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  • Mercoledì 21 gennaio 2026

Alex Honnold proverà a scalare slegato questo grattacielo, in diretta su Netflix

L'arrampicatore diventato famoso per “Free Solo” vuole salire sul Taipei 101 di Taiwan, alto 508 metri, in un'operazione con molti critici

Il Taipei 101 nel 2023 (An Rong Xu/Bloomberg)
Il Taipei 101 nel 2023 (An Rong Xu/Bloomberg)

Nella notte italiana tra venerdì e sabato l’arrampicatore statunitense Alex Honnold proverà a scalare – senza corde o altre protezioni – il Taipei 101, che con i suoi 508 metri è il grattacielo più alto di Taiwan, l’undicesimo più alto al mondo. Il tentativo sarà trasmesso in diretta su Netflix: nel trailer Honnold stesso dice che, qualora dovesse riuscirci, sarebbe «il più grande tentativo di sempre di free solo urbano».

Il free solo è uno stile di arrampicata solitario, senza corde, imbracature o protezioni. È poco diffuso, in quanto pericolosissimo ed estremamente impegnativo mentalmente, ed è una pratica controversa nell’ambiente dell’alpinismo. Honnold è il migliore al mondo a praticarla, e ha contribuito a renderla famosa con il documentario Free Solo, dedicato a una sua incredibile scalata della montagna El Capitan in California (cha ha una parete di oltre 900 metri), che vinse l’Oscar per il miglior film documentario nel 2019.

Honnold ha 40 anni: non ha mai scalato un grattacielo, ma ha scalato pareti immense soprattutto nel parco californiano dello Yosemite, su vie considerate difficilissime anche da scalare in coppia, legati e in più giorni. Honnold invece le ha fatte da solo, slegato e in poche ore. È un arrampicatore bravissimo dal punto di vista tecnico e con un attitudine mentale evidentemente straordinaria, capace di rimanere calmo e sicuro di sé anche su passaggi molto tecnici con centinaia di metri di vuoto sotto ai piedi.

Le scalate in free solo di Honnold – che prepara allenandosi molto, minuziosamente e con le corde – sono insomma spettacolari e rappresentano imprese atletiche di altissimo livello. Ma il free solo è molto pericoloso e per questo spesso criticato, in particolare da chi ha visioni più tradizionali dell’alpinismo e dell’arrampicata. Di norma, infatti, chi scala in montagna usa delle corde per proteggersi in caso di caduta, ancorate alla roccia con chiodi o altri attrezzi, e collegate all’imbracatura dello scalatore e di un’altra persona, che lo “assicura” durante la salita con l’aiuto di particolari dispositivi di sicurezza.

Rinunciando a tutto questo, e rischiando così la vita praticamente in ogni sua scalata, Honnold fa parlare di sé, supera limiti, batte record, attira attenzioni e allarga l’interesse verso l’arrampicata trasformandola in uno spettacolo più adrenalinico e di intrattenimento. Finendo, secondo i critici, per far perdere al pubblico la percezione reale del pericolo e del senso dell’arrampicata. Nel caso specifico del Taipei 101 sono arrivate anche critiche contro la scelta di praticare free solo urbano, in un contesto non naturale.

In realtà, la scalata dei Taipei 101 non è qualcosa di particolarmente originale. Negli anni Novanta, infatti, un altro arrampicatore diventò famoso scalando slegato i grattacieli di mezzo mondo. Il francese Alain Robert si arrampicò in questo modo, puntualmente ripreso da televisioni e notiziari, in cima all’Empire State Building di New York, alle torri Petronas di Kuala Lumpur, alla Torre Eiffel di Parigi e a molti altri edifici altissimi, spesso senza autorizzazione e facendosi così arrestare. Nel 2004 scalò anche il Taipei 101, allora l’edificio più alto del mondo. Ma dato che pioveva e c’era molto vento, quella volta Robert usò una corda.

Il Taipei 101 da un’altra prospettiva (An Rong Xu/Bloomberg)

Nel tempo, insieme all’interesse per le sue imprese sportive, è stato oggetto di commenti e discussioni anche il profilo psicologico di Honnold, sia per quanto riguarda le sue capacità mentali di rimanere calmo durante lunghe scalate senza corda, sia per quanto riguarda le sue motivazioni e la sua percezione del pericolo e del rischio di morire. Sul Wall Street Journal, Louise Perry ha presentato Honnold come una persona «dalla fragile salute mentale» e ha scritto che «un numero sorprendente di scalatori che fanno free solo è morto non in incidenti, ma per suicidio, e nel suo documentario lo stesso Honnold accenna alla depressione e a un temperamento malinconico».

Intervistato dalla CNN, lui ha detto di non temere la morte (perlomeno non in relazione a questo caso specifico) e che comunque, per come è fatto il grattacielo, un eventuale errore durante la salita non sarebbe necessariamente mortale. Secondo lui, anzi, scalare il Taipei 101 è meno pericoloso di scalare una montagna. A proposito delle attenzioni attirate, Honnold dice di voler sfruttare l’evento per dare visibilità alla sua associazione benefica, che finanzia l’installazione di pannelli solari in quartieri poveri.

Nella stessa intervista, Honnold ha detto che non si è per niente occupato dell’aspetto legale o burocratico dell’evento. Ci hanno pensato i suoi collaboratori, perché lui potesse concentrarsi solo sull’allenamento: in questi giorni, per esempio, ha già scalato il Taipei 101, seppur con delle corde. Un altro dubbio che è circolato riguarda l’eventualità peggiore possibile, cioè che possa cadere: non è chiaro cosa succederebbe alla diretta televisiva, ma è probabile che Netflix non farebbe in tempo a oscurare le immagini.