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  • Martedì 20 gennaio 2026

In Danimarca persino la destra populista sta mollando Trump

O almeno ci sta provando per via della Groenlandia, ma risulta poco credibile

Il leader del Partito Popolare Danese, Morten Messerschmidt, parla coi giornalisti in occasione delle elezioni comunali di Copaneghen, lo scorso novembre

Il leader del Partito Popolare Danese, Morten Messerschmidt, parla coi giornalisti in occasione delle elezioni comunali di Copenaghen, lo scorso novembre (EPA/EMIL NICOLAI HELMS)

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Normalmente per un leader della destra populista mostrarsi vicini a Donald Trump ha senso politicamente. In Danimarca però l’ammirazione per Trump si è ritorta contro Morten Messerschmidt, il capo del Partito Popolare Danese (DF, all’opposizione), che in passato aveva cercato di strumentalizzarla a suo vantaggio.

Negli ultimi mesi Messerschmidt ha fatto il giro: da adulatore di Trump sta cercando di distanziarsene, ma senza grande successo, dato che il resto della politica gli sta rinfacciando le sue vecchie dichiarazioni.

È dovuto alle minacce degli Stati Uniti sulla Groenlandia, parte del Regno di Danimarca, che sono osteggiate in modo trasversale dalla politica e dalla società danesi. Peraltro Messerschmidt ha preso posizioni contraddittorie sulle mire di Trump, nel tentativo di distanziarsi tardivamente da lui, e così è rimasto ancora più isolato dagli altri partiti.

Messerschmidt è uno dei politici più noti in Danimarca, anche se il suo partito è relativamente marginale in termini di consensi. Nel 2014 fu eletto al Parlamento Europeo con più di 465mila voti, il numero più alto di sempre ottenuto da un candidato in Danimarca, e da allora è una presenza fissa nel dibattito politico. Il Partito Popolare Danese ha sette deputati in parlamento ed è sesto nelle intenzioni di voto, reduce da una fase di crescita che si è interrotta anche a causa delle posizioni del leader su Trump.

La protesta contro Trump fuori dal consolato statunitense a Nuuk, in Groenlandia, il 17 gennaio

La protesta contro Trump fuori dal consolato statunitense a Nuuk, in Groenlandia, il 17 gennaio (Sean Gallup/Getty Images)

Messerschmidt aveva sostenuto Trump alle ultime elezioni presidenziali e un anno fa aveva partecipato a un ricevimento negli Stati Uniti in occasione del suo insediamento. Media e avversari politici hanno ripescato la foto che aveva pubblicato, tronfio, a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida.

La foto a Mar-a-Lago, che non è invecchiata bene

A quei tempi (gennaio 2025) le mire di Trump sulla Groenlandia erano già note e discusse. Per questo Messerschmidt non è risultato molto credibile quando ha cominciato a presentarsi come difensore della sovranità nazionale danese contro gli Stati Uniti. Per esempio, in un recente post sui social ha scritto che Trump e quelli come lui hanno bisogno di un rifiuto perché è l’unica cosa che capiscono, tra un «non ci inchiniamo» e un «non negoziamo con chi ci minaccia».

Il risultato, secondo i media danesi, è che non si è capito da che parte stia Messerschmidt: se ancora con Trump o contro di lui.

Anche il tempismo degli attacchi di Messerschmidt al governo danese è stato controproducente, in una fase in cui c’è una specie di unità nazionale di fronte alle minacce degli Stati Uniti. È stato in pratica l’unico politico a criticare l’incontro alla Casa Bianca di metà gennaio a cui sono andati i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia: secondo lui, non dovevano andarci perché così si sono infilati «nella tana del leone».

Messerschmidt durante un dibattito al Folketin, il parlamento unicamerale danese, nel maggio del 2025

Messerschmidt durante un dibattito al Folketing, il parlamento unicamerale danese, nel maggio del 2025 (Kristian Tuxen Ladegaard Berg/SOPA Images via ZUMA Press Wire)

Peraltro in Danimarca e Groenlandia le proteste contro Trump hanno adottato lo slogan Make America Go Away, che ribalta in chiave critica Make America Great Again, lo slogan più noto di Trump e dei suoi sostenitori.

Le difficoltà di Messerschmidt sono simili a quelle di altri leader di estrema destra europei, che non sanno bene come reagire ai dazi annunciati da Trump contro i paesi che avevano mandato un esiguo contingente militare in Groenlandia per un’esercitazione. Non sanno cioè come barcamenarsi tra gli interessi nazionali sbandierati nella loro propaganda, che i dazi indubbiamente danneggiano, e la fedeltà ideologica a Trump.

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