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  • Mercoledì 14 gennaio 2026

Chi sta governando il Venezuela

Più o meno quelli che c’erano con Maduro, ma contano di più gli economisti e meno i militari

La presidente ad interim Delcy Rodriguez e il ministro Diosdado Cabello a Caracas nel luglio del 2025 (Jesus Vargas/Getty Images)
La presidente ad interim Delcy Rodriguez e il ministro Diosdado Cabello a Caracas nel luglio del 2025 (Jesus Vargas/Getty Images)
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Delcy Rodriguez ha assunto l’incarico di presidente ad interim del Venezuela da una decina di giorni, in cui ci sono state liberazioni di alcuni prigionieri politici e aperture verso le imprese straniere sul tema del petrolio. Il nuovo governo di Rodriguez opera sotto il controllo e la minaccia dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, anche se i limiti di queste influenze non sono ancora del tutto chiari. È composto da persone che avevano ruoli di primo piano nel regime di Nicolás Maduro (tra cui la stessa Rodriguez, che era vicepresidente) e la maggior parte degli incarichi è immutata. C’è però qualche piccola differenza: la principale è che ha assunto potere e rilevanza la componente più tecnocratica e meno militare fra i politici fedeli a Maduro.

Anche dopo l’operazione militare con cui gli Stati Uniti hanno catturato Maduro, la classe dirigente venezuelana è rimasta espressione del chavismo, il movimento politico populista di ispirazione socialista avviato dall’ex presidente Hugo Chávez (in carica tra il 1999 e il 2013). Il quotidiano El Pais ha scritto che in Venezuela definiscono la componente tecnocratica del governo come «chavismo illuminato», per distinguerla da quella «cresciuta nelle caserme». Per esempio, i suoi esponenti hanno spesso fatto studi all’estero e hanno esperienze diplomatiche, una particolare attenzione all’economia e una visione politica più ampia. Allo stesso tempo rimangono fedeli all’ortodossia del regime, mai messa in discussione.

Il profilo descritto è in primo luogo quello della nuova presidente, che ha fatto carriera nei governi di Chávez prima e di Maduro poi. Rodriguez è figlia di un guerrigliero marxista che partecipò al rapimento di un uomo d’affari statunitense nel 1976 (quando Delcy aveva 7 anni) e che per questo fu imprigionato e torturato dal governo filo-statunitense di allora: Jorge Antonio Rodriguez morì in carcere e diventò poi una figura onorata come una sorta di martire.

Delcy Rodriguez ha fatto un master alla Sorbona, prestigiosa università parigina, e ha avuto incarichi diplomatici a Londra. Da più di cinque anni gestiva l’economia del Venezuela, con delega totale da parte di Maduro. Se lui cantava, ballava e cercava di presentarsi come un leader vicino ai cittadini, lei comunicava con toni formali, citando dati e statistiche.

Delcy Rodriguez, con i parlamentari venezuelani nel 2017 (AP Photo/Ariana Cubillos)

Una delle sue prime decisioni è stata la nomina come vicepresidente con delega all’Economia di Calixto Ortega, uno dei pochi esperti del settore interni al regime. È un ingegnere, ha fatto un master in Finanza ed è stato presidente della Banca centrale del Venezuela. Ha avuto un ruolo fondamentale nel passaggio del Venezuela a un’economia di mercato e a un uso più diffuso del dollaro, nel tentativo di rispondere a una profonda crisi economica che dura da oltre un decennio.

Rodriguez ha invece affidato uno dei compiti più importanti, quello di tenere i rapporti con l’amministrazione statunitense, a Félix Plasencia. Ha 53 anni, un curriculum con studi diplomatici e master in Europa, una seconda cittadinanza spagnola e la reputazione di rappresentare un lato del paese più aperto a una collaborazione con l’Occidente.

L’ex ministro degli Esteri Felix Plasencia nel 2022 (AP Photo/Matias Delacroix)

A livello politico continuerà a pesare molto il fratello della presidente, Jorge Rodriguez, che era già a capo dell’Assemblea Nazionale (il parlamento): era considerato una specie di stratega politico di Maduro, ma il governo statunitense lo ritiene un interlocutore credibile.

Controlla una maggioranza parlamentare molto ampia con il Partito Socialista Unito, quello di Maduro, ma in Venezuela le lezioni non sono libere e il regime ha eroso ogni istituzione democratica. Nonostante questo formalmente servirà l’approvazione del parlamento per molte delle riforme volute dagli Stati Uniti, a partire dall’apertura alla presenza di nuove compagnie petrolifere statunitensi, l’obiettivo principale dei piani di Trump per il futuro del paese.

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro con Jorge Rodríguez (a sinistra) e il ministro della Difesa Vladimir Padrino (a destra), nel novembre del 2025 (AP Photo/Ariana Cubillos)

Al governo restano anche alcuni degli esponenti più radicali del regime, come il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, che controlla l’apparato di sicurezza e repressione nel paese (su questo la situazione per il momento è rimasta immutata). Da gennaio gli Stati Uniti hanno aumentato la ricompensa per una sua cattura a 25 milioni di dollari e l’amministrazione Trump lo ha minacciato di un’operazione simile a quella che ha portato alla cattura di Maduro se «non collaborerà».

Cabello non è stato estromesso dal governo soprattutto per calcoli di opportunità: se destituito potrebbe organizzare una resistenza sfruttando anche i colectivos, i gruppi paramilitari che spesso girano in moto e che in questi anni il regime ha usato per reprimere gli oppositori. Appartiene all’ala più dura anche il ministro della Difesa Vladimir Padrino, che nei suoi 11 anni in carica ha stretto rapporti soprattutto con la Russia.

Nicolás Maduro Guerra, figlio dell’ex presidente, nel maggio del 2025 (AP Photo/Ariana Cubillos)

Non ha ruoli di governo ma resta simbolicamente importante anche il figlio di Maduro, Nicolás Maduro Guerra, noto come Nicolasito: ha 35 anni e sta ancora frequentando un master in Economia in un’università privata venezuelana. Da oltre un decennio è parlamentare, ma è anche musicista: gli sono stati affidati ruoli in una commissione parlamentare economica ed era anche stato incaricato di tenere i rapporti con istituzioni religiose e accademiche. La sua storia politica è fin qui piuttosto povera di risultati e rilevanza. Ha difeso i genitori e condannato gli attacchi statunitensi, ma senza accusare il nuovo governo: difficilmente avrà un ruolo in questa fase di transizione.