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  • Venerdì 9 gennaio 2026

Le proteste in Iran, con i video e una mappa

Mostrano cortei in moltissime città, scontri tra manifestanti e forze di sicurezza e cori contro il regime

Un collage di video pubblicati su X e verificati da BBC
Un collage di video pubblicati su X e verificati da BBC
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Venerdì in Iran è cominciato il tredicesimo giorno di proteste. Le informazioni che arrivano dal paese sono scarse, perché la stampa non è libera e perché negli ultimi giorni il regime ha bloccato l’accesso a internet, come aveva già fatto in passato per limitare le comunicazioni tra i manifestanti ed evitare la diffusione di immagini delle proteste e della loro repressione violenta.

Nonostante questo, online stanno circolando video che mostrano grossi cortei sparsi in gran parte del paese. Si sentono i cori dei manifestanti che criticano il regime della Guida Suprema Ali Khamenei (la figura politica e religiosa più importante del paese), e si vedono scontri tra manifestanti e membri delle forze di sicurezza.

Il video qui sotto, verificato da BBC, mostra le proteste nella capitale Teheran. In altri video girati sempre a Teheran si vedono edifici e automobili in fiamme.

In alcuni video girati a Qazvin, a nordovest di Teheran, si sentono i manifestanti dire «morte al dittatore» (ossia l’ayatollah Khamenei) e «Lunga vita allo Shah»: il riferimento è a Reza Pahlavi, figlio in esilio della dinastia che governava l’Iran prima della rivoluzione del 1979.

I cori pro-monarchia mostrano come almeno parte dei manifestanti abbia preso le distanze sia dai riformisti (la corrente del presidente Masoud Pezeshkian), sia dalle correnti conservatrici e ultraconservatrici della Repubblica islamica. Per questo tornano a evocare la dinastia Pahlavi come una delle possibili alternative al sistema attuale. Pahlavi in questi giorni ha sostenuto le proteste.

Secondo Human Rights Activist in Iran (HRAI), una ong fondata da attivisti iraniani con sede negli Stati Uniti, fino a giovedì le proteste hanno coinvolto 46 città in 21 province, soprattutto nel nord ovest del paese. Sono evidenziate in questa mappa, basata sulla loro ricostruzione (scorrendo sui pallini appare il nome delle città minori).

Come accaduto in passato, per reprimere le proteste le forze di sicurezza stanno compiendo violenze e arresti di massa: sempre secondo HRAI sono state arrestate quasi 2.300 persone negli ultimi 12 giorni. Tra gli arrestati ci sono anche molti giovani, anche se la folla, secondo testimonianze raccolte dal New York Times via telefono, è molto eterogenea e comprende studenti universitari ma anche persone più grandi, donne e uomini.

Le proteste erano cominciate lo scorso 28 dicembre dal mercato centrale di Teheran, a causa della disastrosa situazione dell’economia iraniana, ma presto si erano estese a decine di università ed erano diventate proteste contro il regime di Khamenei.

In alcuni casi i manifestanti vengono arrestati negli ospedali dove vanno a curarsi le ferite riportate negli scontri. Negli ultimi giorni ci sono state almeno due incursioni delle forze di sicurezza in altrettanti ospedali a Ilam, una città nell’ovest dell’Iran, e a Teheran. Secondo le testimonianze degli attivisti, le forze di sicurezza hanno circondato gli ospedali e lanciato lacrimogeni nei reparti, rompendo anche le finestre. Ci sono state violenze contro il personale sanitario e contro i pazienti, e poi gli arresti. Il parlamento iraniano ha aperto un’indagine anche su impulso del presidente Pezeshkian.

Qui un video dall’ospedale Imam Khomeini di Ilam.

Qui l’ospedale Sina di Teheran.

Finora, stando a HRAI, negli scontri tra forze di sicurezza e manifestanti sono state uccise 42 persone, di cui otto erano agenti. In un video proveniente da Fardis (provincia di Alborz, a ovest di Teheran) si vedono una decina di persone stese a terra, con macchie di sangue: alcune sembrano morte (il video si può vedere qui ma sono immagini molto forti).

In quest’altro si vedono scontri a Mashhad, la città santa degli sciiti, nel nordest del paese. I video mostrano gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, con i primi che cantano cori contro gli agenti e danno fuoco a una delle loro moto.

In quest’altro video, registrato ad Abadan, nel sudest, si vedono le forze di sicurezza indietreggiare, sparando sui manifestanti che li inseguono lanciando pietre.

Nei giorni scorsi il regime aveva provato a sminuire le dimensioni delle proteste che invece, come mostrano anche i video, sono le più grosse da quelle iniziate nel 2022 per la morte della 22enne Mahsa Amini dopo essere stata arrestata perché non indossava correttamente il velo. Accanto alle proteste ci sono notizie di scioperi e negozi ancora chiusi in molte città.

Nei giorni scorsi l’ayatollah Khamenei aveva condannato i manifestanti, e aveva legittimato le violenze contro di loro definendoli «riottosi» che andavano «rimessi al loro posto». In un discorso più recente ha parlato di «vandali» e «individui dannosi», fomentati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il riferimento è a una dichiarazione fatta da Trump in un’intervista, durante la quale aveva minacciato il regime iraniano dicendo che gli Stati Uniti potrebbero «colpirlo molto forte» se le violenze contro i manifestanti proseguiranno. Khamenei ha risposto anche direttamente a Trump, dicendo che «despoti, tiranni e arroganti» come lui, quando sono al potere vengono destituiti.