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  • Domenica 11 gennaio 2026

Cloudflare ha reagito molto male a una multa dell’Italia

Dopo una sanzione dell'AGCOM l'azienda informatica ha minacciato di interrompere i suoi servizi, compresi quelli per le Olimpiadi invernali

(Mykola Tys/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
(Mykola Tys/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
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Nei giorni scorsi l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha multato per 14 milioni di euro la piattaforma informatica Cloudflare per non aver collaborato, come richiesto dalle autorità italiane, a rimuovere alcuni contenuti diffusi illecitamente. L’amministratore delegato di Cloudflare, Matthew Prince, ha reagito molto duramente contro la multa, minacciando di interrompere i servizi di sicurezza informatica che la sua azienda offre in Italia, e in particolare per le imminenti Olimpiadi invernali di Milano Cortina.

La multa riguarda il mancato blocco di alcuni siti che violavano la cosiddetta legge “antipezzotto“, dal nome di un diffuso sistema illegale usato per vedere le partite di calcio senza pagare abbonamenti a chi in Italia ne detiene i diritti.

Cloudflare è un’azienda americana che fornisce molte tecnologie fondamentali per il buon funzionamento dei siti, come strumenti per la protezione da attacchi informatici o per la gestione del traffico. La sua importanza si è vista chiaramente poche settimane fa, quando un suo guasto ha causato problemi ai siti di tutto il mondo. Si può definire una sorta di intermediario tra i siti e le persone. Semplificando molto, Cloudflare funge da filtro, e garantisce ai siti sia accessibilità in caso di problemi, sia sicurezza contro gli attacchi informatici. Quando una persona accede a un sito che usa Cloudflare non contatta direttamente il server del sito, ma un server di Cloudflare.

Nel caso dei siti che violavano la legge antipezzotto, se Cloudflare avesse adempiuto agli ordini delle autorità italiane, per gli utenti non sarebbe stato possibile accedervi. L’AGCOM ha rilevato che, anche in seguito all’ordine di rimozione dei contenuti, Cloudflare avrebbe continuato a non adottare «alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti».

Il 9 gennaio, il giorno dopo la multa, Matthew Prince ha scritto su X che la richiesta dell’AGCOM è uno «schema per censurare internet», e ha minacciato durissime ritorsioni. «Lo schema, che anche l’Unione Europea ha definito preoccupante, ci ha richiesto con soli 30 minuti dalla notifica di censurare completamente da Internet qualsiasi sito che vada contro gli interessi di un’oscura cricca di élite mediatiche europee. Nessuna supervisione giudiziaria. Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza». Prince ha aggiunto che la richiesta dell’AGCOM, peraltro, imporrebbe a Cloudflare di bloccare i siti non solo per l’Italia ma in tutto il mondo: «In altre parole, l’Italia insiste sul fatto che un’oscura cricca mediatica europea dovrebbe essere in grado di dettare cosa è permesso e cosa no online».

Prince ha quindi minacciato che, in attesa di chiarimenti con il governo italiano, sta valutando di interrompere i servizi di sicurezza informatica gratuiti che Cloudflare fornisce a tutti gli utenti con sede in Italia; rimuovere tutti i server dalle città italiane; interrompere tutti i piani per la costruzione di una sede Cloudflare in Italia o per qualsiasi investimento nel Paese; e interrompere i servizi di sicurezza informatica pro bono dal valore di milioni di dollari che sta fornendo per le Olimpiadi di Milano Cortina.

A Prince per ora non hanno risposto membri del governo italiano. Una risposta piuttosto dura è arrivata invece dalla Lega Serie A di calcio, tra i principali sostenitori della legge “antipezzotto”. In una nota ha fatto sapere che Cloudflare è stata sanzionata perché «è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria».