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  • Domenica 11 gennaio 2026

Nell’esercito tedesco c’è un caso di neonazisti e molestie sessuali

Riguarda un reparto speciale di paracadutisti: da giugno ci sono 55 soldati indagati, ma se n'è saputo qualcosa solo pochi giorni fa

(Kjell Magne Bondevik;Peter Struck/Getty Images)
(Kjell Magne Bondevik;Peter Struck/Getty Images)
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Nelle ultime settimane in Germania si sta discutendo molto di una serie di scandali che hanno riguardato un reparto d’élite dell’esercito, il 26° reggimento paracadutisti di Zweibrücken, nella Renania-Palatinato. Sono stati segnalati comportamenti inappropriati da parte di alcuni soldati, tra cui riferimenti al nazismo, molestie sessuali e abusi di droghe. La magistratura tedesca ha aperto un’indagine nei confronti di 55 soldati, su un totale di circa 1.700 del reggimento, e tre di loro sono stati già licenziati (per altri 16 è stato avviato un procedimento di licenziamento, non ancora attuato).

Lo scandalo era diventato noto per la prima volta a ottobre, quando un giornale locale aveva ricevuto una soffiata anonima secondo cui era stata avviata un’indagine interna al reggimento per via del comportamento di alcuni soldati: le accuse nei loro confronti erano di aver fatto il saluto nazista, aver indossato uniformi naziste per una festa, fotografato colleghe e colleghi nelle docce, e fatto uso di droghe. In seguito l’esercito ha confermato di aver avviato l’indagine nel giugno del 2025, in seguito alle denunce di alcune donne del reggimento.

A fine dicembre la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha riferito, citando fonti interne a conoscenza delle accuse, che nel reggimento c’era una «fazione di estrema destra, apertamente antisemita», e oltre agli episodi di saluti nazisti e alla festa con divise naziste aveva parlato anche di ripetuti insulti contro gli ebrei. Il giornale ha raccontato anche di rituali d’iniziazione violenti tra i commilitoni, di un diffuso bullismo e di molestie nei confronti delle donne del gruppo, sottoposte a battute pornografiche, fantasie di stupro e all’esibizionismo dei colleghi maschi che si mostravano nudi di fronte a loro. 

Una donna ha raccontato al giornale in forma anonima che anche dopo i primi avvertimenti, in seguito alle denunce di giugno, i soldati avevano continuato sfacciatamente a compiere saluti nazisti; un’altra ha raccontato diversi episodi di vessazioni e molestie, e ha citato una delle battute sullo stupro che venivano fatte regolarmente: ha detto che durante i briefing del fine settimana, quando ai soldati viene insegnato come comportarsi correttamente in licenza, un vice capo plotone disse «Solo chi vuole essere scopato viene scopato. E ricordate: no significa sì, e sì significa anale».

Altri episodi sono stati raccontati pochi giorni fa dalla rivista Spiegel: i resoconti parlano di episodi di incitamento all’odio; uso di varie droghe, e soprattutto cocaina; circolazione di immagini di abusi sessuali su minori e animali; un soldato colpito dai superiori alla testa e ai genitali, e per questo operato d’urgenza; alcuni soldati di alto rango che si sarebbero introdotti con la forza nelle docce e nei bagni delle donne; e poi ancora battute sessiste e riferimenti a violenze sessuali.

Il comandante dell’esercito Harald Gante ha commentato le rivelazioni dicendo: «Quando abbiamo scoperto cosa stava succedendo a Zweibrücken, siamo rimasti senza parole». Sotto inchiesta ci sono oltre 200 reati, e nel frattempo il comandante del reggimento Oliver Henkel è stato sostituito. Il ministro della Difesa Boris Pistorius, Socialdemocratico, ha parlato per la prima volta dei fatti di Zweibrücken a fine dicembre, condannandoli duramente. Ma molti in Germania lo hanno criticato per aver aspettato fino a questo punto per parlare.

Il caso di Zweibrücken è il più grosso a proposito della presenza di soldati con posizioni neonaziste nell’esercito dopo quello del giugno del 2020, che aveva riguardato l’unità speciale Kommando Spezialkräfte. Tra le varie cose, era emersa l’esistenza di una rete di soldati e civili, coordinata da un ufficiale dell’unità, che progettava di nascondere scorte di armi da usare nel caso di una possibile sospensione dell’ordine costituito causata dall’immigrazione di massa. A causa delle massicce infiltrazioni di militanti di estrema destra, l’allora ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer aveva ordinato lo smantellamento parziale dell’unità, dichiarandola irriformabile.