• Mondo
  • Giovedì 8 gennaio 2026

Gli Stati Uniti in Groenlandia ci sono già

Negli anni Cinquanta un accordo formalizzò l’accesso all’isola per i mezzi americani, ma nel tempo la loro presenza si è molto ridotta

La base di Pituffik, lo scorso marzo (Jim Watson/Pool via AP)
La base di Pituffik, lo scorso marzo (Jim Watson/Pool via AP)
Caricamento player

Nelle ultime settimane il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato a ribadire con particolare insistenza che gli Stati Uniti dovrebbero assumere una qualche forma di controllo sulla Groenlandia per proteggere i propri interessi nazionali. L’isola è parte del territorio danese ma gode di ampie autonomie, e non è chiaro esattamente cosa Trump abbia intenzione di fare, dato che ha parlato di comprarla, invaderla o più genericamente di controllarla.

Tra le opzioni possibili ce n’è una più conservativa, che sarebbe anche la preferita del governo danese: prevede che gli Stati Uniti aumentino la propria presenza militare sull’isola, senza che questa debba staccarsi dalla Danimarca o cambiare forma di governo.

Quest’opzione si basa su un accordo firmato dal Regno di Danimarca e dagli Stati Uniti nel 1951, durante la Guerra Fredda, che stabiliva che i due paesi avrebbero collaborato a difendere militarmente l’isola, che è parte della NATO in quanto parte della Danimarca. A tal fine, e per garantire gli interessi di tutta l’alleanza atlantica, l’accordo dava libero accesso a «navi, aerei e forze armate» statunitensi. Di fatto stabiliva che gli Stati Uniti potevano costruire basi e muovere liberamente soldati e mezzi in Groenlandia purché consultassero il governo locale e quello danese. Lo stesso era garantito agli eserciti degli altri paesi NATO.

È su questo accordo che si basa l’attuale presenza militare statunitense in Groenlandia, che nei decenni si è molto ridotta e oggi consiste principalmente della grossa base aerea di Pituffik, visitata lo scorso marzo dal vicepresidente J.D. Vance. La Groenlandia, sebbene sia un’isola gigante e sostanzialmente disabitata, è sempre stata di grande interesse per gli Stati Uniti: la sua posizione geografica permette infatti di controllare gli accessi aerei e marittimi al Nord America e di sorvegliare le attività sottomarine russe nel nord dell’oceano Atlantico. Accanto a questo interesse militare oggi ne esiste anche uno economico, e cioè l’estrazione dei metalli rari, di cui il territorio groenlandese è ricco.

L’accordo del 1951 formalizzava una situazione in realtà già esistente, che risaliva alla Seconda guerra mondiale. Quando nel 1940 la Germania nazista occupò la Danimarca, la Groenlandia (che all’epoca era una colonia danese) si ritrovò isolata. Aggirando il governo filonazista, l’ambasciatore danese a Washington fece un accordo segreto con gli Stati Uniti per garantire la difesa dell’isola: questo permetteva alle truppe statunitensi di approdare in Groenlandia per costruire aeroporti e stazioni meteorologiche, garantendo di fatto agli Stati Uniti un punto di osservazione sulle attività naziste nel nord dell’Atlantico.

Un’esercitazione della NATO a Nuuk, in Groenlandia, settembre 2025 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Se però durante la Seconda guerra mondiale i soldati statunitensi in Groenlandia si aggiravano intorno ai 15mila, oggi a Pituffik ce ne sono 150. Sebbene sia molto ridotta in termini di dimensioni, la base resta molto importante per la difesa del Nord America, dato che è da lì che gli Stati Uniti oggi possono controllare l’attività missilistica ed eventualmente attivare i sistemi di difesa.

Per il governo danese l’annessione o l’invasione della Groenlandia sono inammissibili, ma la Danimarca si è detta disposta ad accettare un aumento della presenza statunitense, per permettere al paese di tutelare i propri interessi nazionali, come l’amministrazione Trump ha detto di voler fare. Non è chiaro se il governo statunitense stia prendendo in considerazione questa possibilità.

– Leggi anche: Un ripasso su perché Trump vuole la Groenlandia

Negli ultimi giorni alcuni governi europei hanno preso una posizione timida ma per certi versi eccezionale sulle mire espansioniste di Trump in Groenlandia. Hanno ribadito che spetta a danesi e groenlandesi decidere del destino dell’isola, e che la sua sicurezza va perseguita «collettivamente» e «rispettando i principi della Carta dell’ONU». Questi, tra le altre cose, includono la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini groenlandesi.