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  • Domenica 11 gennaio 2026

Le forze curde hanno lasciato Aleppo, in Siria

È stato trovato un accordo dopo giorni di scontri con l'esercito del governo centrale, e decine di morti

Combattenti dell'esercito siriano ad Aleppo, 10 gennaio 2026 (AP Photo/Ghaith Alsayed)
Combattenti dell'esercito siriano ad Aleppo, 10 gennaio 2026 (AP Photo/Ghaith Alsayed)
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Domenica tutti i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno lasciato la città siriana di Aleppo, grazie a un accordo di cessate il fuoco raggiunto con il governo centrale siriano. L’accordo pone fine a giorni di scontri intensi in città tra le SDF e le milizie del governo, in cui erano stati uccisi 21 civili e migliaia di persone erano state costrette a lasciare le proprie case per fuggire alle violenze.

L’accordo è stato raggiunto domenica grazie alla mediazione, tra gli altri, degli Stati Uniti. I combattenti curdi hanno cominciato a lasciare Aleppo venerdì, e gli ultimi se ne sono andati domenica, portati via tramite autobus appositi. Gli scontri sono il sintomo della scarsa fiducia ancora presente tra le forze curde, che hanno un esercito di fatto autonomo, e quelle siriane fedeli al governo centrale del presidente Ahmed al Sharaa. I negoziati per integrare i curdi nell’esercito siriano sono in corso da mesi, ma con risultati parziali.

I curdi sono circa il dieci per cento della popolazione della Siria, ma durante la guerra civile siriana, cominciata nel 2011 e finita nel 2024, erano riusciti a ottenere il controllo di circa il 30 per cento del paese, a nord-est. Tuttora in quella zona, che si chiama “Rojava Kurdistan” (cioè “Kurdistan occidentale”), i curdi hanno un proprio governo di fatto indipendente e proprie forze armate, le SDF. Durante la guerra i curdi avevano preso il controllo anche di alcune altre aree limitate del nord della Siria, tra cui appunto alcuni quartieri di Aleppo, come quelli di Ashrafieh e di Sheikh Maqsoud, abitati da comunità curde.

Membri delle milizie fedeli al governo sorvegliano un autobus con i combattenti curdi arresi, 10 gennaio 2026 (AP Photo/Omar Albam)

Membri delle milizie fedeli al governo sorvegliano un autobus con i combattenti curdi, 10 gennaio 2026 (AP Photo/Omar Albam)

Dopo la caduta del regime del dittatore Bashar al Assad, il nuovo governo di al Sharaa aveva avviato negoziati per reintegrare la comunità curda in uno stato unitario. Erano stati fatti passi avanti, e a marzo era stato trovato un accordo di massima che avrebbe integrato le SDF nell’esercito. L’applicazione dell’accordo però è ancora molto indietro, principalmente per la scarsa fiducia tra i due gruppi.

I curdi, in particolare, temono che se abbandoneranno le proprie armi perderanno la propria autonomia politica, ottenuta in oltre un decennio di combattimenti. Il governo di al Sharaa ha già cercato di reprimere con la violenza altre minoranze riottose, come quella dei drusi a sud e degli alawiti sulle coste.

La situazione ad Aleppo era diventata particolarmente complicata, e negli scorsi giorni erano cominciati scontri armati: entrambe le fazioni hanno accusato l’altra di aver attaccato per prima. Aleppo peraltro è un luogo particolarmente importante, sia per la presenza di un certo tessuto industriale sia per la sua vicinanza alla Turchia, che sostiene il governo e osteggia i curdi. I combattimenti sono stati particolarmente cruenti: l’esercito ha bombardato alcune zone della città, mentre i combattenti curdi si asserragliavano nell’ospedale Khaled Fajr.

Mazloum Abdi, il comandante delle SDF e leader di fatto dei curdi siriani, ha scritto sui social media che l’accordo prevede «un cessate il fuoco e garantisce l’evacuazione dei martiri, dei feriti, dei civili intrappolati e dei combattenti dai quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud verso la Siria settentrionale e orientale».