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  • Mercoledì 21 gennaio 2026

Il cessate il fuoco tra curdi e governo siriano resta traballante

Nel nord-est della Siria gli attacchi non si sono fermati e rimane il grosso problema delle prigioni dell’ISIS

Un Humvee delle Forze democratiche siriane abbandonato a bordo strada tra Raqqa e Hassakeh, nel nordest della Siria, 20 gennaio 2026  (AP Photo/Omar Albam)
Un Humvee delle Forze democratiche siriane abbandonato a bordo strada tra Raqqa e Hassakeh, nel nordest della Siria, 20 gennaio 2026  (AP Photo/Omar Albam)
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La situazione nelle zone del nord-est della Siria a lungo controllate dai curdi continua a essere precaria e molto confusa. Martedì il governo siriano del presidente Ahmed al Sharaa e i combattenti curdi della Forze democratiche siriane (SDF) hanno fatto un nuovo accordo di cessate il fuoco che dovrebbe durare quattro giorni, ma fin da subito è risultato molto fragile: gli scontri tra le SDF e milizie vicine al governo sono continuati.

Le SDF hanno riferito di attacchi e scontri intorno alla prigione di al Aqtan a Raqqa, nella città di Zarkan e nel piccolo centro di Tal Baroud, a sud di Hasakah, lungo la strada per Raqqa.

Questa mappa diffusa dal governo siriano mostra le attuali aree di controllo, anche se la situazione è in continua evoluzione. I territori segnati in verde chiaro sono quelli indicati come ancora sotto parziale controllo dei curdi, quelli in verde scuro sono del governo siriano. La seconda città in alto a destra è Hasakah, quella al centro (nella parte verde scuro) è Raqqa: gli scontri sono avvenuti in quest’area.

Degli attacchi ha parlato anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base nel Regno Unito che da anni segue quello che succede nel paese. L’Osservatorio ha scritto anche che nell’area di Hasakah alcune basi militari abbandonate dai curdi nei giorni scorsi sono state saccheggiate e sono state rubate armi e munizioni. Il governo siriano non ha commentato.

Raqqa è la città che fino al 2017 era considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria, e la prigione di al Aqtan è una delle varie nella zona che ospitano migliaia di combattenti dell’ISIS e loro familiari: la stabilità della regione passa soprattutto da questi luoghi, dato che liberazione dei prigionieri causerebbe enormi problemi.

– Leggi anche: In Siria si muove tutto intorno alle prigioni per i terroristi dell’ISIS

Le prigioni e altri campi detentivi sono stati a lungo controllati dai curdi. La scorsa settimana però era stato trovato un accordo con il governo, secondo cui queste strutture dovrebbero passare sotto il controllo dell’esercito siriano. Il governo ha accusato i curdi di aver abbandonato le prigioni senza permettere un passaggio di consegne sicuro, e di voler sfruttare l’instabilità per negoziare accordi più favorevoli.

L’accordo di domenica era stato una resa per i curdi, che avevano accettato di cedere buona parte dei territori che controllavano da anni, incluse le province a maggioranza araba e più ricche di petrolio, come la stessa Raqqa, e di integrarsi nell’esercito siriano come semplici individui (e non come corpo a sé). In cambio avevano ottenuto alcuni riconoscimenti culturali e sociali, come il passaporto (che gli era stato negato per decenni dal vecchio regime degli Assad).

Con la fine del regime di Bashar al Assad e il passaggio al governo di al Sharaa, a dicembre del 2024, i curdi hanno perso il sostegno degli Stati Uniti, che negli ultimi anni avevano protetto e tollerato il loro dominio su parte della Siria. Tom Barrack, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Siria, ha scritto che il loro ruolo come principale forza anti-ISIS è «scaduto» e che ora è il governo di al Sharaa a dover prendere il controllo di quelle regioni.

– Leggi anche: L’accordo con il governo della Siria è una resa per i curdi