche di bob nella sola Cortina (ciascuna con 5-6 operai), da sempre il luogo italiano in cui lo sport è più radicato. Allora come adesso la costruzione di un bob era un’attività piuttosto artigianale: non esiste (nemmeno all’estero) una vera e propria produzione industriale, per il numero ridotto di esemplari prodotti e per la peculiarità dei bob.
Il bob è una slitta aerodinamica che si muove grazie alla presenza di quattro pattini sul fondo: i due dietro sono fissi, i due davanti vengono usati dal pilota per sterzare, attraverso le maniglie collegate. Il freno a denti metallici è azionato dal frenatore solo al traguardo, non ha cioè una funzione direzionale durante la discesa. Tempo fa il progetto, i disegni e i calcoli venivano fatti tutti a mano; con gli anni Menardi si è adattato alle nuove tecnologie e ora usa Autocad, un programma usato da architetti, ingegneri e designer per creare modelli 2D e 3D.

Il disegno di un bob progettato da Menardi su Autocad (El Fòuro)
Dopo aver progettato un bob Menardi prepara tutti i materiali grezzi nella sua officina, che lavora anche diversi altri prodotti (soprattutto lampadari e lanterne). Li manda poi in officine specializzate per fresarli e tornirli e, quando glieli riportano, li salda assieme. «È un lavoro meticoloso, che richiede precisione al decimo di millimetro», spiega. Il modo in cui assembla e posiziona i componenti determina velocità e sicurezza del bob. Ci sono in ogni caso regole molto restrittive su misure e inclinazioni da seguire nella costruzione, date dalla federazione internazionale: per fare innovazione e provare nuove soluzioni si punta quindi su dettagli molto piccoli.
Oltre a tutto il telaio in acciaio e ferro, Menardi disegna anche la scocca, che poi viene fatta (in materiali compositi come fibre di vetro e carbonio) da un’azienda di Sacile, in provincia di Pordenone, specializzata soprattutto nella costruzione di canoe. Un bob da gara può costare tra i 35mila e i 120mila euro. Al Fòuro ne fanno di tutti i tipi: monobob, bob a 2 o a 4, parabob. Negli ultimi anni ne hanno costruiti alcuni per un bob club francese e altri per il Bob Club Cortina, oltre a qualche progetto pubblicitario come un bob a 7 per il lancio di un’auto della Nissan a 7 posti. «La cosa più affascinante è quando lo metti in pista per la prima volta e fai la prima discesa», dice.

L’ultimo bob a 4 costruito da Menardi (El Fòuro)
Dal 1985 al 1994 Menardi ha vissuto in Canada, lavorando come meccanico per la nazionale canadese di bob. In estate stava in officina a costruire, in inverno seguiva le competizioni, fino alle Olimpiadi di Lillehammer del 1994. In seguito ha collaborato anche con la nazionale del Principato di Monaco, per poi fare ritorno a Cortina, dove nel 2003 con Chenet ha aperto El Fòuro (che nel dialetto locale significa il fabbro).
Nel mondo del bob ha fatto un po’ di tutto, oltre a costruirli: ha avuto incarichi nella federazione internazionale (in particolare come coordinatore della commissione materiali) e per gli eventi di Milano Cortina sarà direttore di gara nella nuova pista. Saranno le sue ottave Olimpiadi: le ultime, dice. Ancora adesso, quando riesce, scende lui stesso con il bob, anche se non ha ancora provato la pista di Cortina.

Il bob a 2 della nazionale canadese alle Olimpiadi di Albertville del 1992 (El Fòuro)
Menardi e Chenet sono gli ultimi artigiani italiani del bob, e pure in Europa ce ne sono pochi divisi tra Austria, Lettonia e soprattutto Germania, il paese che ottiene quasi sempre i migliori risultati nel bob. Il ricambio generazionale è doppiamente complicato perché il bob è uno sport costoso e di nicchia (ci sono meno di 20 piste attive in tutto il mondo), e perché molti mestieri artigianali sono in un’epoca di generale crisi. Per il momento a El Fòuro non ci sono nuovi apprendisti e Menardi teme che nessuno, dopo di lui, costruirà più bob in Italia: «Ci vogliono 4-5 anni a imparare un mestiere del genere, e i giovani di oggi non hanno molta pazienza. Noi siamo in età da pensione ormai: finché riusciamo, andiamo avanti».



