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  • Lunedì 5 gennaio 2026

Relativa calma, enorme incertezza

Dopo la cattura di Maduro in Venezuela non ci sono stati grossi scontri, ma gli abitanti si stanno preparando un po' a tutto

Alcune persone in fila davanti a un supermercato a Caracas, il 4 gennaio (AP Photo/Ariana Cubillos)
Alcune persone in fila davanti a un supermercato a Caracas, il 4 gennaio (AP Photo/Ariana Cubillos)
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Due giorni dopo l’attacco con cui gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, in Venezuela la situazione è relativamente tranquilla: non ci sono stati grandi scontri o violenze, e in generale diversi giornalisti che sono stati nel paese durante il fine settimana hanno raccontato di una situazione piuttosto calma. C’è però grande incertezza su quello che succederà adesso e molti abitanti stanno cercando di prepararsi a qualsiasi evenienza.

Dopo l’attacco, a Caracas e nelle altre città molti negozi e ristoranti hanno chiuso per timore di scontri e saccheggi. In quelli che sono rimasti aperti, come pure alle stazioni di servizio, si sono formate code di persone che cercavano di fare scorta di prodotti di prima necessità, come cibo, acqua e medicinali.

Domenica a Caracas i negozi avevano cominciato a riaprire, e c’era anche un po’ più di gente in giro rispetto a sabato, quando invece molti erano rimasti in casa per precauzione. In generale però la città è piuttosto vuota e silenziosa, come ha scritto Associated Press. Alcuni quartieri erano ancora senza elettricità e senza acqua.

Una manifestazione a favore di Maduro a Caracas, il 4 gennaio 2026 (Jesus Vargas/Getty Images)

Una manifestazione a favore di Maduro a Caracas, il 4 gennaio 2026 (Jesus Vargas/Getty Images)

Diversi venezuelani, intervistati dal Washington Post, hanno raccontato di essere stati molto sorpresi dall’attacco statunitense. Hanno anche detto di non sapere cosa succederà adesso, e che nel paese c’è un grande senso di incertezza: Ronald Figuera, un commerciante di 44 anni di Caracas, ha detto che «c’è molta confusione», e che «nessuno sa nulla di nulla» su ciò che potrebbe accadere.

In assenza di Maduro, il potere per il momento è passato alla vicepresidente, Delcy Rodríguez. Nel fine settimana a Caracas ci sono state alcune manifestazioni a sostegno di Maduro, che però sono state piccole e poco partecipate. Non ci sono state proteste contro il governo, invece, anche per paura che possano essere represse violentemente come successo in passato. Insieme ai soldati e alla polizia regolari in diverse città si sono viste persone armate che appartengono ai cosiddetti “colectivos”, cioè bande paramilitari formate da civili e sostenute dal governo. In passato, tra le altre cose, sono state usate per reprimere violentemente le proteste contro Maduro.

Due civili appartenenti a un colectivo fermano delle persone su uno scooter a Caracas, il 4 gennaio. (AP Photo/Ariana Cubillos)

Due civili appartenenti a un colectivo fermano delle persone su uno scooter a Caracas, il 4 gennaio. (AP/Ariana Cubillos)

In alcuni luoghi, per esempio a Catia La Mar, una città sulla costa dove l’esercito statunitense ha compiuto uno degli attacchi, le persone hanno iniziato a riparare i danni alle loro abitazioni. Non è ancora chiarissimo quante persone sono state uccise negli attacchi in tutto il paese. Il governo venezuelano ha detto che sabato sono stati uccisi diversi militari e civili: non ci sono ancora stime ufficiali, ma una fonte del governo ha detto al New York Times che le persone uccise sarebbero 80.

Domenica Rodriguez ha presieduto per la prima volta la riunione del governo venezuelano. In un messaggio diffuso sui social si è mostrata più aperta a una collaborazione con gli Stati Uniti: ha scritto che il Venezuela «ha diritto alla sovranità», ma anche che «estendiamo l’invito al governo statunitense per lavorare insieme su un programma di cooperazione».