Trump ha grandi progetti per il suo Consiglio di pace, forse un po’ troppo
Dovrebbe andare molto oltre Gaza e addirittura sostituire le Nazioni Unite: per ora però hanno accettato di partecipare solo pochi suoi alleati

Pochi giorni dopo l’annuncio della sua formazione, il “Consiglio di pace” voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la Striscia di Gaza si è trasformato in un progetto enorme, bizzarro e rischioso, che vorrebbe comprendere decine di paesi e ha obiettivi che vanno ben oltre quello che succede a Gaza.
Nel piano proposto a ottobre per la fine della guerra, il Consiglio di pace avrebbe dovuto essere un organo di esperti e persone autorevoli, presieduto da Trump stesso. Avrebbe avuto il compito di supervisionare il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, cioè il nuovo governo operativo della Striscia, nominato di recente ma non ancora davvero entrato in carica. Gruppi di questo tipo sono abbastanza comuni nella diplomazia internazionale e normalmente comprendono studiosi, membri di ong, politici e diplomatici. In pochi giorni però hanno cominciato ad accumularsi informazioni che suggeriscono un’idea molto diversa per il Consiglio di pace di Trump.
Anziché selezionare esperti e studiosi, gli Stati Uniti hanno invitato lettere a decine di capi di stato e di governo invitandoli a diventare «membri fondatori» del nuovo Consiglio di pace. Alcuni di questi inviti sono quanto meno paradossali: ci sono tra gli altri Israele, cioè il paese che ha distrutto Gaza in due anni di guerra, la Russia, la Bielorussia e la Cina. Anche l’Italia è stata invitata: inizialmente Giorgia Meloni aveva mostrato un grande entusiasmo per essere stata inclusa, poi però ha rifiutato di partecipare per ragioni sia tecniche che politiche.
La cosa ancora più sorprendente è che alcuni dei leader invitati, come il presidente argentino Javier Milei, hanno pubblicato il testo di questo invito sui social media, e la parola “Gaza” è contenuta una sola volta, quando si parla del nome ufficiale del nuovo organismo. Al contrario, nella lettera Trump scrive che il Consiglio di pace servirà non soltanto a «rafforzare la pace in Medio Oriente», ma anche ad «avviare un nuovo e coraggioso approccio per risolvere il Conflitti Globale» (maiuscole di Trump).
Sembra quindi che l’amministrazione Trump non voglia semplicemente creare un coordinamento di esperti per la Striscia di Gaza, ma un nuovo organo internazionale. Trump stesso ha detto martedì che nelle sue intenzioni il Consiglio di pace «potrebbe» sostituire le Nazioni Unite: «L’ONU non è mai stato di grande aiuto. Sono un grande fan del potenziale dell’ONU, ma non è mai stato all’altezza delle aspettative», ha detto.
Alcuni media internazionali hanno ottenuto delle bozze dello statuto di questo nuovo Consiglio di pace, che effettivamente sta venendo strutturato come una specie di alternativa all’Assemblea generale dell’ONU, in cui però Trump avrebbe un potere spropositato. Nella bozza di statuto si legge che c’è bisogno «di un organismo di pace più rapido ed efficace» e si aggiunge che «una pace duratura» richiede «il coraggio di abbandonare gli approcci e le istituzioni che hanno a lungo fallito». Il riferimento all’ONU sembra piuttosto evidente.
Secondo lo statuto il presidente del Consiglio (Trump stesso, ovviamente) avrebbe il potere di accogliere nuovi stati membri ed esautorarli, di decidere quando il Consiglio si può riunire e di cosa deve parlare. Una donazione di un miliardo di dollari può garantire un posto permanente dentro il Consiglio. Chi non farà la donazione potrà entrarvi ma con dei sistemi di rotazione.
Il Consiglio di pace avrà poi un Comitato esecutivo che si occuperà della sua gestione: è un organo in cui saranno nominati quasi esclusivamente alleati di Trump o persone a lui vicine, come il suo consigliere Steve Witkoff, il suo genero Jared Kushner, il segretario di Stato Marco Rubio e l’ex primo ministro britannico Tony Blair (inizialmente si riteneva che Blair e gli altri sarebbero stati i componenti del Consiglio di pace; solo dopo si è capito che i piani erano molto più articolati).
Non è davvero chiaro se questo Consiglio abbia qualche speranza di diventare completamente operativo, e soprattutto di diventare un’alternativa reale all’ONU, che pure è in crisi. Oltre all’Italia, paesi come la Francia e la Norvegia hanno già detto che non vogliono essere inclusi. Altri come la Russia e la Cina hanno fatto sapere che stanno valutando l’offerta. Non sarebbe però particolarmente conveniente per loro: Russia e Cina (assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito) hanno potere di veto dentro al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e possono bloccare qualunque decisione. Nel Consiglio di pace l’unico con vero potere sarebbe Trump.



