E Alberto Trentini, in tutto questo?

Il governo non si sbottona ma dice che le trattative per liberare il cooperante detenuto in Venezuela proseguono

L'avvocata Alessandra Ballerini e la madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso, espongono uno striscione con il volto del cooperante italiano a palazzo Marino a Milano, 15 novembre 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
L'avvocata Alessandra Ballerini e la madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso, espongono uno striscione con il volto del cooperante italiano a palazzo Marino a Milano, 15 novembre 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
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Lunedì il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha detto che il governo sta «tentando il possibile e l’impossibile» per liberare Alberto Trentini, il cooperante italiano in carcere in Venezuela da più di un anno senza accuse formali. Tajani lo ripete da giorni, dopo che gli attacchi degli Stati Uniti e la cattura del presidente Nicolás Maduro hanno reso ancora più incerta la situazione dei numerosi detenuti politici in Venezuela. Al momento le informazioni sono poche e come dall’inizio di questa vicenda il riserbo sulle trattative in corso per scarcerare Trentini è molto.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha la delega ai servizi segreti, ha detto che il governo sta continuando a lavorare alle negoziazioni ma che «ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda». Tajani dal canto suo ha detto di nuovo di sperare nel dialogo con l’amministrazione di Delcy Rodríguez, la vicepresidente di Maduro nominata presidente ad interim del Venezuela. Per ora non si sa come Rodríguez deciderà di comportarsi rispetto ai prigionieri politici: tra Natale e Capodanno ne erano state liberate decine, ed era attesa un’altra scarcerazione di altre persone proprio in questi giorni.

Dalle trattative non può prescindere ora il coinvolgimento degli Stati Uniti, che erano comunque già stati interpellati. Al Post risulta che è prevista per oggi una riunione riservata a Palazzo Chigi, la sede della presidenza del Consiglio, per parlare delle situazioni critiche degli italiani in Venezuela, che in tutto sono circa 160mila (molti dei quali con doppia cittadinanza, italiana e venezuelana), tra cui i detenuti, che sono circa una dozzina. Oltre a Tajani, un altro politico che ha un ruolo di rilievo in questo caso è il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli, che ha rapporti consolidati con il Sudamerica e che da questo mese diventa segretario generale dell’Organizzazione internazionale italo-latino americana, un organismo intergovernativo che si occupa appunto delle relazioni tra l’Italia e l’America latina.

Trentini ha 46 anni ed è originario di Venezia. Nell’ottobre del 2024 si trovava in Venezuela per la ong internazionale Humanity & Inclusion, che aiuta le persone con disabilità. Quando è stato arrestato, con accuse poco chiare, stava andando per lavoro da Caracas a Guasdualito, nel nordovest del paese. Insieme a lui era stato fermato anche l’autista della ong che lo accompagnava. La madre di Trentini, Armanda Colusso, aveva ricevuto messaggi da lui mentre era ancora all’aeroporto di Caracas, poi non l’aveva più sentito. La famiglia aveva saputo che era stato fermato la sera del 16 novembre.

In oltre un anno di detenzione le notizie su di lui sono state scarse e frammentate. La scorsa settimana Colusso ha di nuovo chiesto alle istituzioni italiane più chiarezza sulle trattative in corso, dopo averle accusate apertamente di non aver fatto abbastanza per liberare suo figlio. I genitori gli hanno potuto parlare al telefono soltanto sei mesi dopo che era stato incarcerato, diverse settimane dopo aver ottenuto la prova che era ancora vivo. In tutto Trentini e i suoi genitori si sono parlati al telefono tre volte. Il cooperante italiano ha potuto incontrare due volte l’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, a settembre e poi a fine novembre.

– Leggi anche: La madre di Trentini ha accusato il governo di non aver fatto abbastanza per liberare suo figlio

Il Venezuela è uno dei paesi che applicano la cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”, o almeno lo è stato finora: arresta cioè cittadini stranieri per ottenere concessioni politiche ed economiche, o addirittura riscatti dai loro Stati di appartenenza. Trentini è uno di questi. Nelle settimane prima dell’attacco il regime di Maduro aveva arrestato molte persone con cittadinanza statunitense, probabilmente con l’obiettivo di fare pressione sull’amministrazione Trump, ma gli arresti non sono riusciti tuttavia a far desistere il presidente statunitense dall’attacco.

A novembre l’avvocata di Trentini, Alessandra Ballerini, aveva detto che sarebbe stato utile per le negoziazioni se il governo italiano avesse ribadito l’importanza del diritto internazionale in riferimento alle tensioni tra Venezuela e Stati Uniti. Lo aveva fatto infine giovedì 1 gennaio il ministro degli Esteri Antonio Tajani con un post su X scritto in italiano e in spagnolo, che conteneva un riferimento vago all’America Latina. Due giorni dopo però gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela.

Anche nella dichiarazione congiunta degli Stati membri dell’Unione Europea sul Venezuela è stato inserito un riferimento alle persone ingiustamente detenute in Venezuela, su richiesta del governo italiano, e al diritto internazionale. Viene chiesto che «tutti gli attori rispettino pienamente i diritti umani e il diritto internazionale umanitario» e che tutti i prigionieri politici attualmente detenuti in Venezuela siano liberati.

In tutto questo le notizie su come stia Trentini risalgono all’ultima visita dell’ambasciatore De Vito a fine novembre e ai racconti fatti da varie persone scarcerate da El Rodeo I – il carcere dove è detenuto Trentini – all’avvocata Ballerini. Il 2 gennaio Ballerini ha detto a Rai Radio 3 che Trentini «sta male», è dimagrito ed è molto provato. Ha parlato anche delle condizioni del carcere, noto per le ripetute violazioni dei diritti umani, dicendo che sono «disastrose».

– Leggi anche: È vivo, è in Venezuela, è detenuto ingiustamente