• Mondo
  • Domenica 18 gennaio 2026

L’Europa ce l’avrebbe, un modo per rispondere a Trump sui dazi

È un'opzione di emergenza della politica commerciale chiamata «bazooka», da quanto è dura e quasi brutale: Macron ne ha chiesto apertamente l'attivazione

(AP Photo/Francisco Seco)
(AP Photo/Francisco Seco)

Dopo l’annuncio di Donald Trump sui nuovi dazi contro i paesi europei che hanno mandato soldati in Groenlandia, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che proporrà ai paesi dell’Unione Europea un meccanismo potenzialmente molto efficace per rispondere ai dazi di Trump, che finora non è mai stato attivato. Il meccanismo in questione è considerato un’opzione talmente brutale e da usare solo in casi limitati che nelle istituzioni europee è stato soprannominato il «bazooka» delle misure commerciali.

Il meccanismo si chiama Anti-Coercion Instrument (ACI), ed è una procedura di emergenza che permetterebbe di assegnare alla Commissione Europea il potere temporaneo di adottare misure molto dure contro un paese che minaccia economicamente l’Unione Europea.

Il regolamento che definisce l’ACI è stato adottato nel 2023 e stabilisce che le misure di emergenza possano essere adottate contro azioni di “coercizione economica” da parte di paesi terzi. Per coercizione economica si intende una situazione in cui un paese esterno all’Unione applica, o minaccia di applicare, misure commerciali contro l’UE o uno stato membro con l’obiettivo di condizionare le sue politiche, interferendo con la sua sovranità.

In questo caso, l’UE potrebbe sostenere che i nuovi dazi degli Stati Uniti abbiano come obiettivo quello di interferire con la sovranità della Danimarca e degli altri paesi europei: per esempio spingendoli a cedere un territorio dell’Unione – la Groenlandia, in questo caso – agli Stati Uniti.

L’ACI prevede che la Commissione Europea possa prendere misure di emergenza molto ampie in materia economica: imporre nuovi dazi o quote su certi prodotti o servizi che vengono da un certo paese, bloccare fondi europei o l’accesso di quel paese ad appalti dell’Unione, e persino restringere l’accesso ai mercati finanziari dell’Unione e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, cioè del diritto d’autore. Dati i moltissimi interessi commerciali condivisi fra Stati Uniti e Unione Europea nei settori più disparati, misure del genere rischierebbero di danneggiare molto le aziende statunitensi più radicate in Europa (e viceversa, però, anche le aziende europee che hanno estesi interessi negli Stati Uniti).

L’ACI esiste fin dal 2021, quando fu elaborato in risposta alle crescenti pressioni economiche e politiche sull’Unione Europea. Era l’anno in cui tra le altre cose la Cina aveva avviato una serie di ritorsioni politiche e commerciali contro la Lituania, dopo che la Lituania aveva annunciato l’intenzione di aprire un ufficio di rappresentanza diplomatica a Taiwan (l’isola che si governa in maniera autonoma e democratica ma che la Cina rivendica come propria e da anni minaccia di conquistare con la forza). Fino ad allora, l’Unione non aveva strumenti di deterrenza di questa portata.

È difficile però prevedere ora quanto l’ACI sarebbe efficace. Finora l’UE non ha infatti mai fatto ricorso alle misure economiche previste dall’ACI, nonostante più volte politici europei e commentatori le abbiano invocate come risposta adatta alle varie pressioni subite, tra cui i dazi statunitensi del 15 per cento imposti a tutti i paesi dell’UE nell’estate del 2025. Attivare l’ACI, peraltro, non è facilissimo: serve un voto a maggioranza qualificata del Consiglio dell’Unione Europea, cioè devono votare a favore almeno 15 paesi membri (su 27) che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione europea.

Come osserva Politico, le tempistiche di attivazione delle misure di questo strumento dipendono quindi in definitiva da quanto velocemente si riescono a convincere i paesi membri ad applicarlo. E per la Francia e altri paesi favorevoli, riuscire a persuadere paesi come Germania e Italia – che hanno un peso rilevante nei voti a maggioranza qualificata e per ragioni politiche e commerciali sono tra i più scettici a prendere posizioni nette contro gli Stati Uniti – sarà tutt’altro che scontato.

Ricorrere alle misure previste dall’ACI in risposta ai dazi di Trump sarebbe anche un modo per riaffermare l’unità dei paesi europei di fronte alla minaccia statunitense, dal momento che la decisione di Trump di applicare dazi soltanto ad alcuni paesi dell’Unione è verosimilmente anche un modo per provare a dividere l’unità europea, costringendo ciascun paese dell’Unione a scegliere se stare con gli Stati Uniti o coi paesi colpiti dai dazi.

– Leggi anche: I paesi europei colpiti dai nuovi dazi di Trump promettono di rimanere uniti