A Milano 62 persone sono state condannate in una grande inchiesta sul cosiddetto “sistema mafioso lombardo”

Il giudice per l’udienza preliminare di Milano, Emanuele Mancini, ha condannato con rito abbreviato 62 persone in un grande procedimento legato alla presunta alleanza tra membri di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra per fare affari in Lombardia, il cosiddetto “sistema mafioso lombardo”: 23 di queste sono state giudicate colpevoli di associazione mafiosa, e per altre 45 è stato chiesto il rinvio a giudizio. La pena più alta è quella di 16 anni di carcere assegnata a Massimo Rosi, considerato un esponente di spicco della ’ndrangheta; alcuni imputati sono stati inoltre condannati a risarcire i danni alla Città metropolitana e al Comune di Milano, a quello di Varese, alla Regione Lombardia e ad alcune associazioni che si erano costituite parte civile.
L’inchiesta è stata chiamata Hydra, si è basata sulle indagini condotte dalla direzione distrettuale antimafia di Milano e ha coinvolto in totale 145 persone. Nove hanno patteggiato, mentre altre 29 sono state assolte. Il giudice ha invece riconosciuto le attenuanti a tre imputati che avevano collaborato con le indagini, e sono stati a loro volta condannati.


