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  • Sabato 10 gennaio 2026

I pub contro il governo del Regno Unito

Da settimane molti pub vietano l'ingresso ai parlamentari del Partito Laburista per protestare contro un aumento delle tasse, e stanno ottenendo risultati

Un pub a Londra (Dan Kitwood/Getty Images)
Un pub a Londra (Dan Kitwood/Getty Images)
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A partire da dicembre più di mille pub in tutto il Regno Unito hanno vietato l’ingresso ai parlamentari del Partito Laburista, attualmente al governo, per protestare contro un previsto aumento delle tasse, che secondo i proprietari dei pub metterebbe in ulteriore difficoltà un settore già in crisi. La protesta è stata così efficace che il governo ha deciso in questi giorni che l’aumento sarà ridotto, anche se non sono ancora state annunciate misure ufficiali.

La tassa in questione si chiama “business rate” ed è calcolata sul valore degli immobili non residenziali. Viene periodicamente aggiornata, ma quest’anno l’aggiornamento è stato considerato particolarmente pesante perché previsto in contemporanea alla fine delle agevolazioni che il governo aveva concesso durante la pandemia ai pub e ad altri locali pubblici, per aiutarli a superare le difficoltà. Con la legge di bilancio di quest’anno il governo Laburista non le ha prorogate: la fine delle agevolazioni, unita al periodico adeguamento dell’importo della tassa, farà sì che, in media, nei prossimi mesi i pub dovranno pagare il 76 per cento in più di “business rate”, secondo le associazioni di categoria.

In risposta, i proprietari di centinaia di pub hanno cominciato a esporre cartelli con scritto “No ai parlamentari Laburisti” per vietare loro l’ingresso. Ci sono stati alcuni casi abbastanza celebri: Rachel Reeves, la cancelliera dello Scacchiere (cioè la ministra delle Finanze, e dunque la responsabile del budget del governo) è stata bandita dal suo pub abituale a Pudsey, nello Yorkshire. Tom Hayes, un parlamentare Laburista, a dicembre ha pubblicato un video davanti al Larderhouse, uno dei suoi pub di quartiere, lamentandosi di non poter più entrare.

In teoria l’aumento della “business rate” non avrebbe dovuto suscitare particolari rimostranze: l’adeguamento dell’importo della tassa segue regole note e condivise, e le agevolazioni per la pandemia erano fin dall’inizio una misura temporanea. Ma quello dei pub è un settore in crisi da tempo, a causa dell’aumento dei costi di gestione, dell’aumento degli affitti e del calo dei clienti. Molti pub stanno chiudendo: nel 1980 ce n’erano più di 69mila; oggi sono circa 46.800. Nel 2023 ne sono stati chiusi una media di due al giorno. Altri sono stati acquistati da grosse catene che possono tenere i prezzi più bassi.

Per questo molti pub hanno visto l’aumento della “business rate” come un pericolo esistenziale. Alla protesta si sono uniti rapidamente i partiti di opposizione e anche alcuni personaggi famosi, come il presentatore TV Jeremy Clarkson, che possiede un pub ed è spesso in polemica con il governo Laburista. La protesta è anche politicamente sensibile per il governo, perché i pub e la cultura dei pub sono generalmente benvoluti nel Regno Unito.

Così, dopo qualche settimana, il governo ha rinunciato all’aumento: secondo tutti i media britannici sta lavorando a un pacchetto di aiuti per i pub che comprende anche una riduzione della “business rate” per compensare in parte la fine delle agevolazioni della pandemia. Non è ancora chiaro quali saranno le misure precise, ma altri settori imprenditoriali colpiti dall’aumento delle tasse hanno cominciato a chiedere riduzioni anche per loro.