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  • Martedì 20 gennaio 2026

La prima grande impresa sportiva del 2026

Nel football universitario statunitense: era iniziata con una squadra disastrosa, un allenatore spaccone e un quarterback sottovalutato

Il giocatore degli Indiana Hoosiers LeBron Bond durante i festeggiamenti per la vittoria del titolo nazionale, 19 gennaio 2026 (Jamie Schwaberow/Getty Images)
Il giocatore degli Indiana Hoosiers LeBron Bond durante i festeggiamenti per la vittoria del titolo nazionale, 19 gennaio 2026 (Jamie Schwaberow/Getty Images)

Il 19 gennaio gli Hoosiers, la squadra di football americano dell’Università dell’Indiana, hanno vinto il loro primo campionato universitario statunitense e hanno così finito una stagione perfetta: 16 vittorie su 16 partite, come non succedeva dal 1894. Il tutto in un torneo che è sempre più importante e attorno a cui girano sempre più soldi e interessi: negli Stati Uniti il campionato universitario di football americano è il secondo torneo più seguito dopo la NFL, il campionato professionistico di football.

La vittoria degli Hoosiers (il cui nome deriva dal termine con cui si fa riferimento agli abitanti dello stato dell’Indiana) è stata così inattesa e fuori da ogni pronostico che Ralph Russo, autorevole giornalista di The Athletic, ha detto: «Ho raccontato qualcosa che non avrei mai pensato di vedere». Matt Dollinger di The Ringer è stato meno delicato: «Mi aspettavo che il sole esplodesse prima di vedere gli Hoosiers vincere tutte le partite e diventare i beniamini del football universitario americano».

Gli Hoosiers, infatti, non solo non avevano mai vinto un titolo nazionale nei loro 138 anni di storia, ma erano sempre stati una delle squadre peggiori del paese. Nella storia della Division I (il livello più alto dello sport universitario) hanno perso in tutto 715 partite, cosa che fino a pochi mesi fa li rendeva la squadra più perdente di sempre. Prima di questa stagione ne avevano fatte solo 25 con almeno sei vittorie.

Insomma, gli Hoosiers sono sempre stati una squadra da cui aspettarsi poco: non una squadra che se la giocava, ma la squadra storicamente scarsa. La stessa università dell’Indiana ha spesso dato molta più importanza alle sue squadre di basket.

Vederli vincere quest’anno nel football, dunque, è stato un po’ come vedere il Leicester City di Claudio Ranieri vincere la Premier League (il campionato inglese di calcio) nel 2016.

Claudio Ranieri (a sinistra) festeggia la vittoria della Premier League, 7 maggio 2016 (Michael Regan/Getty Images)

Come quella del Leicester, anche la vittoria degli Hoosiers è passata da un allenatore eccezionale. Il 64enne Curt Cignetti, però, si presentò in un modo molto diverso dal pacato Ranieri, che oltretutto aveva anche già avuto una notevole carriera prima del Leicester.

Quando arrivò in Indiana per la stagione 2024-2025 (la scorsa) Cignetti non aveva mai allenato squadre di alto livello. Ma questo non lo fermò dal dichiarare subito le sue enormi ambizioni. Durante la sua presentazione urlò: «Non sono mai stato secondo a nessuno e non ho intenzione di iniziare proprio adesso. Purdue fa schifo! E anche il Michigan e l’Ohio State!» Per capirci: Michigan e Ohio State sono due squadre molto forti, e dire che «fanno schifo» significa mettersi apertamente in competizione con loro. Non una cosa da poco, detta dall’inesperto allenatore di una squadra notoriamente perdente.

Poco prima, durante la sua prima conferenza stampa, un giornalista gli aveva chiesto come avrebbe convinto i giocatori a giocare per i suoi Hoosiers. Cignetti rispose: «È davvero semplice. Io vinco. Cercami su Google».

Non sappiamo se Cignetti sia mai riuscito davvero a convincere un giocatore con questo approccio, ma è un dato di fatto che fin da subito la sua fu una squadra vincente. Alla loro prima stagione con Cignetti, infatti, gli Hoosiers vinsero 11 partite (un record, visti i loro standard) e si qualificarono ai playoff per la prima volta (che comunque esistono solo dal 2014, nella loro forma attuale). Furono eliminati subito, ma visti i risultati dei decenni precedenti fu davvero una grande stagione; anche perché alla fine riuscirono davvero, tra le altre cose, a battere Michigan.

Non erano certo i risultati di una squadra che l’anno dopo avrebbe potuto vincere il titolo, e nessuno infatti fece una previsione in tal senso. In breve, gli Hoosiers si erano forse tolti di dosso la fama dei perdenti; ma da lì a diventare i più forti ce ne passava: anche perché la squadra non aveva nessun giocatore ritenuto particolarmente forte.

Cignetti, infatti, non ha mai puntato su grandi nomi e ha sempre preferito giocatori esperti (per quanto possibile, trattandosi di football universitario) o con una buona mobilità articolare – un aspetto importante, in uno sport fatto di movimenti rapidi ed esplosivi come il football. I suoi collaboratori, poi, hanno detto che lui ha sempre avuto «una specie di sesto senso» quando sceglie i giocatori.

Alla fine della scorsa stagione, però, decise eccezionalmente di puntare su un giocatore fuori dal comune. Per sostituire il suo quarterback titolare, il giocatore più importante della squadra, scelse lo statunitense Fernando Mendoza, che veniva da una buona stagione con l’Università di Berkeley, in California.

Dall’inizio della stagione Mendoza ha dato la sensazione di giocare sempre meglio. Con i suoi passaggi precisissimi ha dimostrato di essere un quarterback di altissimo livello e a dicembre è stato il primo giocatore della storia di Indiana a vincere l’Heisman Trophy, il premio individuale più prestigioso del football universitario.

Mendoza è stato sempre decisivo, fino alla finale di playoff contro i Miami Hurricanes (che, tra l’altro, sono la sua squadra del cuore). All’ultimo quarto di partita, in un momento in cui il risultato era ancora in bilico, Mendoza ha finto di passare la palla e poi si è messo a correre – mentre molti avversari cercavano di placcarlo – fino alla end zone, la parte finale del campo dove si segna un touchdown (che vale 6 punti). Una scelta, specie in un momento decisivo, che implica grande sicurezza di sé, oltre che un’azione tatticamente scaltra e supportata da un notevole gesto atletico.

Niente male per un appassionato studente di economia, che al liceo non veniva considerato da molti osservatori perché studiava troppo. E che fino a quest’anno non era mai stato davvero preso in grande considerazione da nessuno.

Dalla prossima stagione gli Hoosiers non avranno più Mendoza. Ad aprile, sarà probabilmente la prima scelta assoluta del draft di NFL, l’evento in cui le squadre del principale campionato statunitense di football selezionano nuovi giocatori dal campionato universitario. La prima scelta assoluta sarà dei Las Vegas Raiders, la squadra di cui è proprietario anche Tom Brady: è uno dei quarterback più forti di sempre e lunedì è andato proprio a vedere gli Hoosiers.

Rimarrà a Indiana, invece, Cignetti, il cui contratto dura fino al 2033. Comunque, secondo The Athletic gli Hoosiers non sono ancora i principali favoriti per la prossima stagione. Ma, per la prima volta, ci si aspetterà da loro un’altra grande stagione.