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  • Lunedì 19 gennaio 2026

La persona più importante per uno sciatore

Il suo skiman, che gli prepara gli sci ma non solo, e spesso ne diventa il principale confidente

di Michele Pelacci

Lo storico skiman italiano Leo Mussi (AP Photo/Graham Dunbar)
Lo storico skiman italiano Leo Mussi (AP Photo/Graham Dunbar)
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Nello sci alpino e in altri sport invernali lo skiman è un aiutante fondamentale per l’atleta. Il suo compito principale è rendere il più performanti possibile gli sci di chi gareggia: sci che incidono meglio sul ghiaccio e scivolano meglio sulla neve possono fare la differenza, visto che vittorie e podi si decidono spesso per centesimi di secondo.

Ma lo skiman fa anche molto altro. Gli capita spesso di dover guidare per giorni interi pulmini e furgoni che portano gli sci da una località di gara all’altra, e può essere costretto a lavorare a orari improbabili del giorno e della notte. È un lavoro peculiare e faticoso, che si fa dietro le quinte ma la cui importanza è abbastanza riconosciuta: alcuni di loro sono diventati famosi e apprezzati, nello sci. Di fatto sono tra le persone più a stretto contatto con atleti e atlete, di cui a volte diventano confidenti e amici.

È per ora un lavoro fatto quasi solo da uomini. Su circa 30 skiman che lavorano nelle nazionali italiane di sci alpino per la stagione 2025-2026, non c’è neanche una donna. In generale le donne che si occupano per lavoro della preparazione degli sci sono «poche», ha detto una di loro.

(AP Photo/Alessandro Trovati)

I due componenti fondamentali degli sci su cui lo skiman lavora di più sono la soletta (cioè la parte nera sotto lo sci, a contatto con la neve) e le lamine (le parti esterne affilate, che permettono di curvare). Solette e lamine vengono preparate in modo diverso a seconda di tanti fattori, tra cui la temperatura attesa durante la gara, le condizioni della neve e le preferenze dello sciatore.

È molto importante l’applicazione, sulle solette, delle scioline, sostanze cerose a base di idrocarburi e resine. Sono una sorta di saponetta, che un particolare ferro da stiro scioglie sulle solette, ma non tutte rimangono sullo sci a lungo. Svariati prodotti e sostanze vengono applicati e rimossi più volte in pochi minuti, con spatole e raschietti in plexiglass, in una sorta di metti-la-cera-togli-la-cera continuo. Un singolo paio di sci può essere lavorato, o “fatto”, come si dice in gergo, anche molte volte a settimana.

Esistono tipologie di scioline diverse: una è nota come finish, perché viene aggiunta come ultima cosa, per dare più velocità e scorrevolezza. Non è facile capire quale sciolina usare e qual è il momento migliore per applicarla, e per questo lo skiman deve avere alcune competenze di base anche in chimica. La sciolina penetra «nelle porosità della soletta e rende lo sci “grasso”, tenuto bene» dice al Post Luca Valenti, skiman di Tommaso Saccardi e Matteo Canins, due sciatori della nazionale italiana. Le scioline costano parecchio: per 200 grammi di sciolina da gara si spendono anche 100 euro. Da alcuni anni sono vietate quelle a base di fluoro, perché rischiose per la salute e per l’ambiente.

Pure per le lamine il discorso è complesso. Una caratteristica fondamentale dello sci che viene regolata dallo skiman, in accordo con l’atleta, è il tuning. È un piccolo angolo (di circa 1°) con cui la lamina viene inclinata rispetto alla soletta, in modo tale che lo sci possa curvare meglio. Una gran quantità di strumenti meccanici, lime e carte vetrate viene impiegata per definire l’angolo del tuning, rimuovere le ossidazioni dalle lamine e affilarle, tra le altre cose. Tanti skiman fanno tutto questo a mani nude: «Devo capire bene se la lamina taglia o non taglia» dice Valenti.

Tra lamine e solette, per preparare un paio di sci uno skiman può impiegare anche due o tre ore. Spesso vengono preparate, inoltre, diverse paia di sci per ciascuna specialità in cui compete l’atleta: se si allena una mattina intera in slalom gigante, ad esempio, potrebbe farlo su quattro paia di sci. Tutti leggermente diversi tra loro, per testarli e capire con quali si trova meglio.

(Dustin Satloff/Getty Images)

Solo atlete e atleti di maggior successo riescono ad avere il proprio skiman privato. Più spesso capita che uno o due skiman debbano prendersi cura degli sci di tutta una squadra. Il numero di sci che si trovano a preparare aumenta parecchio, se si considera che molti sciatori di alto livello cominciano la stagione testando circa 40 paia di sci. Durante la stagione, poi, quelli che vengono mantenuti e usati con regolarità sono sei o sette paia per specialità. E alcuni sciatori, come il fortissimo svizzero Marco Odermatt, gareggiano in tre specialità su quattro.

A chi è più forte e vince con costanza le aziende assegnano il cosiddetto “skiman ditta”. Sono skiman particolari, stipendiati dall’azienda che produce sci, scarponi e altri materiali utili a chi gareggia. L’idea è che possano collaborare con l’atleta e mettere a punto materiali efficaci, instaurando nel frattempo un rapporto duraturo negli anni tra atleta e brand.

Da anni, per esempio, Barnaba Greppi e Mauro Sbardelotto sono gli “skiman ditta” che le aziende Atomic e Rossignol hanno affiancato a due delle sciatrici più forti al mondo: Sofia Goggia e Federica Brignone. Greppi compare spesso nei video di Goggia e lavora con lei dal 2020. Anche Sbardelotto è uno dei più esperti e stimati skiman in circolazione: prima di Brignone ha lavorato con altre atlete che hanno vinto tantissimo, come Deborah Compagnoni. Secondo Sbardelotto gli skiman devono avere la capacità di prevedere le richieste dei loro sciatori e sciatrici: «Non esiste un solo sci giusto per ogni campione, dipende dalla giornata, dalla gara e dalla neve: tu lo devi capire prima che l’atleta te lo chieda».

A volte capita che uno “skiman ditta” cambi gli atleti con cui lavora piuttosto rapidamente. È ciò che è successo a Valenti: l’azienda Nordica lo aveva affiancato alla sciatrice slovena Andreja Slokar, ma quando si è infortunata Nordica lo ha reso lo skiman di Saccardi e Canins.

Per questi motivi gli skiman devono essere persone che si adattano, oltre che disponibili a passare molto tempo in viaggio. Spesso portare sugli aerei tante paia di sci costa caro, quindi vengono riempiti pulmini e furgoni e «si va in Finlandia: due giorni e mezzo di viaggio», dice Valenti.

Per ottimizzare i costi, e per far passare meglio il tempo, gli skiman si accordano tra loro per i viaggi e il lavoro sugli sci. Capita spesso che si trovino in piccoli gruppi in stanze apposite (dette skiroom) per lavorare assieme, darsi consigli a vicenda e scambiarsi opinioni. A volte gli alberghi in cui vengono alloggiati gli skiman non sono particolarmente grandi o attrezzati: capita quindi che freddi garage o scantinati angusti diventino skiroom improvvisate in cui trascorrono ore.

Nello sci alpino a volte atleti e atlete danno allo skiman una parte dei premi in denaro ricevuti al termine di una gara andata bene. È una regola non scritta: dipende più che altro dalla sensibilità di ciascun atleta, e dal rapporto che ha con il proprio skiman.