Trump e Macron, nemiciamici
Il loro rapporto ha sempre avuto alti e bassi: di recente Macron aveva provato con le lusinghe, poi è passato alle critiche

(REUTERS/Christian Hartmann)
Da quando Donald Trump ha ripreso a minacciare la Groenlandia, il presidente francese Emmanuel Macron è stato uno dei leader europei più critici nei suoi confronti. Per esempio ha chiesto che l’Unione Europea adotti ritorsioni economiche straordinarie contro gli Stati Uniti, e ha accusato Trump di essere un bullo. Non è la prima volta che succede, anche se raramente Macron è stato così diretto: nella loro relazione spesso si sono alternati momenti di grande sintonia ad altri più complicati.
È necessario fare una premessa: Trump e Macron sono politici che sulla carta hanno idee e visioni politiche diverse, ma che nonostante questo hanno mostrato spesso di riuscire a capirsi piuttosto bene.
Trump è un politico di estrema destra, ostile verso l’Unione Europea e che interpreta le relazioni internazionali come un rapporto di forza tra grandi potenze. Macron invece è un moderato, centrista e liberale, ed è stato uno dei politici più filo-europei degli ultimi dieci anni, seppure con alcuni limiti. Entrambi poi iniziarono il loro primo mandato nel 2017: in quel momento in tanti paesi occidentali l’estrema destra iniziava a crescere, attaccando i partiti di centro con argomenti populisti che lo stesso Trump usava (e usa tuttora) contro i suoi avversari. Insomma, sulla carta la loro relazione avrebbe dovuto essere molto conflittuale.

Donald Trump ed Emmanuel Macron piantano insieme un albero alla Casa Bianca, nel 2018. (AP/Andrew Harnik)
Già nei primi mesi dei loro mandati fu chiaro che le cose erano più complesse di così. Macron e Trump dimostrarono di avere una certa sintonia personale. Per esempio, nel 2017 Macron invitò Trump alla parata militare del 14 luglio (l’anniversario della presa della Bastiglia) e Trump ne fu così impressionato che da quel momento iniziò a pianificarne una simile a Washington.
Trump poi invitò Macron e sua moglie alla Casa Bianca nel 2018. Fu una visita di cui si parlò moltissimo, perché sia le dichiarazioni sia l’atteggiamento dei leader trasmettevano un senso di stima e ammirazione reciproche, con lunghe strette di mano, molti abbracci e perfino qualche bacio sulla guancia, una cosa un po’ insolita tra capi di stato in incontri ufficiali. In quell’occasione Macron donò a Trump un albero che i due piantarono nel cortile della Casa Bianca, e che doveva simboleggiare l’amicizia tra Stati Uniti e Francia (l’albero morì l’anno dopo).
In quel periodo sui giornali statunitensi il rapporto tra Macron e Trump venne spesso definito una “bromance”, un neologismo inglese formato dalle parole brother e romance (fratello e relazione amorosa), che a volte si usa anche in italiano e che è un equivalente un po’ più scherzoso e ironico dell’espressione “amore fraterno”.
In alcuni casi le dimostrazioni di affetto erano un po’ bizzarre ed esagerate, tanto che la CNN le prese un po’ in giro in questo montaggio.
Già all’epoca era chiaro che Trump fosse un uomo incostante, che apprezza i politici carismatici e che trasmettono un’immagine vincente, come allora era Macron, e come più recentemente è stato il caso per un altro politico distantissimo dalle idee di Trump, il nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani (Socialista e Democratico).
Nonostante tra i due ci fosse una certa sintonia, però, le cose diventavano più complicate quando si parlava di temi concreti. Già durante il loro primo mandato Trump e Macron litigarono spesso.
Un esempio fu la decisione degli Stati Uniti di lasciare l’Accordo sul clima di Parigi. Macron disapprovò la scelta di Trump e invitò polemicamente i cittadini statunitensi preoccupati dal riscaldamento globale a trasferirsi in Francia. In diverse occasioni poi criticò l’atteggiamento ostile di Trump verso gli alleati della NATO. Nel 2019, in una dichiarazione che ebbe grande eco, Macron definì la NATO un’alleanza «cerebralmente morta» e sostenne che l’Europa avrebbe dovuto fare a meno degli Stati Uniti per la propria sicurezza. Anche Trump iniziò a criticare pubblicamente Macron, spesso ricorrendo ad attacchi personali basati sul fatto che la sua popolarità era in calo.

Da sinistra a destra Melania Trump, Donald Trump, Emmanuel Macron e Brigitte Macron alla commemorazione per l’anniversario del D-Day, in Francia, nel 2019 (AP/Pool/Ian Langsdon)
Per molti versi è una dinamica che si è vista anche nel secondo mandato di Trump, iniziato a gennaio del 2025. Macron ha continuato ad avere una relazione personale con lui in apparenza positiva. Tra le altre cose, i due si sentono spesso al telefono e hanno rapporti molto diretti.
Macron ha cercato di usare questa complicità per smorzare l’ostilità di Trump nei confronti dell’Unione Europea, mantenendo un atteggiamento amichevole e al contempo tenendo ferme le proprie posizioni filo-europee. Il punto è che in generale non ha ottenuto granché, dimostrando che avere una buona relazione e adulare Trump, cosa che hanno iniziato a fare molti leader per non indispettirlo, non garantisce automaticamente un trattamento preferenziale.

Donald Trump ed Emmanuel Macron prima di una riunione del G7 a Biarritz, in Francia, il 24 agosto 2019. (AP/Andrew Harnik)
Un buon esempio è l’atteggiamento di Trump sull’Ucraina. Da quando è diventato presidente, gli Stati Uniti hanno diminuito il loro sostegno all’Ucraina, e hanno assunto posizioni molto più favorevoli alla Russia. Nel febbraio del 2025, in un momento molto delicato dal punto di vista diplomatico, Macron andò a Washington per spiegare a Trump il punto di vista dei paesi europei e convincerlo almeno a sostenere le cosiddette “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina. L’incontro fu tutto sommato amichevole, ma non riuscì a fare cambiare idea a Trump.
Un altro esempio è stato il sostegno ai palestinesi della Striscia di Gaza. A luglio dell’anno scorso Macron tentò un’iniziativa diplomatica per convincere più paesi occidentali a riconoscere lo stato di Palestina. Trump, vicino al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, fu molto critico dell’idea e tra le altre cose sminuì la rilevanza di Macron, dicendo che la sua opinione «non ha importanza».
Negli ultimi giorni i rapporti sono ulteriormente peggiorati. Macron ha ribadito il suo sostegno alla Groenlandia, e la Francia ha rifiutato la proposta di entrare nel “Consiglio di pace” per Gaza promosso dagli Stati Uniti. Trump ha di nuovo attaccato Macron, minacciando di approvare dazi «del 200 per cento» sui vini francesi importati negli Stati Uniti. Ha anche pubblicato un messaggio privato in cui Macron lo invitava in modo informale a discutere della Groenlandia. È una cosa molto irrituale nelle relazioni tra capi di stato, che di solito sono confidenziali, ma Trump lo aveva già fatto in passato verosimilmente per mostrarsi più forte rispetto ai suoi interlocutori.



