Come funziona la sicurezza antincendio nei locali in Italia
Nelle discoteche le regole sono più severe che nei bar, ma le candele pirotecniche dell'incendio di Crans-Montana non sono vietate

A Capodanno 40 persone sono morte nell’incendio che ha bruciato il locale Le Constellation, nel paesino svizzero di Crans-Montana. Sembra che l’innesco siano state le candele pirotecniche attaccate ad alcune bottiglie di champagne, che avrebbero appiccato il fuoco al soffitto del seminterrato, molto basso e ricoperto di pannelli di spugna insonorizzanti, dove erano in corso i festeggiamenti. Oltre a stabilire la causa, chi indaga dovrà anche capire se nel locale fossero rispettate tutte le norme di sicurezza sulla capienza e sulle vie di uscita in caso di emergenza. Per le persone nel seminterrato, l’unico modo per sfuggire alle fiamme è stata la scala per salire al piano superiore.
Le candele pirotecniche sono piuttosto comuni anche in molte discoteche italiane, dove spesso vengono applicate per motivi scenografici sulle bottiglie o nei secchielli del ghiaccio serviti ai tavoli. Massimo Corbella, ingegnere specializzato nella sicurezza antincendio, dice che negli ultimi anni candele di questo tipo e macchine per le scintille sui palcoscenici hanno causato molti incendi nelle discoteche, nei teatri e nelle sale concerto. Usarli in questi luoghi però non è illegale.
In Italia la sicurezza antincendio è disciplinata attraverso diverse fonti normative, tra cui un decreto del presidente della Repubblica del 2011, che elenca le attività soggette ai controlli preventivi (cioè che devono avvenire prima dell’apertura) dei vigili del fuoco. Tra queste ci sono anche le discoteche, che sono classificate come “locali di spettacolo” con capienza maggiore di cento persone, insieme a centri sportivi, palestre e alberghi di determinate dimensioni.
Quando si vuole aprire un locale di questo tipo, spiega Corbella, il progetto deve essere approvato dai vigili del fuoco, che controllano per esempio la conformità dei materiali scelti, delle vie di fuga e la scelta degli impianti antincendio. Alla fine dei lavori un consulente antincendio (un tecnico esperto, spesso ingegnere o architetto), certifica che la costruzione o la ristrutturazione sia avvenuta come stabilito nel progetto, con un documento che si chiama SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) antincendio. A quel punto la SCIA viene inviata ai vigili del fuoco, che verificano la documentazione e fanno un sopralluogo nel locale.
I proprietari dei locali sono anche obbligati a predisporre un piano per prevenire gli incendi e gestire le emergenze all’interno delle loro strutture. Si chiama Gestione della sicurezza antincendio (GSA), e prevede, per esempio, la manutenzione degli impianti antincendio, la formazione del personale sulla sicurezza e la verifica periodica delle procedure di evacuazione.
Il datore di lavoro effettua ovviamente anche una valutazione del rischio, un documento che specifica – tra le altre cose – come prevenire la presenza di fonti di innesco, come fiamme libere, e come gestire la presenza di sostanze infiammabili. Non esistono divieti specifici per le candele pirotecniche, ovviamente, ma il loro uso andrebbe valutato e permesso solo all’interno di questa valutazione, cosa che spesso non avviene anche per mancanza di specifici controlli. I controlli sulla corretta applicazione della GSA sono infatti estremamente rari e i gestori sono perseguiti penalmente in caso di incidenti. La formazione del personale sulla sicurezza e sulle misure antincendio è comunque sempre obbligatoria nelle attività lavorative e anche questa viene verificata in caso di controllo.
Bar e ristoranti, invece, non fanno parte delle attività soggette a controllo preventivo dei vigili del fuoco. In questi luoghi, come in tutti i posti di lavoro, è obbligatoria solo una valutazione del rischio incendio, e solo in alcuni casi (nelle strutture con almeno 10 dipendenti o con capienza oltre le 50 persone) un piano di emergenza, cioè un documento che stabilisce le procedure da seguire durante eventi critici come terremoti, allagamenti e incendi. Entrambe le misure, però, sono previste a tutela del lavoratore, non nell’ottica della sicurezza del pubblico, e gli organi di vigilanza, come gli ispettori del lavoro, possono verificare che siano state predisposte. Non c’è quindi nessun controllo da parte di persone specializzate nella sicurezza antincendio, come vigili del fuoco e tecnici.
La mancanza di una sorveglianza preventiva su materiali, vie di fuga e sistemi antincendio di bar e ristoranti, secondo Corbella, è un problema. Soprattutto perché con una grossa affluenza di persone, questi locali possono trasformarsi in sale da ballo o discoteche, senza però rispettare gli stessi requisiti di sicurezza antincendio. È un aspetto su cui stanno indagando anche gli investigatori di Crans-Montana.

Il locale Le Constellation di Crans-Montana delimitato dopo l’incendio di Capodanno (AP Photo/ Antonio Calanni)
La procuratrice generale del canton Vallese Beatrice Pilloud ha detto che le indagini sull’incendio a Le Constellation si concentreranno tra le altre su alcuni lavori di ristrutturazione svolti nel locale e sulle autorizzazioni. Non si sa ancora quante persone ci fossero nel locale al momento dell’incendio, quindi non è stato possibile verificare se siano stati rispettati i limiti di capienza massima.
Claudio Mainini, presidente di ATRA Ticino, un’associazione che si occupa di sicurezza e di formazione di tecnici antincendio, dice che in Svizzera gli obblighi in tema di sicurezza antincendio variano proprio in base alla capienza dei locali. Nei luoghi che possono ospitare molte persone, l’uso di fiamme libere è permesso solo in alcuni casi, cioè sotto sorveglianza, anche se le leggi federali non specificano di che tipo.
Bisognerà approfondire anche le caratteristiche dei pannelli fonoassorbenti fissati al soffitto. Le leggi federali svizzere, dice Mainini, prescrivono quale tipo di materiale da costruzione è possibile utilizzare (ignifugo, parzialmente ignifugo o combustibile) anche in base alle caratteristiche e alle finalità dei locali.



